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Nel XVIII secolo Parigi divenne il centro artistico più importante d’Europa. Autori come François Boucher e Jean-Honoré Fragonard documentarono la vita di corte con disegni e schizzi che, utilizzati da alcuni editori come base per incisioni, divennero immagini molto popolari. Fino al Settecento l’Inghilterra non si era distinta per la produzione di stampe. Tuttavia, ricorrendo alla tecnica della mezzatinta, alcuni artisti avevano riprodotto fedelmente i più noti dipinti dell’epoca. Il ritrattista Joshua Reynolds continuava a rappresentare la tradizione accademica, mentre le incisioni satiriche di William Hogarth, James Gillray e Thomas Rowlandson misero in ridicolo numerosi aspetti della vita britannica settecentesca. Nell’America settentrionale, in epoca coloniale, conobbero maggiore successo le arti decorative rispetto a quelle grafiche, perlopiù limitate al genere ritrattistico. Dopo la guerra d’indipendenza americana (1776-1783) si diffusero incisioni che commemoravano battaglie famose e importanti eventi storici, oltre a grandi generali e uomini di stato. In un territorio così vasto e ancora privo di efficaci mezzi di comunicazione di massa, le stampe costituirono un importante veicolo di propaganda politica e ideologica. Nel Settecento l’arte della stampa tornò a fiorire anche in Italia, principalmente attraverso l’opera di Giambattista Tiepolo, Canaletto e Giovanni Battista Piranesi. Le stampe di Tiepolo sono famose per la delicatezza della linea e per il senso dello spazio, reso con pochi tratti. La precisione del disegno, unita a una grande leggerezza di tocco, permise a Canaletto di cogliere in modo magistrale l’atmosfera della Venezia del Settecento. Mettendo a frutto la sua formazione come architetto, Piranesi diede forma alla sua passione per l’antichità romana in splendide serie di incisioni (Carceri d’invenzione, prima edizione 1745, seconda edizione 1760 ca.).
Nel XIX secolo molti pittori si dedicarono anche all’arte dell’incisione. In Spagna Francisco Goya utilizzò insieme la tecnica dell’acquatinta e quella dell’acquaforte per stampe di grande effetto, che presentano tetre e sconvolgenti visioni della follia umana e degli orrori della guerra; notevole è la serie dei Capricci (1797-1799), in cui vengono denunciate la corruzione e l’ipocrisia del clero e dei governanti, e i Disastri della guerra (1810). A Parigi intanto si andava affermando la litografia come mezzo economico per riprodurre immagini in grandi quantità, adatto quindi per l’illustrazione di libri o periodici. Honoré Daumier divenne il più autorevole esponente della satira di costume e politica, interpretando il malcontento della piccola borghesia; su riviste come “Le Charivari” colpì il regno corrotto di Carlo X, i grandi avvocati, gli aristocratici. Tra i maggiori artisti francesi dell’Ottocento spicca inoltre la figura melanconica di Charles Méryon: incisore di grande perizia tecnica, raffigurò i quartieri più antichi di Parigi, destinati a essere demoliti. A Londra William Blake esordì come incisore con una serie di stampe antiquarie. Nel corso degli anni Ottanta illustrò in prima persona i propri testi, con immagini spesso a tutta pagina, stampate con tecniche originali. Progettò e disegnò per intero vari libri di versi di argomento mistico con illustrazioni caratterizzate da spiccata visionarietà. Tra le sue opere migliori si ricordano le incisioni per il Libro di Giobbe (1826). Nell’Ottocento nacquero le prime stampe originali statunitensi. Tra i soggetti più popolari si imposero le topografie, insieme a scene di vita urbana e contadina. Ben presto, grazie ai ridotti costi di produzione, le litografie conobbero una diffusione maggiore delle incisioni. Tra le stampe più pregevoli degli anni Venti e Trenta si ricordano quelle di Robert Havell Jr., ricavate dalle tavole di John James Audubon raccolte nell’opera Gli uccelli d’America (1827-1838). Winslow Homer cominciò la sua carriera come litografo e illustratore per