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Francia

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Francia: bandiera e innoFrancia: bandiera e inno
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7.15

La rivoluzione del 1848

Luigi Filippo e i suoi ministri si opposero alle richieste di una riforma radicale delle istituzioni politiche nazionali per adattarle all’evoluzione dell’economia e della società; in particolare ciò che si invocava era soprattutto un forte allargamento del diritto di voto. L’inflessibilità del governo e una grave crisi economica nel 1846 e nel 1847 minarono il consenso al regime. Nel febbraio del 1848 il tentativo del governo di impedire una dimostrazione dei repubblicani diede origine a una serie di scontri che sfociarono in una rivoluzione. Luigi Filippo abdicò il 24 febbraio, e un gruppo di capi repubblicani formò un governo provvisorio, proclamando la Seconda Repubblica francese.

7.16

La Seconda Repubblica e il Secondo Impero

Nei primi quattro mesi della Seconda Repubblica i repubblicani moderati, che miravano unicamente a un cambiamento politico, e i repubblicani radicali, che volevano anche le riforme sociali, si contesero il controllo del paese. In aprile le elezioni favorirono una maggioranza di moderati e conservatori all’Assemblea costituente, le cui misure contro i radicali scatenarono una nuova insurrezione in giugno, con altri tre giorni di scontri sanguinosi a Parigi: ciò creò nella borghesia un timore del radicalismo operaio che avrebbe condizionato la politica francese per il quarto di secolo seguente.

La Costituzione adottata nel novembre del 1848 istituì una repubblica presidenziale con un’unica assemblea legislativa, con elezione a suffragio universale maschile sia del presidente sia dell’assemblea. Luigi Napoleone Bonaparte, nipote dell’ex imperatore, divenne presidente con un grande consenso elettorale. La forza crescente dei repubblicani radicali, che avevano ottenuto un terzo dei seggi, allarmò la piccola e grande borghesia. Luigi Napoleone, ponendosi come il difensore della nazione dal pericolo della rivoluzione radicale, concentrò il potere nelle sue mani con un colpo di stato il 2 dicembre 1851 e diede alla Francia una nuova Costituzione. Un anno dopo restaurò l’impero e assunse il titolo di Napoleone III (il figlio di Napoleone I, Napoleone II, non aveva mai regnato).

Fino al 1860 Napoleone III governò la Francia come un sovrano assoluto, ma in seguito cominciò a trasferire il potere agli organi rappresentativi così che, nel 1870, il paese tornò a essere una monarchia parlamentare con un Gabinetto responsabile.

Sotto il Secondo Impero riprese lo sviluppo economico del paese, favorito dall’istituzione di nuove banche e di un sistema di credito nazionale, da accordi commerciali con la Gran Bretagna e con altri paesi che rivitalizzarono l’industria, e da un vasto programma di opere pubbliche. Il volto di Parigi fu trasformato con la realizzazione di ampi boulevards attraverso i quartieri centrali, la creazione di grandi parchi e la costruzione di edifici pubblici.

Diversamente, in politica estera, gli unici successi del sovrano furono la vittoria contro la Russia nella guerra di Crimea e la convocazione della conferenza di pace di Parigi. Nel 1859 l’appoggio al Piemonte nella seconda guerra d’indipendenza italiana contro l’Austria rese possibile l’unificazione dell’Italia e valse alla Francia Nizza e la Savoia, ma al prezzo di un nuovo e più potente vicino lungo il confine sudorientale. Tra il 1862 e il 1866, il tentativo di fondare un impero in Messico sotto protettorato francese, sostenuto da una forza di spedizione di 30.000 uomini, si concluse in un disastro (vedi Massimiliano d’Asburgo). La vittoria decisiva della Prussia sull’Austria nel 1866 (vedi Guerra austro-prussiana) rovesciò l’equilibrio dei poteri europei a tutto svantaggio della Francia che non ottenne alcun compenso a fronte dell’espansione territoriale e della crescita del potere prussiano.

7.17

La guerra franco-prussiana

Nel luglio del 1870 il primo ministro prussiano Otto von Bismarck (appoggiando un Hohenzollern al trono di Spagna) fece in modo di provocare una dichiarazione di guerra da parte della Francia, sconfiggendo in breve tempo l’esercito di Napoleone III a Sedan (vedi Guerra franco-prussiana). Quando la notizia giunse a Parigi il 4 settembre, gruppi di cittadini proclamarono la repubblica sotto un governo di difesa nazionale per continuare la guerra. Nel gennaio del 1871, quando Parigi ebbe quasi esaurito le scorte alimentari e la sconfitta militare sembrava ormai irreparabile, il governo francese capitolò. Bismarck concesse un armistizio di tre settimane per l’elezione di un’Assemblea nazionale con il potere di concludere la pace. Questa approvò un accordo con cui la Francia era tenuta a cedere alla Germania l’Alsazia e un terzo della Lorena, a pagare un’indennità di 5 miliardi di franchi e a sottomettersi all’occupazione militare fino al completo pagamento.

7.18

La Terza Repubblica

L’esito disastroso della guerra e il timore di una restaurazione monarchica scatenarono una reazione popolare contro il governo. Nel marzo del 1871 scoppiò una rivolta di repubblicani radicali che istituirono un governo municipale indipendente socialista e rivoluzionario, la Comune di Parigi. Due mesi dopo truppe inviate dal governo riconquistarono la città in una settimana di scontri sanguinosi, la cui eredità avrebbe avvelenato la politica francese per un’intera generazione.

