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Lana, luppolo, ortaggi, carne di manzo e agnello, industria lattiero-casearia sono tradizionalmente le principali risorse economiche dello stato. Dopo il 1945 la realizzazione di grandi centrali idroelettriche, soprattutto sui fiumi Derwent, Forth e Mersey, favorì l'industrializzazione su vasta scala. Si sviluppò inoltre l'attività estrattiva, basata sullo sfruttamento dei minerali di ferro, tungsteno, piombo e zinco, oltre che delle miniere di argento e rame scoperte verso la fine del XIX secolo. In espansione sono attualmente l'industria del legno e il settore turistico, favorito dalla presenza di molti parchi nazionali. Malgrado la diversificazione e l'industrializzazione degli ultimi cinquant'anni, la Tasmania rimane uno degli stati meno sviluppati dell'Australia, con un costante decremento della popolazione dovuto alla difficoltà di trovare un'occupazione.
Lo stato ha una forma di governo parlamentare; l'organo legislativo, di tipo bicamerale, è composto da una Camera alta (Legislative Council) e da una Camera bassa (House of Assembly). La Tasmania è l'unico paese dell'Australia ad avvalersi di un sistema elettorale di tipo proporzionale. A livello di amministrazione locale, è divisa in 29 municipalità comprendenti le due piccole isole disabitate King e Flinders.
Oltre 35.000 anni fa la Tasmania era abitata da popolazioni aborigene rimaste isolate dopo l'inondazione della pianura di Bass, che diede origine all'attuale omonimo stretto. Scoperta dall'olandese Abel Tasman nel 1642, e meta di numerose spedizioni nel corso del XIX secolo, dal 1803 al 1853 fu una colonia penale inglese. Dotata di un governo autonomo dal 1856 la Tasmania, da sempre soggetta a periodi di recessione economica e a cicliche fasi di emigrazione verso il continente, continuò a dipendere finanziariamente dalla Federazione australiana, della quale entrò a far parte nel 1901.
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