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Johnson, Lyndon Baines (Stonewall, Texas 1908 - San Antonio 1973), trentaseiesimo presidente degli Stati Uniti d’America (1963-1969). Eletto deputato al Congresso degli Stati Uniti per il Partito democratico nel 1937, fu sempre un fedele sostenitore del presidente Franklin D. Roosevelt. Nel 1942 prese parte alla guerra mondiale come ufficiale di Marina e nel 1949 fu eletto al Senato. A partire dal 1953 fu il leader del gruppo democratico al Senato e contribuì alla ratifica (1957) della legislazione nazionale per la tutela dei diritti civili. Presentatosi alla convention del partito per candidarsi alla presidenza del paese (1960), fu battuto da John F. Kennedy ma, inaspettatamente, accettò di correre per la vicepresidenza.
Nominato vicepresidente, subentrò a Kennedy dopo che questi rimase vittima dell’attentato di Dallas ( 1963); portò avanti il programma politico del suo predecessore, promosse lo sviluppo economico delle aree urbane depresse e nel 1964 decretò la fine della segregazione razziale con l’approvazione del Civil Rights Act, che garantiva alla popolazione di colore (vedi Afroamericani) l’effettivo esercizio dei diritti civili. Nel 1964 si ripresentò e vinse le elezioni presidenziali, dichiarandosi contrario a un maggiore coinvolgimento da parte degli USA nella guerra del Vietnam. Il suo ampio programma legislativo introdusse numerose innovazioni nel campo dell’assistenza medica, dell’istruzione scolastica, e della tutela ai meno abbienti e alla popolazione di colore. Johnson sostenne inoltre i programmi di ricerca della NASA che portarono al primo allunaggio della navetta Apollo 11 (1969). In politica estera si trovò a dover affrontare il grave problema aperto dalla guerra del Vietnam. Diversamente da quanto dichiarato in campagna elettorale, la necessità di proteggere il contingente americano lo portò ad aumentare gradualmente il contributo statunitense di uomini e mezzi in sostegno del regime sudvietnamita. Le prospettive di vittoria avanzate dai generali americani e dal segretario alla Difesa Robert S. McNamara si dimostrarono però errate e la situazione continuò ad aggravarsi finché nel 1968, ormai osteggiato da gran parte dell’opinione pubblica, il presidente annunciò la decisione di interrompere i bombardamenti sul Vietnam del Nord. Alla scadenza del mandato, non si ripresentò alle elezioni.
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