La maggioranza realista all’Assemblea mirava a restaurare la monarchia, ma non riuscì a risolvere i dissidi sorti al suo interno tra i pretendenti al trono dei Borboni e degli Orléans; nel 1875 i repubblicani ottennero i voti sufficienti per far approvare una Costituzione repubblicana. Nei trent’anni seguenti la Francia dovette affrontare minacce ricorrenti contro la repubblica, quali il tentativo di colpo di stato di monarchici, bonapartisti e nazionalisti che si erano raccolti intorno al generale Georges Boulanger.

Ma ancor più grave fu la crisi che si profilò nei tardi anni Novanta, quando il paese si divise in seguito alla condanna di un ufficiale ebreo, Alfred Dreyfus, dichiarato colpevole di spionaggio per la Germania. I sostenitori di Dreyfus, in maggior parte repubblicani, affermavano che era stata commessa un’ingiustizia, mentre secondo i suoi oppositori la difesa dell’ufficiale screditava l’esercito e metteva in pericolo la sicurezza nazionale. Intorno a questi ultimi si raccolsero le forze anti-repubblicane: monarchici, nazionalisti, antisemiti e cattolici oltranzisti. I deputati repubblicani si unirono nel 1899 per formare il governo di difesa repubblicana che assolse Dreyfus, destituendo o destinando ad altre cariche gli ufficiali dell’esercito coinvolti, e che nel 1901 riprese l’attacco contro l’ingerenza clericale, che doveva sfociare nella legge sulla separazione tra Chiesa e Stato del 1905 (vedi Affare Dreyfus).

I quattro decenni che seguirono il 1871 furono anni di crescita economica e di prosperità per la borghesia e i contadini, mentre la classe operaia versava in condizioni di grande ristrettezza economica. Le associazioni di lavoratori furono legalizzate nel 1884 ed emerse un movimento operaio, il sindacalismo rivoluzionario, sviluppatosi dalle teorie di Georges Sorel, che rifiutava l’azione politica in favore dell’azione diretta, attraverso scioperi e sabotaggi, per rovesciare la repubblica e il capitalismo.

Nei decenni che seguirono la guerra franco-prussiana, la sicurezza nazionale rappresentò una preoccupazione costante. La Germania unita superava per industria pesante e popolazione la Francia, ormai isolata sul piano diplomatico. Seguendo l’esempio di Bismarck, il governo francese intraprese l’espansione coloniale, fondando un nuovo impero in Africa e in Asia, secondo solo all’impero britannico. Un raffreddamento nelle relazioni russo-tedesche portò nel 1893 alla conclusione di un’alleanza difensiva tra Francia e Russia (Duplice Alleanza), in funzione antitedesca e antiaustriaca. Dieci anni dopo il timore della Germania spinse la Francia e la Gran Bretagna a dirimere le reciproche controversie coloniali e ad avviare consultazioni per operazioni militari e navali congiunte in Europa (Entente cordiale, 1904). Nel 1907 Francia, Russia e Gran Bretagna si unirono nella Triplice Intesa per contrastare la Triplice Alleanza di Germania, Austria-Ungheria e Italia.

Lo scoppio della guerra nel 1914 fu anticipato da crisi ricorrenti nel 1905, 1908, 1911 e 1913. L’assassinio dell’erede al trono austroungarico Francesco Ferdinando per mano di nazionalisti serbi nel luglio del 1914 fu il pretesto che fece precipitare gli eventi. Nonostante non avesse interessi diretti nei Balcani, la Francia appoggiò l’alleato russo, spinta da considerazioni di sicurezza nazionale. La Germania, in appoggio all’Austria-Ungheria sua alleata, dichiarò guerra alla Russia il 1° agosto e, di fronte al rifiuto francese di rimanere neutrale, due giorni dopo dichiarò guerra anche alla Francia.

7.19

La prima guerra mondiale

Quando la Francia entrò in guerra nell’agosto del 1914 il popolo francese si unì nella difesa del paese, mettendo da parte gli aspri conflitti sociali e politici dei decenni precedenti. Le armate tedesche avanzarono fino a pochi chilometri da Parigi prima di essere respinte nella battaglia della Marna, all’inizio di settembre.

Nei quattro anni che seguirono, le operazioni militari sul fronte occidentale, essenzialmente tentativi di sfondare le linee di trincea nemiche e riprendere una guerra di movimento, ebbero un impressionante costo in vite umane. Alla fine del 1914 la Francia contava 300.000 morti e oltre 600.000 tra feriti, prigionieri o dispersi. Dopo l’esito disastroso dell’offensiva della primavera del 1917, tra le divisioni francesi si diffuse la diserzione, mentre nel paese crescevano i disagi prodotti dalla guerra, gli scioperi e le richieste di una negoziazione della pace. Il generale Henri-Philippe Pétain e un nuovo Gabinetto guidato da Georges Clemenceau riuscirono a mettere a tacere il disfattismo e a continuare la guerra.

Nel luglio del 1918 gli Alleati sferrarono un’offensiva che costrinse il governo tedesco a chiedere la pace. L’11 novembre 1918 la Repubblica tedesca, appena proclamata, negoziò l’armistizio e il 28 giugno 1919 firmò il trattato di Versailles, con il quale la Francia riottenne l’Alsazia e la Lorena. L’esercito tedesco fu ridotto a 100.000 uomini, una striscia di territorio ampia 50 km sulla riva orientale del Reno fu smilitarizzata e la Germania acconsentì a pagare onerose riparazioni di guerra alla Francia. Questa uscì dalla guerra come la grande vincitrice continentale, ma a un prezzo impressionante: circa 1.400.000 uomini, un quarto di tutti i francesi tra i 18 e i 30 anni, vi persero la vita, e le regioni nordorientali ne uscirono devastate.

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