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Struttura articolo
L’economia dello stato è basata sull’attività estrattiva: le principali risorse minerarie sono il petrolio, proveniente dalla baia di Prudhoe (attraverso l’oleodotto transalaskano, aperto nel 1977), e il gas naturale. Sono inoltre presenti rame, oro, carbone, sabbia, molibdeno, ghiaia, pietra e argilla. La silvicoltura, che sfrutta soprattutto vari tipi d’abete, cedri e altre conifere, è importante per la produzione di legname da costruzione e di pasta di cellulosa per la produzione della carta. Un’altra risorsa importante è la pesca, soprattutto del salmone. L’agricoltura, limitata a colture di serra e patate, contribuisce per meno dell’1% al prodotto interno lordo annuo. Le maggiori industrie manifatturiere sono quelle alimentari, del legno, poligrafiche ed editoriali.
Nel 2007 la popolazione dell’Alaska contava 683.478 abitanti, con un tasso di crescita del 14% nel decennio 1990–2000. La densità media della popolazione è di 0,45 abitanti per km², la più bassa degli Stati Uniti. I bianchi sono il 69,3% della popolazione totale, i neri il 3,5%. I gruppi etnici autoctoni (inuit, aleuti e altri popoli amerindi) costituiscono il 15,6% della popolazione complessiva.
L’Alaska si regge sulla Costituzione adottata nel 1956 e sui successivi emendamenti. Il potere legislativo è esercitato da un Parlamento bicamerale, con un Senato e una Camera dei rappresentanti, eletti direttamente dal popolo. Capo dell’esecutivo è il governatore, eletto a suffragio universale per un massimo di due legislature consecutive, affiancato dal vicegovernatore (anch’egli eletto per suffragio) e dagli altri membri dell’esecutivo, designati dal governatore stesso.
Le popolazioni autoctone dell’Alaska possono essere suddivise in quattro gruppi etnici principali: gli aleuti, gli inuit, i tlingit (haida) e gli athabasca. I primi europei a visitare la regione appartenevano a una spedizione russa guidata dal navigatore danese Vitus Bering, che sbarcò sulla costa meridionale nel 1741. Nonostante le ripetute spedizioni di esploratori spagnoli, inglesi, francesi e americani, l’Alaska rimase territorio russo fino al 1867, anno in cui fu venduta agli Stati Uniti. Il primo insediamento stabile nella regione ebbe inizio nel decennio successivo. Riorganizzata amministrativamente nel 1884, l’Alaska ebbe lo status di “territorio” nel 1912. Nel corso della seconda guerra mondiale, in seguito alla minaccia di un’invasione giapponese, la regione assunse un’importanza strategica. A quegli anni risale la decisione di costruire l’Alaska Highway, la strada che dal 1942 funge da collegamento con lo stato canadese della Columbia Britannica. L’Alaska entrò ufficialmente a far parte degli Stati Uniti il 3 gennaio 1959.
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