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Recitazione

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1

Introduzione

Recitazione Arte e tecnica del recitare esercitate dall'attore nel corso di rappresentazioni teatrali e cinematografiche.

La parola italiana, che deriva dal latino recitare, 'leggere ad alta voce', corrisponde in altre culture a un termine che rimanda al gioco (francese jouer, tedesco spielen, russo igrat'), e in altre ancora a un verbo che indica il giocare e anche l'agire (inglese to play o to act); già questa semplice analisi terminologica suggerisce tutta la complessità e i diversi significati che l'arte del recitare ha assunto nei secoli.

L'ambivalenza intrinseca al lavoro dell'attore, per cui l'individuo che recita deve assecondare massimamente la finzione scenica e allo stesso tempo 'interpretare' il testo, ha posto da sempre una questione fondamentale ai teorici e agli uomini di teatro: recitare significa rinunciare a se stessi in nome del personaggio o l'interpretazione soggettiva del singolo attore è comunque importante? Dare soluzione al quesito comporta la scelta di soluzioni sceniche e di stili di recitazione differenti.

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Oriente e Occidente fra codici e immedesimazione

Il teatro orientale (vedi Teatro giapponese; Teatro del Sud-Est asiatico) ha risolto il dilemma dando vita a un teatro sacrale, ricco di simboli, che viene riproposto ancora oggi, nonostante si sia ormai perduta la capacità di decifrarne il significato. Una rigidissima codificazione governa sia la parte verbale sia quella mimica e gestuale, costituendo un corpus di regole da cui l'attore non può mai prescindere. L'interpretazione personale deve restare decisamente in secondo piano.

Nel teatro occidentale, la bipolarità fra finzione-codificazione e pathos partecipativo si è risolta, alternativamente, in un atteggiamento naturalistico o in un'immedesimazione totale.

In Occidente, la ricerca di una presenza scenica di volta in volta naturale o rigidamente codificata, il prevalere della parola sulla gestualità, la preferenza per il virtuosismo o per la sobrietà sono sempre state scelte strettamente influenzate dalle tendenze estetiche dominanti nelle diverse culture.

Il pensiero religioso o mitico maggioritario nelle civiltà del mondo in vari periodi storici ha avuto un ruolo determinante nell'affermarsi degli stili e dei modi della recitazione. La scelta di repertori di carattere didattico o moralistico ha comportato un attento lavoro sulla retorica della parola e un intervento mirato sulla ridondanza del gesto. L'ambiente fisico in cui le rappresentazioni si svolgevano ha influito sulla modulazione della voce e sull'articolazione del gesto.

Il modo più semplice per riconoscere, di volta in volta, quali fra i diversi fattori – cultura, repertorio di testi, condizioni ambientali – siano stati maggiormente influenti nel definire la recitazione nel teatro dei paesi occidentali, è quello di procedere a una rapida panoramica storica.

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Dal teatro greco alla Commedia dell'Arte

Nel teatro greco, dove l'attore impersonava figure di eroi e divinità, l'utilizzo delle maschere e la particolare statura torreggiante, conferita agli interpreti da quei calzari altissimi che erano i coturni, servivano a marcare la distanza con le situazioni della quotidianità. L'attore rinunciava a se stesso in favore del personaggio che interpretava. Si apre già con il teatro greco, dunque, la questione del complesso rapporto fra attore e personaggio.

La rinuncia dell'attore alla propria individualità per assumere quella del personaggio fu tra i motivi che determinarono la condanna della pratica teatrale da parte della Chiesa, che tollerò invece le sacre rappresentazioni, per le quali era prevista e accettata la totale immedesimazione dell'interprete con il personaggio (appartenente alla tradizione cristiana).

L'affermarsi dell'Umanesimo, con i suoi valori di esaltazione dell'uomo e con la riscoperta delle tragedie e delle commedie greche e latine, determinò un recupero dell'arte della recitazione. Il bel portamento, la dizione corretta, l'armonia del gesto erano elementi cui gli umanisti non volevano rinunciare. Ma insieme a questo stile elegante e raffinato, con lo svilupparsi di un teatro dal repertorio moralistico e didattico, come quello che caratterizzò la scena dei gesuiti nel XVI e XVII secolo, e con la ripresa della tragedia modellata su quella greca, si affermò una recitazione ampollosa, magniloquente, ridondante nei gesti.

Ben diversa era la tecnica di recitazione dei 'comici dell'arte', attori professionisti del XVI secolo che giravano le piazze improvvisando spettacoli sulla base di canovacci molto semplici per guadagnarsi da vivere, puntando soprattutto sul virtuosismo vocale e mimico. Del loro lavoro rimane traccia ancora oggi in quelle maschere (Arlecchino, Pantalone, Pulcinella) che rappresentano in modo accentuato e caricaturale tipi e personalità comuni.

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Centralità dell'interprete, naturalismo e lavoro sul corpo

Con la Rivoluzione francese, il recupero del teatro come mezzo privilegiato attraverso cui trasmettere un messaggio al pubblico conferì all'attore una funzione di grande rilievo nella vita pubblica. La sua capacità di interpretare il testo assunse un ruolo di primo piano; si affermò un modo più semplice e naturale di esprimersi sulla scena.

L'abilità nel penetrare la psicologia del personaggio e assumerne con naturalezza i tratti comportamentali diventa fondamentale nella recitazione per tutto il periodo che viene definito 'del grande attore', che copre quasi tutto il XIX secolo e la prima metà del XX. Il grande attore doveva dare l'impressione che avvenisse uno scambio fra la propria personalità e quella del personaggio, mentre il pubblico veniva stimolato a immedesimarsi a sua volta nella finzione. Diventò dote essenziale dell'attore sapere trasmettere passioni complesse e sfumate, e con essa il possedere caratteristiche fisiche che gli conferissero carisma, quali il portamento e la bella voce.

Una svolta significativa nelle tecniche di recitazione la impresse tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento il russo Konstantin Stanislavskij, con il suo nuovo modo di lavorare sulla verità psicologica dell'attore: il 'metodo' o 'sistema' di Stanislavskij si traduceva nella minuziosa ricerca della verosimiglianza, senza però sfociare nell'eccesso di caratterizzazione naturalistica.

All'opposto, il XX secolo vede prendere piede una tecnica di recitazione che ha il suo maestro in Bertolt Brecht. Ispirandosi al distacco formale della recitazione orientale, Brecht mirò a creare nel pubblico un effetto di straniamento, che impedisse allo spettatore di identificarsi sentimentalmente con i personaggi, conservando lucidità di analisi e di riflessione: tale distacco critico era considerato essenziale ai fini eminentemente 'politici', sia pure in senso lato, ai quali il teatro brechtiano si rivolgeva. Vedi anche Regia teatrale.

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