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Racine, Jean-Baptiste

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Racine: FedraRacine: Fedra
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Introduzione

Racine, Jean-Baptiste (La Ferté-Milon 1639 - Parigi 1699), tragediografo francese. Studiò al Collège de Beauvais, il convento giansenista di Port-Royal. Il rigore morale del giansenismo ebbe grande peso sulla sua formazione, assieme alla cultura classica greca e latina; particolare rilievo per la definizione della sua poetica ebbero soprattutto Euripide e Sofocle. Trasferitosi a Parigi nel 1658 Racine iniziò la carriera letteraria come poeta, riscuotendo il favore della corte. Divenuto poeta di corte, intraprese un’intensa vita mondana che lo portò a stringere amicizia con importanti personaggi della cultura del tempo, tra cui Jean de La Fontaine e Nicolas Boileau-Despréaux.

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Le tragedie

Il suo primo dramma, La Tebaide o i fratelli nemici, venne rappresentato al Palais Royal dalla compagnia di Molière nel 1664; l’anno successivo andò in scena Alessandro il Grande. Insoddisfatto degli allestimenti del gruppo di Molière, Racine affidò il dramma alla compagnia rivale dell’Hôtel de Bourgogne, che da allora mise in scena tutti i suoi drammi. Il successo fu immediato. E immediata fu anche l’opposizione dei sostenitori di Pierre Corneille, considerato il maggior autore dell’epoca, che sentiva il suo prestigio indebolirsi a causa dell’ascesa di Racine.

Nei dieci anni che seguirono l’allestimento dell’Alessandro il Grande, Racine scrisse tutti i suoi capolavori, sette grandi tragedie, essenzialmente basate su temi legati al mondo classico: Andromaca (1667), Britannico (1669), che sancì l’inizio della querelle tra Corneille e Racine e decretò la netta superiorità di quest’ultimo, Berenice (1670), Bajazet (1672), ambientata in un serraglio di Costantinopoli, Mitridate (1673), Ifigenia (1674) e Fedra (1677). Il successo di Fedra fu offuscato dai nemici di Racine i quali commissionarono a un autore minore, Nicolas Pradon, una Fedra che riscosse, secondo un piano programmato, maggior plauso del capolavoro di Racine. Ma il piano per mettere in ombra il grande tragediografo non sortì grandi risultati e Racine, consacrato a corte con la nomina di storiografo ufficiale di Luigi XIV, nel 1672 fece il suo ingresso all’Académie Française. Qualche anno prima aveva scritto una commedia, I litiganti (1668), estrosa canzonatura dei processi nella Parigi secentesca, e due tragedie di argomento biblico, commissionategli da Madame de Maintenon per le educande del convento di Saint-Cyr: Ester (1689) e Atalia (1691).

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La poetica

Il teatro di Racine rispetta le regole della poetica classica così come le unità di tempo, luogo e azione di matrice aristotelica. Il numero dei personaggi è limitato e lo svolgimento dell’intreccio è lineare. I drammi raciniani sono essenzialmente dei drammi interiori: la tragedia si annuncia sin dall’inizio per poi riverberarsi sul destino stesso dei personaggi, impotenti di fronte al divampare delle passioni. Vero motore della poetica raciniana è infatti la lotta interiore di ogni singolo personaggio alle prese con le potenti passioni, in particolare l’amore, l’ambizione e la gelosia. Tutto il dramma si svolge all’interno dell’animo umano, e la corsa verso la catastrofe finale, il più delle volte cruenta, non può essere arrestata. Nel corso dello svolgimento drammaturgico, la volontà dell’individuo si traduce nella progressiva presa di coscienza della ineluttabilità degli eventi; al personaggio non resta dunque che farsene carico. Di qui derivano la forza e la modernità della tragedia raciniana: i personaggi, situati spazialmente e temporalmente in una dimensione estranea al pubblico (l’ambientazione è di volta in volta greca, romana o turca), finiscono infatti con l’assumere un valore universale e profondamente umano.

Il verso utilizzato da Racine nella composizione delle tragedie è l’alessandrino. La serie di dodici sillabe, espressione per eccellenza della durata drammatica del verso, trova una perfetta consonanza con il lirismo e la precisione della scrittura drammaturgica raciniana. La rinascita della fortuna di Racine, dopo un periodo di parziale oblio, si deve anche alle interpretazioni di Fedra da parte di due grandi attrici quali Rachel e Sarah Bernhardt, sapienti interpreti delle eroine di Racine.

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