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Siria

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Siria: bandiera e innoSiria: bandiera e inno
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7.2

Il dominio greco, romano e bizantino

Alla morte di Alessandro seguì un periodo di lotte per la successione; la parte settentrionale del territorio cadde infine sotto il controllo di Seleuco I (301) che fece di Antiochia la capitale del suo regno. Durante il III secolo a.C. la dinastia tolemaica d’Egitto e i Seleucidi si contesero il dominio della Siria meridionale e della Palestina: entrambe le aree e parte dell’Asia sudoccidentale furono infine conquistate dai Seleucidi sotto i regni di Antioco III e Antioco IV, il conquistatore di Gerusalemme. Il loro regno, chiamato regno di Siria, si sgretolò tuttavia dopo la morte dell’ultimo re e il governo dei Seleucidi si restrinse alle zone circostanti Damasco e Antiochia, mentre sul resto del territorio si affermarono i nabatei e i giudei.

La regione entrò a far parte dell’impero romano quando, nel 64 a.C., Pompeo Magno fece della Siria seleucide una provincia romana, con capitale Antiochia. Sotto l’impero, la Siria visse un periodo di rinnovata prosperità e di pace, annettendo anche il regno dei nabatei nel 106; Antiochia fu una delle città più importanti di quell’epoca, e vi prosperarono il commercio, l’artigianato e l’agricoltura.

Dopo la divisione dell’impero romano, la Siria divenne provincia bizantina (vedi Impero bizantino) per più di due secoli e, sebbene fosse ancora una regione prospera e potente, dovette subire numerosi attacchi da parte della Persia sassanide, fino a che il re persiano Khosrau I si impadronì di Antiochia nel 570 e il suo successore, Khosrau II, la invase ancora una volta nel 606, per esserne poi scacciato (622) da Eraclio.

Indebolita dalle guerre, la Siria cadde, nel 636, nelle mani degli arabi, che l’assorbirono nel califfato islamico, in quel periodo in grande espansione.

7.3

I primi califfati

Sotto il dominio arabo, le comunità cristiane ed ebraiche godettero di un’ampia libertà e il nuovo governo fu generalmente accettato. Sotto il califfato degli Omayyadi, Damasco divenne la capitale politica e religiosa dell’Islam. All’avvento della dinastia degli Abbasidi (750), tuttavia, la capitale del califfato divenne Baghdad e la Siria perdette la posizione privilegiata di centro politico dell’Islam. Il dominio abbaside, inoltre, portò a una sempre maggiore discriminazione nei confronti dei seguaci di religioni diverse da quella islamica, molti dei quali si convertirono all’Islam. La debolezza militare del califfato portò all’annessione della Siria da parte dell’Egitto (877), fino a quando i califfi fatimidi d’Egitto conquistarono la regione.

Nel 1060 furono i turchi selgiuchidi a conquistare la Siria, ma il loro dominio non durò che per un trentennio e le prime crociate portarono all’annessione della regione in parte al Regno latino di Gerusalemme e in parte al principato di Antiochia. In una successiva campagna (1174-1187), il Saladino, sultano dell’Egitto, prese la Siria e rovesciò il regno di Gerusalemme; i suoi eredi Ayyubiti si divisero la regione, favorendone il commercio e incentivandone la vita culturale.

Nel 1250 gli Ayyubiti furono soppiantati dai mamelucchi d’Egitto, che sotto la guida di Baybars I affrontarono e fermarono l’invasione dei mongoli (1260) e nel 1268 posero fine al principato cristiano di Antiochia: entro il 1300 i mamelucchi avevano scacciato gli ultimi crociati dalla Siria, creando uno stato ben organizzato e amministrato da ufficiali locali. Nel 1401, il conquistatore Tamerlano devastò la Siria che, indebolita e spopolata, conobbe un periodo di profondo declino, fino alla sottomissione, nel 1516, all’impero ottomano.

