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Introduzione; Gli anni dell’attesa; La prima spedizione; Il secondo viaggio; Il terzo e il quarto viaggio
Colombo partì per il suo terzo viaggio il 30 maggio del 1498, al comando di una flotta composta da otto navi. Il suo primo approdo fu l’isola di Trinidad, così chiamata in onore della Santa Trinità, da dove proseguì fino ad avvistare le coste dell’attuale Venezuela. Veleggiando sempre verso sud, seguendo la costa del Sud America, raggiunse la foce del fiume Orinoco, dove sbarcò con un manipolo di marinai. Nel suo diario di bordo scrisse di aver raggiunto un “mondo nuovo”, sconosciuto agli europei. Rimessosi in mare avvistò e visitò numerose altre isole, tra le quali Margarita, per poi fare rotta nuovamente verso Hispaniola. Tornato a Santo Domingo, Colombo trovò nuovamente una parte dei coloni in rivolta contro il fratello. Riuscì a sedare la ribellione e a convertire parte degli indigeni alla religione cristiana. Nel frattempo i suoi nemici in Spagna erano riusciti a convincere Ferdinando e Isabella che Hispaniola aveva bisogno di un nuovo governatore. Nel maggio del 1499 Colombo fu rimosso dal suo incarico e sostituito da Francisco de Bobadilla. Il nuovo governatore raggiunse i Caraibi il 23 agosto del 1500 e il suo primo atto fu l’arresto e la deportazione in Spagna di Colombo e del fratello Bartolomeo. Giunto di fronte ai due regnanti, Colombo insistette perché la regina in persona gli togliesse le catene. Isabella liberò e perdonò i due fratelli, li premiò per le loro scoperte, ma non acconsentì a rimetterli al comando della colonia. A questo punto Colombo ottenne nuovamente il sostegno della regina per compiere una nuova spedizione alla ricerca di un passaggio che, era convinto, lo avrebbe condotto questa volta in Asia. Gli furono concesse soltanto quattro caravelle, per giunta in pessime condizioni, e gli fu proibito di fare scalo a Hispaniola. La spedizione salpò da Cadice nel maggio del 1502. Al termine della traversata dell’Atlantico, completata in soli 21 giorni, le navi avevano urgente bisogno di riparazioni. Colombo gettò l’ancora alla fonda di Santo Domingo dove, nonostante l’imminente arrivo di un uragano, gli fu negato l’accesso al porto. La fortuna lo aiutò un’altra volta: la tempesta che seguì risparmiò Colombo ma distrusse quasi completamente la flotta che riportava in patria alcuni dei suoi peggiori nemici, tra i quali lo stesso Bobadilla, che nel frattempo era stato sostituito da Nicolás da Ovando nel comando della colonia. L’unica nave superstite fu quella che trasportava l’oro che spettava a Colombo. Dopo aver completato le riparazioni necessarie, il genovese navigò nelle acque antistanti l’Honduras da dove, per altri sei mesi, cercò verso sud il passaggio che non avrebbe mai trovato. Nel gennaio del 1503 sbarcò a Panamá, dove stabilì un insediamento che fu poi costretto ad abbandonare a causa di un ammutinamento e dei crescenti problemi con gli indigeni. La spedizione, ridotta nel frattempo a due sole navi, fece nuovamente rotta verso Hispaniola, ma entrambe le navi affondarono al largo della Giamaica il 23 giugno del 1503. Colombo inviò a Hispaniola una richiesta d’aiuto mentre costringeva gli indigeni a procurare il cibo per i suoi uomini. I soccorsi arrivarono solamente un anno dopo, con un ritardo voluto intenzionalmente dal governatore Ovando. I superstiti della spedizione furono imbarcati il 28 giugno 1504 alla volta di Santo Domingo, da dove, il 7 novembre, raggiunsero la Spagna. Dopo quel giorno Colombo non avrebbe mai più navigato. Gli ultimi mesi della sua vita furono segnati dalla malattia e dai fallimentari tentativi di farsi restituire da re Ferdinando i privilegi di un tempo. Il grande navigatore morì il 20 maggio del 1506 a Valladolid. Le sue spoglie furono prima sepolte a Siviglia, poi trasferite a Santo Domingo, e in seguito all’Avana, a Cuba. Nel 1899 furono riportate definitivamente a Siviglia.
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