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Struttura articolo
Numerosi scultori dei primi decenni del XX secolo, tra i quali Aleksandr Archipenko, Raymond Duchamp-Villon e Jacques Lipchitz, furono influenzati dal cubismo e dalle altre avanguardie pittoriche. Centrale fu sempre la rappresentazione della figura umana: all’enfasi geometrizzante tanto in voga fece tuttavia riscontro nelle ultime opere di Lipchitz una tendenza più espressionistica, quasi barocca, adatta ai temi biblici e mitologici trattati. In Russia, i costruttivisti scelsero di operare sullo spazio attorno e dentro la scultura, piuttosto che sulla massa e sui volumi. Personalità preminenti furono Vladimir Tatlin, autore del Monumento per la Terza Internazionale (1919-20, modello, Museo statale russo, San Pietroburgo), Aleksandr Rodčenko e El Lissitskij: quest’ultimo in particolare diede un contributo fondamentale alla diffusione del costruttivismo nell’Europa occidentale. Infine, le opere dei fratelli Naum Gabo e Anton Pevsner e quelle dell’ungherese László Moholy-Nagy ebbero una notevole influenza sull’arte astratta statunitense. Duchamp realizzò la prima scultura “mobile” nel 1913, montando una ruota di bicicletta su uno sgabello; fu lui che, in seguito, avrebbe definito mobiles le opere di Alexander Calder. Allontanandosi dai metodi della scultura tradizionale, Duchamp ideò, nella seconda decade del XX secolo, il ready-made, composizione di oggetti prodotti in serie e normalmente commercializzati, esposta nelle mostre come opera d’arte: tra i più famosi esempi, ricordiamo l’orinatoio esibito a New York nel 1917 con il titolo Fontaine. All’incirca nello stesso periodo anche altri artisti, come Picasso, Max Ernst e Man Ray, iniziarono a utilizzare oggetti d’uso quotidiano, facendo assumere loro un aspetto spesso misterioso, surreale: si veda ad esempio l’opera di Man Ray Il dono (1921, Museum of Modern Art, New York), un ferro da stiro con chiodi saldati sulla parte inferiore. Tuttavia, non tutti gli scultori surrealisti realizzarono ready-made: Arp creò sculture dalle forme sinuose, che suggerivano l’idea della vita organica e della crescita; lo svizzero Alberto Giacometti divenne famoso per le sue scarne figure allungate dall’aspetto non finito, che esprimono la solitudine esistenziale dell’uomo moderno. I principi del neoplasticismo vennero ripresi anche da Calder, le cui prime costruzioni astratte devono molto a Mondrian: si tratta di mobiles e stabiles realizzati con filo metallico e pezzi dipinti con colori primari puri. Altri autori di opere astratte e assemblate furono gli americani Seymour Lipton, Isamu Noguchi, David Smith e Mark di Suvero, e lo scultore inglese Anthony Caro.
Tra gli scultori degli anni più recenti, molti hanno continuato ad avvalersi delle tecniche avanguardistiche messe a punto nei primi decenni del Novecento (ad esempio, assemblaggio di oggetti rinvenuti casualmente), mentre altri hanno esplorato nuove direzioni di ricerca. La definizione di scultura si è ampliata fino a includere una vasta gamma di possibilità espressive, che prevedono il ricorso a nuovi materiali e tecniche inedite. Ricordiamo i minimalisti, autori di opere caratterizzate da semplicità, precisione e simmetria: tra essi, Robert Morris, Sol LeWitt, Donald Judd. Richard Serra creò vaste e appariscenti opere in metallo da inserirsi in contesti naturali. Tra gli esponenti della Land Art si distinsero Robert Morris e Robert Smithson, mentre tra gli interpreti dell’arte cinetica vanno citati George Rickey e Len Lye. Chryssa e Dan Flavin lavoravano con la luce; l’irlandese Les Levine e il coreano Nam June Paik fecero invece uso dei video, dando vita alla videoarte. Le sculture di Claes Oldenburg sono state ricondotte alla Pop Art, come pure le figure in gesso bianco di George Segal. Duane Hanson e John De Andrea sono noti per le loro sculture straordinariamente realistiche in resina epossidica colorata, mentre il tedesco Joseph Beuys, esponente dell’arte concettuale, si dedicò soprattutto ad assemblaggi. Alla metà degli anni Ottanta tornarono a essere centrali nella scultura la figura umana e le forme organiche (si consideri ad esempio l’opera di Joel Shapiro), soprattutto all’interno del movimento che prese il nome di postminimalismo o postmodernismo. Altri importanti filoni di ricerca, tuttora praticati, sono la Body Art, incentrata sull’uso e la trasformazione espressiva del corpo, non senza, spesso, elementi di autolesionismo; l’happening e la performance, generi dai confini incerti, sovente sovrapposti.
Così come nelle arti figurative le nuove tendenze stilistiche si svilupparono a partire dal rifiuto dei canoni del passato, anche nell’architettura si affermarono forti spinte rivoluzionarie, che elaborarono nette alternative agli stili e alle tecniche invalse. Rifiutando la tradizione di matrice postrinascimentale, l’architettura del Novecento si caratterizzò attraverso la predilezione per forme geometriche elementari; inoltre, laddove furono ancora proposti riferimenti al vocabolario base dell’architettura greca e romana, quali archi e volte, si trattò di riprese del tutto rimeditate, caricate di sottintesi ironici o stranianti. Le nuove correnti progettuali furono fortemente debitrici delle possibilità tecniche offerte dall’impiego di materiali già esistenti ma radicalmente modificati in nuove formulazioni, come calcestruzzo, ferro, acciaio e vetro, che consentirono di superare i limiti strutturali tipici degli edifici costruiti in pietra, legno e muratura. Anticipata dall’opera di alcuni architetti della seconda metà del XIX secolo, l’architettura novecentesca fu inaugurata sostanzialmente da Frank Lloyd Wright, negli Stati Uniti, e si definì in Europa negli anni che precedettero e seguirono immediatamente la prima guerra mondiale. Il Movimento Moderno, di cui Wright fu pioniere, ebbe pieno riconoscimento con la Mostra internazionale di architettura moderna tenutasi al Museum of Modern Art di New York nel 1932. L’austero purismo stilistico di questa corrente conobbe lunga fortuna, e solo negli anni Ottanta si poté dire ormai decisamente superato dalle molteplici interpretazioni e varianti originali.
Con la rivoluzione industriale i fondamenti tradizionali della progettazione architettonica e del design subirono radicali cambiamenti, dovuti sia alle nuove possibilità tecniche e tecnologiche, sia ai mutamenti sociali in atto.
Ultimo tentativo di opporsi al nuovo corso degli eventi fu in Inghilterra il movimento Arts and Crafts: il suo fondatore William Morris e lo scrittore John Ruskin espressero il loro rifiuto della produzione industriale, sostenendo che gli oggetti prodotti dalle macchine erano privi di significato culturale. Ispirandosi al passato medievale, affermarono quindi l’importanza dell’abilità manuale e propugnarono la progettazione di manufatti di uso quotidiano, di arredi e di ambienti domestici da realizzarsi artigianalmente.
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