il periodico “Harper’s Weekly”: più tardi, quando già era affermato pittore, realizzò le due incisioni Otto rintocchi (1887) e Pericoli del mare (1888), basate su suoi famosi dipinti. Il più apprezzato incisore statunitense della seconda metà del XIX secolo fu tuttavia James Whistler, esperto acquafortista, autore anche di litografie e incisioni a puntasecca. Intorno al 1860 Whistler si trasferì in Gran Bretagna, dove realizzò celebri stampe di vedute di città europee, tra cui Londra, Parigi e Venezia. La sua perizia tecnica e la raffinatezza delle sue composizioni gli valsero grande fama. Tra gli anni Sessanta e la fine del secolo, la stampa giapponese esercitò un’influenza fortissima sull’arte europea. Secondo la leggenda, pare che l’artista parigino Félix Braquemond avesse ricevuto un servizio di porcellane dal Giappone imballato con alcune stampe di Hokusai. Braquemond mostrò con entusiasmo questi lavori ai suoi amici impressionisti, che vennero conquistati dalle composizioni piatte, vivaci e asimmetriche di quelle illustrazioni. Le litografie di Edgar Degas con immagini di donne che si lavano o si vestono si ispirano a questo stile giapponese. Henri de Toulouse-Lautrec fu forse l’interprete più originale del japonisme, in manifesti che richiamavano le tonalità, i forti tratti di contorno e le strutture compositive delle stampe giapponesi. La pittrice impressionista Mary Cassatt, statunitense ma attiva a Parigi, fu un eccellente artista della puntasecca, dell’acquaforte e dell’acquatinta; famose sono le sue acquetinte a colori, che mirano a ricreare la qualità delle xilografie giapponesi. Grazie all’influenza di Jules Chéret, richiesto autore di manifesti, la litografia a colori divenne molto popolare. Le belle stampe di Pierre Bonnard e Edouard Vuillard immortalano scene di vita parigina o interni familiari; il cecoslovacco Alphonse Mucha espresse nei suoi eleganti manifesti il gusto per la linea e per la decorazione tipico del movimento dell’Art Nouveau. Tra l’ultimo decennio del XIX secolo e la prima metà del Novecento l’artista norvegese Edvard Munch creò xilografie e litografie caratterizzate da immagini vigorose, inquietanti e cariche di un forte senso di angoscia: molte sue opere sono incentrate sul tema dell’incomunicabilità umana e della solitudine esistenziale, rappresentato ad esempio nel contrasto tra figure femminili molto sensuali e personaggi maschili bloccati e quasi paralizzati in uno stato d’ansia e attonimento. In Italia, tra i migliori incisori si distinsero Giovanni Fattori, autore di stampe dall’intensa carica espressiva; Telemaco Signorini, fine illustratore in stile realista delle novelle di Diego Martelli, e Antonio Fontanesi, che produsse stampe di soggetto prevalentemente paesistico.
A cavallo tra Ottocento e Novecento tutti i principali movimenti artistici (fauvismo, cubismo, espressionismo, surrealismo, espressionismo astratto, Op-Art, Pop Art ecc.) hanno dato luogo a interpretazioni originali delle tecniche d’incisione e stampa. All’inizio del XX secolo Parigi manteneva ancora la sua posizione di preminenza all’interno dell’arte occidentale. Henri Matisse, Georges Rouault e André Derain diedero vita al movimento noto come fauvismo (da fauve, “belva”), che prevedeva un uso totalmente libero del colore, slegato da ogni tendenza naturalistica. Questi giovani artisti trasferirono le violente cromie dei propri dipinti anche nelle stampe, a eccezione di Matisse, le cui opere grafiche più significative sono litografie in bianco e nero. Le prime stampe di Pablo Picasso (1904) sono caratterizzate da una forte carica emotiva e sentimentale. Nel 1930 l’editore Ambroise Vollard commissionò all’artista una serie di cento stampe, tra cui compare la celebre Suite Vollard (pubblicata nel 1937), considerata uno dei maggiori capolavori grafici dell’artista. Tipici soggetti di queste acqueforti e acquetinte sono lo studio dell’artista, modelle nude, sensuali raffigurazioni di minotauri, oltre ai ritratti dello stesso Vollard. Tra gli