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Struttura articolo
Il reddito mensile pro capite è di 948.000 lire (1996). La povertà del suolo e delle risorse naturali in genere, le eredità del latifondismo e la presenza, oggi, delle piccole proprietà, la mancanza di iniziative in senso industriale, la stessa organizzazione territoriale basata su centri isolati sono tutti fattori che spiegano la condizione di ritardo della regione. Anche l’intervento statale, che ha introdotto in altre regioni del Sud qualche elemento di accelerazione nelle attività produttive, è stato qui modesto e di scarsi effetti positivi. Rivelano in altro modo l’arretratezza economica della regione l’elevata percentuale di addetti al settore agricolo e, tra le attività terziarie, il peso altrettanto eccessivo svolto dall’amministrazione pubblica. Infine, una parte non indifferente delle famiglie vive grazie alle pensioni acquisite dagli uomini che, trascorsa una vita di lavoro all’estero o in altre regioni, hanno fatto ritorno al loro paese. Il tasso di disoccupazione resta elevato, ben al di sopra della media nazionale: 18,1% (1998).
Circa il 10% della popolazione attiva è occupato nell’agricoltura: è tra le più alte percentuali d’Italia (la media nazionale è del 4%). Per contro, le pratiche colturali sono molto arretrate e la meccanizzazione è insufficiente. Anche le superfici aziendali sono fattori di scarsa redditività; agli eccessivi spazi di alcune aziende agricole poco sfruttate (il latifondo, tradizionale del Sud) si alterna la frammentazione della piccola proprietà (il minifondo), che si costituì a seguito delle riforme fondiarie. È presente, tuttavia, una rete irrigua di cui beneficiano alcune zone. Prevale nettamente la cerealicoltura estensiva (grano duro, destinato perlopiù ai pastifici della Campania). Non mancano le coltivazioni di legnose (vite, agrumi, olivi ecc.). L’organizzazione dell’agricoltura in funzione commerciale è ancora limitata. L’unica zona dove essa è attivamente praticata, grazie anche all’irrigazione di cui dispone, è la piana di Metaponto, utilizzata da un’orticoltura specializzata e intensiva, anche in serra, grazie alla quale in pochi anni si è decuplicata la produzione di pomodori. Tuttora largamente diffusa è la pastorizia tradizionale di ovini e caprini, cui cominciano ad affiancarsi forme più razionali di allevamento.
La Basilicata ha nella valle dell’Agri giacimenti di gas naturale e di petrolio piuttosto cospicui (nuovi importanti ritrovamenti sono stati fatti nel 1996), destinati forse a elevare il benessere della regione. Sono state ridimensionate invece negli effettivi risultati le molte speranze riposte, tra gli anni Sessanta e Settanta, nello sviluppo delle aziende chimiche e delle fibre artificiali, installate a Ferrandina e Pisticci, in provincia di Matera, in seguito chiuse o sottoutilizzate. Tra le grandi aziende, al primo posto è oggi lo stabilimento automobilistico della FIAT, inaugurato nel 1994 a Melfi (in provincia di Potenza), impiantato grazie agli aiuti e alle facilitazioni governative. Una certa diffusione nel territorio hanno alcuni complessi manifatturieri, soprattutto tessili e alimentari.
Esclusa dalle grandi correnti di traffico e priva di porti, la regione ha un debole movimento commerciale. Anche lo sviluppo del turismo, che altrove nel Mezzogiorno ha dato un certo contributo all’economia, è stato limitato. L’unica stazione balneare di un certo richiamo è Maratea, sul Tirreno, che vanta buone strutture ricettive. Le vie di comunicazione sono poche e disagevoli; comunque i trasporti fanno ricorso più alle strade che alle ferrovie. Di buoni collegamenti gode solo Potenza (innesto sull’autostrada Napoli-Reggio Calabria, superstrada Basentana con il golfo di Taranto).
Dopo aver perso un terzo dei suoi abitanti nel ventennio 1950-1970, la Basilicata ha registrato una certa stabilità demografica, denunciando tuttavia un leggero calo da imputare al tasso di natalità, che è tra i più bassi del Meridione. La popolazione risiede perlopiù in grossi centri raccolti in alto, su alture o dorsali, secondo il modello di organizzazione territoriale proprio del Sud, che oggi viene meno nelle zone litoranee, dove strade e ferrovie attraggono l’insediamento. L’isolamento dei centri nelle zone interne dà spesso l’impressione di un paesaggio desertico e senza speranza, come appariva un tempo allo scrittore Carlo Levi, autore del famoso Cristo si è fermato a Eboli. Accanto ai due capoluoghi di provincia, i due centri più popolosi, si sta profilando un discreto ruolo per la cittadina di Melfi, situata nella fertile regione del Vulture, quasi all’incontro con Puglia e Campania.
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