7.4

Il dominio turco

Per i quattro secoli successivi la Siria rimase sotto il dominio ottomano e, grazie all’importanza commerciale del territorio, che costituiva il crocevia degli accessi via terra all’Oriente, le città di Aleppo e Damasco divennero centri prosperi e dinamici. Nel corso del XVIII secolo, tuttavia, il controllo ottomano si indebolì, i governatori e i giannizzeri divennero più oppressivi nei confronti della popolazione e le vie di commercio furono minacciate dai beduini che arrivavano dalla penisola araba.

Nel 1831 Muhammad Ali, viceré ottomano dell’Egitto, inviò un esercito guidato da suo figlio che conquistò e sottomise la Siria per quasi un decennio, fino all’intervento di Gran Bretagna e Austria, che costrinse gli egiziani a ritirarsi dal territorio (1840). Nel 1860, un violento scontro tra maroniti e drusi a Damasco portò a un ulteriore coinvolgimento europeo e all’intervento di Napoleone III a favore dei cristiani. Nel 1869, con l’apertura del canale di Suez, l’importanza economica della Siria diminuì.

7.5

Movimenti per l’indipendenza

I musulmani siriani appoggiarono sostanzialmente le ambizioni panislamiste del sultano ottomano riformista Abdul-Hamid II e la sua deposizione (1909) rafforzò nella popolazione i sentimenti antiturchi e l’aspirazione all’indipendenza. Quando la prima guerra mondiale scoppiò e la Turchia appoggiò gli Imperi Centrali, gli Alleati, per raccogliere consensi contro la Turchia, fecero intravedere agli arabi la prospettiva di una possibile indipendenza dopo la guerra.

Nel gennaio 1916, gli accordi tra il governo britannico e Hussein ibn Ali, sceriffo della Mecca, stabilirono l’attiva partecipazione araba nel conflitto a fianco degli Alleati, in cambio della promessa di indipendenza per tutte le terre arabe a sud di una linea che corrispondeva all’incirca all’attuale frontiera settentrionale tra la Siria e l’Iraq. Nel maggio dello stesso anno, tuttavia, Gran Bretagna e Francia conclusero un accordo segreto, conosciuto come accordo di Sykes-Picot, secondo il quale la maggior parte delle terre arabe sotto il dominio turco dovevano essere divise tra una sfera di influenza britannica e una francese; le zone che oggi comprendono la Siria e il Libano furono assegnate in amministrazione diretta alla Francia, mentre l’area compresa tra Israele e la Giordania fu assegnata alla Gran Bretagna.

7.6

Il mandato francese

Gli arabi, alleati di inglesi e francesi, combatterono i turchi fino alla fine della guerra e parteciparono alla presa di Damasco nel 1918. Nel 1919 l’esercito britannico si ritirò dall’area assegnata alla potenza francese e l’anno seguente la Francia, con la clausola che Siria e Libano sarebbero diventati indipendenti entro breve tempo, ebbe un mandato per governare i due paesi da parte della Società delle Nazioni.

L’amministrazione francese suscitò nella popolazione una forte avversione, che si tradusse ben presto in un diffuso nazionalismo. Nel marzo del 1920 un Congresso nazionale siriano proclamò l’indipendenza del paese, ponendovi alla guida il figlio di Hussein, Faisal. In aprile la conferenza di Sanremo conferì il mandato alla Francia, le cui truppe entrarono a Damasco in luglio; Faisal, costretto all’esilio, si rifugiò in Iraq, dove venne incoronato re nel 1921 (vedi Faisal I).

La tensione sfociò ancora in aperta rivolta nel 1925-1927, quando i drusi, contrariamente a precedenti accordi, furono posti sotto la diretta amministrazione francese. Nel 1938, i francesi si rifiutarono di ratificare un trattato che concedeva alla Siria una sostanziale indipendenza e l’anno seguente cedettero alla Turchia, nella speranza che questa non intervenisse nella guerra al fianco della Germania, quello che un tempo era il Sangiaccato di Alessandretta. Questi fatti fecero aumentare l’ostilità nei confronti dell’amministrazione francese; tuttavia, alla vigilia della seconda guerra mondiale, i siriani assicurarono la loro fedeltà agli Alleati.

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