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Judo Arte marziale giapponese, basata sul “principio della flessibilità” contenuto nel vocabolo ju. Il principio della flessibilità predica la non-opposizione alla forza dell’avversario e la sua trasformazione in proprio vantaggio. Di fronte a un avversario più forte si avrebbe facilmente la peggio, se alla sua superiore energia si opponesse resistenza; invece di resistere, è meglio assecondare la sua stessa forza fino ad assorbirne lo slancio e a fargli perdere l’equilibrio una volta esaurita la spinta. Sulla base di questo fondamento teorico, il judo non può essere semplicemente considerato un tipo di lotta sportiva o una tecnica di autodifesa, ma assume significati e valori più profondi, che comportano un esercizio di educazione mentale e fisica.
Dal punto di vista prettamente tecnico-atletico, lo scopo del judoka (così viene chiamato il praticante di judo) è dunque quello di proiettare l’avversario sul tatami, il tappeto, e immobilizzarlo, dopo averne atteso l'attacco e averlo sorpreso in una posizione di squilibrio. Poiché non prevede, se non in particolari casi, l’uso di portare colpi, come il karatè, il judo è considerato sport non violento, nel quale viene data grande importanza al rispetto tra i praticanti. Le tecniche fondamentali del judo si suddividono in tre categorie: le tecniche di proiezione (nage-waza); le tecniche di controllo (katame-waza), che comprendono immobilizzazioni al suolo (osaekomi-waza), “strangolamenti” (shime-waza) e leve articolari (kansetsu-waza); le tecniche di colpi portati su punti dolorosi e vitali (ate-waza), utilizzate solo come metodo estremo di autodifesa. Gli incontri si svolgono tra due lottatori che si fronteggiano per un periodo di tempo che varia dai 3 ai 5 minuti. I judoka vengono valutati in base alla loro padronanza nell’esecuzione delle tecniche e si aggiudicano un punto (ippon), nei seguenti casi: quando riescono a proiettare l’avversario oltre le spalle; quando lo sollevano sino all’altezza delle spalle; quando eseguono con precisione una presa a terra per almeno 20 secondi. È anche prevista l’assegnazione di mezzi punti (waza-ari). Vince chi, al termine dell’incontro, ottiene il punteggio più alto. Sono previste interruzioni prima del limite, come nei casi in cui un lottatore subisca un certo numero di scorrettezze da parte dell’avversario.
Nei combattimenti gli atleti sono suddivisi in cinque categorie a seconda del peso: sino a 63, 70, 80, 93 e oltre i 93 kg per gli uomini, mentre le categorie per le donne variano da 48 a oltre 72 kg. Le gare si svolgono su una pedana composta da materassini, le cui dimensioni variano da 14 × 14 m a 16 × 16 m. La zona centrale del tatami, della superficie di 9 × 9 m (o 10 × 10), viene chiamata area di combattimento. Il livello di capacità dei praticanti viene simboleggiato dai diversi colori della cintura che indossano sulla casacca: il bianco, il giallo, l’arancione, il verde, il blu e il marrone designano, in progressione decrescente (dal VI al I), i gradi degli allievi (kyu). Oltre la cintura marrone, la suddivisione viene fatta sulla base di dieci gradi (dan): la cintura è nera sino al quinto dan; sino all’ottavo è a bande rosse e bianche, quindi è rossa fino al decimo. In realtà vi sono pure un undicesimo e un dodicesimo dan: il dodicesimo dan fu attribuito postumo al maestro Kano Jigoro, mentre l’undicesimo è rimasto vuoto di proposito per rimarcare l’enorme divario fra l’abilità del fondatore e quella di tutti gli altri maestri e praticanti. Le promozioni da cintura bianca fino alla cintura marrone sono a discrezione del maestro, mentre per il passaggio a cintura nera l’allievo deve sostenere un esame davanti a una commissione di esperti nominati dalla Federazione.
Derivato da un’evoluzione del ju-jutsu, il judo moderno si sviluppò alla fine del 1880 con Kano Jigoro, che stabilì la sua prima scuola presso il tempio Eiho-ji. La prima apparizione del judo alle Olimpiadi risale al 1964, a Tokyo, per le gare maschili e, per quelle femminili, al 1992 a Barcellona. Le nazioni più forti in questa disciplina sono il Giappone, la Russia, la Francia, la Corea del Sud e i Paesi Bassi. L’Italia vanta, a livello olimpico, due ori, due argenti e due bronzi in campo maschile; un argento e quattro bronzi in campo femminile.
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