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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Nel novembre 1970 un nuovo colpo di stato portò al potere il generale Hafiz al-Assad. Assunta la presidenza nel marzo 1971, Assad costituì l’anno seguente il Fronte nazionale progressista (FNP), un’alleanza tra il Baath, epurato dell’ala più radicale, il Partito comunista e altre formazioni di ispirazione socialista. Nel 1973 la Siria adottò un sistema di governo presidenziale, avviando nel contempo una riforma dell’economia. Con Assad, il paese diventò un attore fondamentale nel quadro mediorientale, sostenendo attivamente la resistenza palestinese e ponendosi alla guida del fronte arabo contro Israele. Assad riavvicinò il paese all’Egitto e alla Giordania (con cui i rapporti si erano deteriorati in seguito alla dura repressione del Settembre nero contro i palestinesi nel 1970). Nell’ottobre del 1973 la Siria e l’Egitto attaccarono di sorpresa Israele, scatenando la guerra del Kippur. Dopo un iniziale successo degli arabi, Israele riuscì a sferrare un contrattacco e ad avanzare fino a 32 km da Damasco. Nel maggio 1974, con la mediazione degli Stati Uniti, Siria e Israele firmarono un accordo di disimpegno che prevedeva la formazione di una zona neutrale sotto il controllo delle Nazioni Unite e il rimpatrio dei prigionieri di guerra. A giugno, la Siria e gli Stati Uniti riallacciarono le relazioni diplomatiche.
Nel 1976, per evitare che in Libano si affermasse una leadership filoisraeliana, la Siria intervenne militarmente nella guerra civile scoppiata l’anno precedente; l’annessione da parte di Israele del territorio del Golan (1981) causò diversi scontri tra le forze siriane e israeliane, quando queste ultime invasero il Libano. Per conservare il suo ruolo e un equilibrio strategico con Israele, durante gli anni Settanta la Siria si avvicinò all’Unione Sovietica (al 1980 risale la firma di un patto di amicizia e cooperazione con l’URSS della durata di vent’anni); in seguito agli accordi di Camp David tra Egitto e Israele (1978), cercò di stabilire rapporti più stretti con la Giordania.
Agli inizi degli anni Ottanta il regime di Assad fu scosso da un crescente conflitto etnico-religioso duramente represso dal governo; nel 1982, l’intervento dell’esercito per sedare una rivolta fomentata dai Fratelli musulmani nella città di Haman, costò la vita a migliaia di persone. Ostile al regime di Saddam Hussein, Assad fu tra i pochi leader arabi a sostenere l’Iran durante il suo conflitto con l’Iraq (vedi Guerra Iran-Iraq). Nel 1986 la Gran Bretagna interruppe le relazioni diplomatiche con la Siria, accusata di proteggere il terrorismo internazionale; per lo stesso motivo gli Stati Uniti imposero delle sanzioni economiche sul paese arabo. Dopo il ritiro delle forze israeliane (1985), la Siria rinforzò il proprio contingente riuscendo a porre fine agli scontri tra le fazioni in lotta. Nel 1989, l’accordo di Taef fra le diverse fazioni libanesi sancì la tutela di fatto della Siria sul Libano. Nel maggio 1991 i due paesi firmarono un patto di amicizia e di cooperazione. Agli inizi degli anni Novanta il paese migliorò le sue relazioni internazionali, sia con i paesi arabi, sia, soprattutto in seguito alla partecipazione alla coalizione antirachena nella guerra del Golfo, con i paesi occidentali. L’estrema complessità e instabilità del quadro politico mediorientale portò in seguito a un indebolimento della diplomazia siriana. La Siria prese parte alla conferenza di Madrid (1991), ponendo come condizione la restituzione delle alture del Golan da parte di Israele. Nuovi negoziati con Israele vennero avviati nel 1994, per interrompersi due anni dopo. La tensione tra i due paesi aumentò dopo la firma, nel febbraio del 1996, di un accordo militare tra Israele e Turchia, che Assad interpretò come un tentativo di accerchiamento del suo paese. Un’ulteriore trattativa, avviata nel dicembre 1999, si arenò già nel gennaio 2000 in assenza di un preciso impegno di Israele a ritirarsi dalle alture del Golan.
Il 10 giugno 2000, dopo una lunga malattia, Assad morì e fu sostituito alla presidenza siriana, dopo una tempestiva modifica della Costituzione, dal figlio trentaquattrenne Bashar. Con l’ascesa al potere di Bashar si aprì nel paese una fase di apertura, iniziata con la liberazione di diverse centinaia di prigionieri politici e culminata nel maggio 2001 nella storica visita del papa Giovanni Paolo II a Damasco. Ma le resistenze di una parte del regime e soprattutto i cambiamenti internazionali causati dagli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e Washington determinarono un brusco isolamento del paese, accusato dal nuovo presidente statunitense George W. Bush di possedere armi di distruzione di massa e di sostenere il terrorismo e incluso, con l’Iran e la Corea del Nord, nel cosiddetto “asse del male”. Nel 2003, con l’intervento anglo-americano in Iraq, le pressioni sul regime siriano aumentarono. In ottobre un raid aereo israeliano colpì un campo profughi palestinese nei pressi di Damasco. Nel maggio 2004, accusata di favorire l’ingresso di combattenti islamici in Iraq, la Siria fu colpita da sanzioni economiche dagli Stati Uniti. La tensione tra Siria e paesi occidentali aumentò nella primavera del 2005, quando, in seguito all’attentato contro l’ex primo ministro libanese Rafiq al-Hariri, gli Stati Uniti e la Francia richiesero e ottennero l’immediato ritiro delle forze siriane dal Libano.
Nel luglio 2006 la Siria accoglie decine di migliaia di persone in fuga dal Libano per i bombardamenti israeliani. A settembre, l’ambasciata statunitense a Damasco viene fatta segno da un attacco terroristico che si conclude con l’uccisione di tre dei quattro membri del commando da parte delle forze di sicurezza siriane. Nel maggio 2007 Bashar Al-Assad viene confermato alla presidenza dello stato. A settembre, la Siria annuncia di aver respinto l’attacco di uno stormo di caccia israeliani sconfinato nel suo spazio aereo. Accusata dell’assassinio dell’ex premier Rafiq Al-Hariri e di altri politici libanesi e di sostenere formazioni estremiste libanesi, palestinesi e irachene, la Siria continua a soffrire di un forte isolamento internazionale.
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