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In Germania e in Austria ebbero larga eco le innovazioni di Otto Wagner, che enfatizzò la priorità della funzione dell’edificio sull’aspetto estetico, e valorizzò i materiali e le strutture a vista; e l’opera di Adolf Loos, che propose forme geometriche non appesantite da elementi decorativi. Questi e altri sforzi per trovare un nuovo linguaggio consono all’era industriale confluirono in un’unica direzione, dopo che l’architetto tedesco Walter Gropius venne nominato direttore della Scuola d’arte di Weimar, negli anni successivi alla prima guerra mondiale. Insieme ad Adolph Meyer, suo primo collaboratore, Gropius si era già distinto nella progettazione di moduli di edifici industriali. La Scuola di Weimar, conosciuta con il nome di Bauhaus, si trasferì nel 1925 a Dessau; i nuovi edifici destinati alla scuola divennero il modello di uno stile architettonico ben identificabile, che si consolidò l’anno successivo all’Esposizione di Stoccarda, con la costruzione del quartiere sperimentale di edilizia abitativa Weissenhof, coordinata da Ludwig Mies van der Rohe. Nelle sue prime espressioni l’architettura del Bauhaus fu improntata a un programma di tipo sociale, che risentiva dei traumi e delle miserie lasciate dalla prima guerra mondiale. Nell’arco del breve periodo della Repubblica di Weimar (1919-1933), in molte città tedesche e austriache i regimi socialisti affrontarono il problema della realizzazione di alloggi popolari. Gli architetti progressisti si legarono a questi indirizzi politici – come testimoniano i Siedlungen (unità abitative) di Vienna, Berlino e Francoforte – convinti che la loro competenza professionale dovesse essere al servizio di tutti gli strati della popolazione urbana e non semplicemente delle classi alte. Questi architetti si avvalsero quindi delle tecniche e delle tipologie industriali proponendo, ad esempio, le finestre usate nelle fabbriche e rifiutando materiali costosi. Le strutture in acciaio consentirono la realizzazione di pareti molto sottili e relativamente leggere, che potevano non coincidere con le colonne e le travi portanti. Ogni riferimento agli elementi dell’architettura tradizionale fu eliminato: i tetti divennero piatti (perché si considerava che le linee diagonali dei tetti spioventi corrompessero la purezza geometrica della costruzione), e la simmetria motivata solo dal gusto estetico venne dichiarata superflua. Architetti, pittori, designer e artigiani del Bauhaus elaborarono un importante corpus teorico sulle arti nella società industriale. Una voce discordante dalle altre fu quella di Mies van der Rohe, che nelle proprie opere fece chiare concessioni a ideali formali staccati da motivazioni sociali e puramente funzionali: ricordiamo il Padiglione della Germania allestito per l’Esposizione internazionale di Barcellona del 1929 e casa Tugendhat (1930) a Brno, nella Repubblica Ceca. Nel 1933 il regime nazista dichiarò illegale la scuola del Bauhaus, che venne chiusa e formalmente sciolta: Gropius e Mies emigrarono negli Stati Uniti. Gropius insegnò architettura all’Università di Harvard dal 1937 al 1952, diffondendo negli Stati Uniti le tecniche e il design della Bauhaus. Il suo allievo più dotato, Marcel Breuer, progettò edifici che ottennero successo: pur essenziali e funzionali, risultavano infatti anche molto gradevoli dal punto di vista estetico (Whitney Museum of Modern Art, 1966, New York). Mies van der Rohe fu direttore del dipartimento di architettura dell’Istituto di tecnologia dell’Illinois, a Chicago, dove si dedicò a ricerche sulla tipologia del grattacielo. Le sue proposte circa la struttura d’acciaio e il suo rivestimento si concretizzarono a Chicago nel palazzo all’860 di Lake Shore Drive (1951) e a New York nel Seagram Building (1958), eseguito in collaborazione con Philip Johnson.
