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Guerre balcaniche

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Penisola balcanica prima del 1912Penisola balcanica prima del 1912
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Introduzione

Guerre balcaniche Conflitti armati che si susseguirono tra il 1912 e il 1913 tra Serbia, Montenegro, Grecia, Romania, Turchia e Bulgaria per il possesso dei territori balcanici ancora soggetti all'impero ottomano e le cui ripercussioni internazionali furono tra le cause scatenanti della prima guerra mondiale.

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Gli antefatti

Al termine della guerra russo-turca del 1877-78 il trattato di Berlino aveva sancito la costituzione della Bulgaria in principato autonomo, scorporandone tuttavia la parte meridionale, o Rumelia orientale, rimasta sotto il controllo ottomano. Nel 1885 la Bulgaria approfittò di una locale ribellione antiturca per annettersi tale territorio, provocando una crisi diplomatica con la Russia e un breve conflitto con la Serbia (13-28 novembre), vinto dai bulgari. Negli anni seguenti Austria e Russia accrebbero la loro ingerenza nella regione e alimentarono le discordie tra i paesi slavi (Bulgaria, Serbia e Montenegro) e non slavi (Grecia e Romania), puntando ad affermare la propria supremazia sui Balcani in previsione del crollo dell'impero ottomano. I già precari equilibri della penisola raggiunsero un punto critico dopo l'annessione nel 1908 della Bosnia-Erzegovina all'Austria.

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La prima guerra balcanica (ottobre 1912 - maggio 1913)

Due fattori concomitanti concorsero a favorire lo scoppio della prima guerra balcanica: la rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908-1909 e la guerra italo-turca del 1911-12, che fornirono agli stati balcanici l'occasione di rivalersi sull'ex oppressore ottomano. Nella primavera del 1912 Serbia, Grecia, Bulgaria e Montenegro si unirono nella Lega balcanica e prendendo a pretesto il rifiuto del governo turco a concedere l'autonomia alla Macedonia, dichiararono guerra alla Turchia il 18 ottobre successivo. Già in dicembre i turchi furono costretti a chiedere un armistizio, ma il loro rifiuto di accettare le condizioni poste dai vincitori comportò la ripresa delle operazioni militari nel febbraio 1913 fino alla completa disfatta dell'esercito ottomano tre mesi dopo. In base al trattato di pace concluso a Londra il 30 maggio 1913, la Turchia dovette cedere Creta alla Grecia e lasciare ai vincitori tutti i possedimenti europei posti a ovest della linea che andava dal porto di Midia sul Mar Nero alla città di Enos sul mar Egeo.

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La seconda guerra balcanica (giugno - luglio 1913)

Il problema della divisione dei territori conquistati fu subito causa di frizioni tra gli alleati balcanici, in particolare tra la Bulgaria, che rivendicava gran parte della Macedonia, e la Serbia e il Montenegro che miravano a espandersi sulla costa dell'Adriatico. Il 29 giugno 1913 un attacco improvviso dei bulgari diede inizio alle ostilità contro la Grecia e la Serbia, che all'inizio del mese avevano concluso una nuova alleanza militare. In meno di tre settimane anche Montenegro, Romania e impero ottomano entrarono in guerra contro i bulgari. Il 30 luglio la Bulgaria fu costretta a chiedere l'armistizio e ad avviare trattative di pace. Questa fu conclusa il 10 agosto seguente con il trattato di Bucarest, che tolse alla Bulgaria gran parte delle conquiste territoriali ottenute nella prima guerra balcanica e assegnò la Dobrugia meridionale alla Romania e Adrianopoli alla Turchia, mentre la Macedonia fu suddivisa tra Serbia e Grecia, che acquisì anche la Tracia occidentale.

La frammentazione politica e il vuoto di potenza determinato dalle guerre balcaniche con lo smantellamento dell'impero ottomano e l'indebolimento dello stato bulgaro sconvolsero l'assetto dei Balcani, alimentando in particolare le ambizioni egemoniche dell'agguerrito regno serbo. Proprio contro la Serbia si sarebbe concentrata l'attenzione dell'Austria-Ungheria, impegnata ad affermare la propria supremazia nell'area balcanico-danubiana, innescando una spirale di rivalità e tensioni i cui sviluppi avrebbero condotto allo scoppio del primo conflitto mondiale.

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