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    Bacchilide, in greco Βακχυλίδης, (Iuli, isola di Ceo, 516 a.C. ca - 451 a.C. ca) poeta lirico greco, nipote di Simonide e coetaneo di Pindaro, suo rivale in poesia.

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Bacchilide

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Bacchilide (Iuli, isola di Ceo, 520 ca. - 450 ca. a.C.), poeta lirico greco. Nato negli ultimi anni del VI secolo a.C., iniziò la sua attività intorno al 485 a.C. Sembra che, come suo zio Simonide, conducesse la vita del poeta itinerante: dopo il 476 a.C. fu ospite di Gerone, tiranno di Siracusa, presso il quale si trovava anche Pindaro, con cui spesso si trovò poi a rivaleggiare. Gerone lo preferì a Pindaro affidandogli l’incarico di celebrare con un epinicio la sua vittoria ai giochi olimpici del 468 a.C.; visse poi in Tessaglia, in Macedonia e ad Atene.

L’edizione alessandrina delle sue opere, l’ultima delle quali è databile al 452 a.C., comprendeva nove libri: sei di carmi cultuali (tra cui ditirambi, peani e inni) e tre di carmi profani (encomi, epinici, poesie erotiche). Della sua vasta opera restano quattordici epinici e sei ditirambi (conservati in un papiro pubblicato a Londra solo nel 1897), oltre ad alcuni frammenti.

Poiché entrambi i poeti si cimentarono assai spesso nel genere dell’epinicio, la critica ha sovente confrontato l’arte di Bacchilide con quella di Pindaro, decretando la superiorità di quest’ultimo. In realtà i due hanno una diversa impostazione letteraria, poiché Bacchilide, pur componendo spesso poesie per la medesima occasione cantata dal suo rivale o addirittura per celebrare la stessa vittoria, diede ai suoi epinici una dimensione più narrativa, in cui il mito è presentato in forma più distesa; nei suoi carmi viene dato molto spazio anche alla rievocazione della vittoria e alla minuta descrizione delle varie fasi della gara atletica, argomenti che invece Pindaro, più attento alla riproduzione di una dimensione mitico-religiosa dell’evento, spesso trascura.

Di notevole interesse sono i suoi ditirambi, poiché sono tra i non molti esempi superstiti di questo genere letterario. La critica ha molto studiato soprattutto il Ditirambo 18, relativo al mito dell’eroe ateniese Teseo, che presenta una caratteristica struttura dialogica. Aristotele affermava infatti che il ditirambo dialogato stava all’origine della tragedia; e se è vero che l’epoca in cui Bacchilide visse aveva già visto un grande sviluppo del teatro classico (e che quindi non si può attribuire al ditirambo bacchilideo una funzione “pre-tragica”), è altrettanto vero che l’unicità di questo documento lo rende molto importante come elemento di connessione tra poesia lirica e drammatica.

Il dialetto utilizzato da Bacchilide è quello dorico, consueto nella lirica corale; lo stile, limpido e scorrevole, è caratterizzato dalla ricchezza dell’aggettivazione e da epiteti che compaiono per la prima volta nella lingua letteraria greca.

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