Le prime realizzazioni del Movimento Moderno erano passate più o meno inosservate in Francia, in Inghilterra e anche negli Stati Uniti, dove negli anni Venti e Trenta dominava l’Art Déco: ne erano espressione molti edifici pubblici e numerosi grattacieli, come il Chrysler Building (1930) e l’Empire State Building (1931) a New York. Un’eccezione in questo panorama era costituita dall’opera dell’architetto svizzero Charles-Edouard Jeanneret, detto Le Corbusier, attivo a Parigi. I primi edifici realizzati da Le Corbusier, come Ville Savoye (1929-1931) a Poissy-sur-Seine, in Francia, mostrano chiaramente la tipologia che egli preferì in questa prima fase della sua produzione: l’edificio era innalzato su esili pilotis (pilastri), lo spazio interno era liberamente suddiviso senza alcun riferimento alle ripartizioni tradizionali, i rivestimenti esterni erano inediti, le finestre erano perlopiù a nastro, capaci di inondare di luce i soffitti e le pareti, il tetto ospitava un giardino pensile. Le Corbusier concepì inoltre progetti urbanistici radicalmente innovativi: i quartieri poveri avrebbero dovuto essere sostituiti da grandi grattacieli immersi nel verde, raggiunti da strade veloci. Una simile immagine affascina tuttora molti ammiratori di Le Corbusier, nonostante le invalicabili difficoltà che pone la sua realizzazione. Dopo la seconda guerra mondiale, lo stile maturo di Le Corbusier trovò espressione nell’Unité d’habitation di Marsiglia (1946-1952), una serie di alloggi con servizi condivisi. Facendo sapiente uso del cemento armato, Le Corbusier propose una concezione unitaria dell’edificio, che non doveva più essere composto di una struttura portante invisibile e di elementi di raccordo leggeri, bensì doveva apparire come un grande oggetto scolpito.
Nonostante le previsioni dei designer, la diffusione del cemento armato fu piuttosto lenta a causa dei complessi procedimenti di preparazione. Tra gli architetti che propugnarono un suo largo impiego ricordiamo il francese Tony Garnier, che nel 1904 presentò il progetto (poi pubblicato nel volume Una città industriale, 1917) di un’intera città che avrebbe dovuto prendere il posto di Lione. Nel 1902 Auguste Perret progettò una serie di edifici in calcestruzzo a vista da realizzarsi a Parigi, e nel 1922-23 disegnò la chiesa di Notre-Dame du Raincy; dopo la seconda guerra mondiale, Perret partecipò alla ricostruzione di Le Havre. In linea con le idee di Le Corbusier circa l’espressività semplice ed efficace del calcestruzzo, alcuni architetti si fecero promotori, specialmente in Inghilterra, di uno stile chiamato brutalismo, dal francese béton brut (calcestruzzo a vista). Nel corso degli anni Cinquanta, Le Corbusier e alcuni suoi collaboratori progettarono i tre grandi edifici governativi di Chandigarh, la nuova capitale del Punjab: innalzate su una vasta piazza, queste costruzioni sono tra le più rappresentative del XX secolo. Due edifici religiosi coronano la straordinaria carriera di Le Corbusier: la cappella di Notre-Dame du Haut (1950-1955), a Ronchamp, nella Haute Saône, e il monastero domenicano di La Tourette (1957-1960), a Eveux.
Lo sviluppo dell’architettura moderna in Scandinavia fu guidato da alcune personalità di fama mondiale, quali lo svedese Erik Gunnar Asplund e il danese Arne Jacobsen. Eliel Saarinen, finlandese, si trasferì negli Stati Uniti nel 1922, dove fondò una scuola d’arte in linea con la tradizione europea, la Cranbrook Academy, presso Detroit, in Michigan: in questo ambiente maturò la personalità del figlio Eero, riconosciuto come valente architetto negli anni Quaranta e Cinquanta. Fu tuttavia l’architetto finlandese Alvar Aalto ad assumere un ruolo di assoluta preminenza. Sebbene nelle prime opere della maturità (sanatorio di Paimio, 1929-1933) avesse abbracciato il vocabolario della purezza rettilinea, in breve tempo rinnegò questo stile come sterile e inconsistente. Aalto valorizzò le qualità tattili e visive dei materiali da costruzione tipicamente finlandesi – granito, laterizio, legname, piastrelle di ceramica e rame – per dare vita a un tipo di architettura più vicino alle tradizioni e allo spirito del suo popolo. Progettò edifici dalla forma libera e articolata: i numerosi lucernari, ad esempio, servono per strutturare lo spazio nello stesso tempo in cui regolano l’intensità della luce. Sono famosi in tutto il mondo il suo municipio (1950-1952) per il villaggio dell’isola di Säynätsalo, in Finlandia, e la chiesa (1956-1958) di Vuoksenniska, sempre in Finlandia.
Nei decenni che seguirono la seconda guerra mondiale si moltiplicarono le commesse per la costruzione di sedi di strutture amministrative e di governo, enti pubblici e nuove istituzioni. Lo Stile Internazionale di Mies van der Rohe, adatto alla produzione in serie e all’assemblaggio di elementi prefabbricati, fu largamente praticato nel campo dell’architettura civile.
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