artisti che produssero stampe cubiste ricordiamo Georges Braque, Jacques Villon, Juan Gris e Louis Marcoussis. Il surrealismo, che identificava la fonte dell’ispirazione artistica nelle improvvise emergenze dell’inconscio e nei sogni, annoverò tra i propri esponenti numerosi incisori ed esperti della stampa planografica: lo spagnolo Joan Miró fu autore di litografie a colori caratterizzate da un particolare timbro sognante. Un’atmosfera simile, con in più qualche nota bizzarra, si ritrova anche nei lavori di André Masson e Yves Tanguy. Nel 1910 Marc Chagall si trasferì a Parigi dalla Russia. Nel corso della sua lunga carriera si distinse sia come pittore sia come artista grafico, associando una sensibilità naïve e “popolare” a una ricchezza figurativa visionaria. Le più significative opere grafiche di Chagall sono le litografie della Mia vita (1922), ispirate alla sua autobiografia, le acqueforti che illustrano scene del Vecchio Testamento e le acqueforti per il romanzo Le anime morte di Nikolaj Gogol’. Nei primi anni del secolo in Germania si sviluppò l’espressionismo, una tendenza stilistica che mirava a suggerire attraverso l’opera d’arte le emozioni soggettive dell’autore e la sua percezione interiore del mondo esterno. Per la sua immediatezza e la semplicità d’esecuzione, la xilografia fu sentita come tecnica espressiva congeniale al movimento. A Dresda nacque il gruppo Die Brücke (“Il ponte”) cui presero parte, tra gli altri, Ernst Ludwig Kirchner, Karl Schmidt-Rottluff, Erich Heckel, Otto Müller. Le opere grafiche di questi artisti si differenziano per definizione dell’immagine e resa espressiva: si va dai forti contrasti delle xilografie grezzamente intagliate, simili a vignette, di Schmidt-Rottluff, agli aspri ritratti di Heckel, alle liriche composizioni di figure femminili di Müller. Nel 1911 fu fondato a Monaco un altro gruppo, Der Blaue Reiter (“Il cavaliere azzurro”), guidato dall’artista di origine russa Vasilij Kandinskij. I membri del Blauer Reiter, tra i quali si distinse lo svizzero Paul Klee, svilupparono uno stile caratterizzato da raffinata astrazione, senso del ritmo, drammatici accostamenti di colori. Le acqueforti di John Sloan ed Edward Hopper e le litografie di George Bellows furono tra le stampe che meglio rappresentarono la vita urbana americana della prima metà del Novecento, in tutti i suoi aspetti, dai più squallidi ai più grandiosi. Durante la Grande Depressione, i regionalisti del Midwest, Thomas Benton, John Stewart Curry e Grant Wood, immortalarono nelle proprie incisioni l’America rurale. In Italia, tra i più interessanti artisti incisori vanno ricordati Umberto Boccioni, autore di acqueforti e puntesecche che rappresentano perlopiù periferie industriali e ritratti; Carlo Carrà, che illustrò con le proprie acqueforti e litografie diversi testi letterari; e Giorgio de Chirico, il quale rivisitò sovente nelle litografie i soggetti metafisici dei suoi quadri. Un altro grande incisore fu Giorgio Morandi, che predilesse il genere paesaggistico e la natura morta. Notevole, dopo la seconda guerra mondiale, fu anche la produzione di Renato Guttuso, che iniziò a dedicarsi alle tecniche dell’incisione attorno al 1968, e quella di Renzo Vespignani, che praticò l’acquaforte, l’acquatinta e il bulino con grande abilità tecnica e inventiva artistica. Dopo la seconda guerra mondiale interessanti sperimentazioni in campo grafico si devono ad artisti attivi a New York; in particolare, spiccano i nomi degli espressionisti astratti Robert Motherwell, Robert Rauschenberg e Jasper Johns. La portata e le problematiche dell’espressione grafica sono state inoltre al centro della cultura Pop. Attuando un continuo riferimento alla pubblicità e alle immagini della comunicazione commerciale e dell’industria del divertimento, artisti come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Indiana e Jim Dine hanno rivoluzionato la tradizione grafica. Vedi anche Libro; Illustrazione libraria.
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