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Ferro battuto Tecnica di lavorazione del ferro, frequentemente adottata a fini artistici: basata sull’utilizzo di incudine e martello, consente di ottenere manufatti elaborati e robusti.
Il ferro presenta una struttura molecolare che gli conferisce duttilità e malleabilità. Una volta estratto, il minerale di ferro viene scaldato in forno finché assume, a causa della liberazione di ossido, consistenza quasi spugnosa: a questo punto, posto sull’incudine ancora incandescente, viene battuto con il martello, piegato, assottigliato e rifinito nei minimi particolari, spesso secondo un disegno complesso e raffinato. A causa del processo di alterazione del metallo a contatto con l’aria (che dà ruggine), prima dell’affermazione dei procedimenti di verniciatura il ferro battuto non venne impiegato per gioielli e manufatti di uso domestico, ma solo, sfruttandone la caratteristica fondamentale della robustezza, per strutture ed elementi sottoposti a trazioni e sforzi, come cancelli, inferriate, grate, battenti e cardini. Con il tempo, l’aspetto estetico di tali elementi funzionali godette di sempre maggiore considerazione: si iniziò a piegare e sagomare le barre di ferro incandescente secondo motivi più articolati, e a ridurle in sottili lamine, talvolta tagliate in strisce o traforate e cesellate a freddo, o nuovamente battute a caldo. I motivi ornamentali più diffusi furono e sono ancora oggi curvilinei, ispirati a forme vegetali.
Tra le prime opere in ferro battuto di grande pregio artistico figurano i cardini delle cattedrali gotiche dell’Ile-de-France (XIII secolo); in generale l’epoca gotica coincise con una grande stagione per quest’arte, messa a frutto in monumentali recinzioni e inferriate, e rifiniture di porte e portoni, soprattutto di edifici religiosi (si vedano le monumentali cancellate delle cattedrali spagnole, ad esempio a Burgos, Granada, Toledo). Dal Trecento gli artigiani estesero la gamma di possibili utilizzi della tecnica del ferro battuto, principalmente nel settore delle armi (spade, fioretti, alabarde ecc.) e delle armature: i più importanti centri di produzione si trovavano nella regione tedesca e, in Italia, nelle valli bergamasche. Dopo l’epoca rinascimentale, in cui prevalse il criterio della misura e dell’eleganza, nel XVI e XVII secolo questo tipo di lavorazione artistica raggiunse esiti di estremo virtuosismo barocco: in Italia, Brescia si impose nella tecnica del ferro cesellato, impiegato soprattutto per le armi. Lo stile rococò diede ulteriore slancio al ferro battuto, che venne adottato con estrema libertà creativa in fantasiose cancellate, balaustre e inferriate, prima in Francia, poi in Germania (ad esempio a Würzburg) e in tutta Europa. A partire dalla fine del Settecento le grandi innovazioni occorse sia nell’ambito delle tecniche di lavorazione del metallo fuso, sia in quello dei procedimenti estrattivi, fecero in parte declinare la tradizione del ferro battuto, unitamente a mutamenti del gusto, in direzione neoclassica. Quest’arte conobbe tuttavia importante riprese nell’Ottocento a opera del movimento Arts and Crafts, e fino ai primi anni del Novecento nelle varie interpretazioni Art Nouveau. Vedi anche Lavorazione dei metalli.
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