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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Dal punto di vista amministrativo, l’Afghanistan è diviso in 34 province: Badakhshan, Badghis, Baghlan, Balkh, Bamiyan, Daykondi, Farah, Fariab, Ghazni, Ghor, Helmand, Herat, Jozjan, Kabul, Kandahar, Kapisa, Khowst, Konar, Kunduz, Laghman, Logar, Nangarhar, Nimroz, Nuristan, Paktia, Paktika, Panjshir, Parwan, Samangan, Sar-e Pol, Takhar, Uruzgan, Wardak, Zabul. Kabul, la capitale, è posta all’incrocio tra le principali vie di comunicazione che attraversano i passi montani; le altre maggiori città sono Kandahar, importante centro commerciale, Herat, conosciuta per le antiche moschee, i palazzi e altre testimonianze di grande valore architettonico, e Mazar-e Sharif, meta di pellegrinaggio dei religiosi.
Tra i paesi più poveri del mondo, l’Afghanistan ha subito gravissimi danni nel corso dei vari conflitti che si sono susseguiti a partire dall’invasione sovietica del 1979. Precedentemente l’economia del paese era basata sull’agricoltura e sull’allevamento, ma una certa industrializzazione fu avviata negli anni Sessanta e un ulteriore sviluppo del settore industriale fu favorito dal regime filosovietico nella seconda metà degli anni Ottanta. Alla fine del decennio, l’evacuazione delle truppe sovietiche determinò la cessazione degli aiuti economici da parte di Mosca, da cui il paese era quasi completamente dipendente. Fra le attività artigianali rivestivano un importante ruolo la fabbricazione dei tappeti e l’oreficeria. Secondo i dati più recenti, il prodotto interno lordo ammontava, nel 2005, a 7.308.497.900 $ USA, corrispondenti a un reddito annuo pro capite di 160 dollari. Circa il 70% della popolazione è impegnata nell’allevamento e nell’agricoltura, praticata con strumenti arretrati e in difficili condizioni. La quota di popolazione priva di occupazione è elevatissima.
L’agricoltura, il settore più rilevante dell’economia del paese, a causa del lungo conflitto non è più in grado di soddisfare il fabbisogno interno. Le colture più diffuse sono frumento, granturco, riso, orzo, ortaggi, frutta e nocciole, a cui si aggiungono semi di ricino, robbia (usata per le tinture di colore rosso), assafetida (una resina medicinale), tabacco, cotone e barbabietola da zucchero, destinati all’industria. L’Afghanistan è inoltre ritenuto tra i maggiori produttori mondiali di oppio, che negli ultimi anni ha costituito la principale voce delle esportazioni. L’allevamento degli ovini, un tempo florido, è oggi in declino; di grande pregio, in particolare, è la pelle della pecora karakul, in passato molto diffusa. Altri capi d’allevamento sono cammelli, cavalli, asini, bovini, caprini e pollame. Il settore primario, nel suo complesso, ha subito gravi danni nel corso dei recenti conflitti, che hanno sottratto all’agricoltura quasi un terzo del già scarso terreno coltivabile del paese.
Le notevoli riserve minerarie del paese comprendono oro, argento, rame, berillo e lapislazzuli, oltre a zolfo, ferro, cromo, zinco e uranio; i depositi sono tuttavia poco sfruttati, anche per la mancanza di specifiche competenze tecniche e di macchinari. Il paese produce anche sale, carbone e gas naturale i cui depositi, situati nella regione nordorientale, furono sfruttati soprattutto dal regime filosovietico. Il 69,6% dell’elettricità è prodotto negli stabilimenti idroelettrici posti lungo i fiumi Helmand e Kabul, mentre il rimanente deriva da impianti alimentati a carbone o a petrolio.
Tra gli anni Sessanta e Settanta l’industria manifatturiera conobbe un periodo di notevole sviluppo: il settore tessile, in particolare, raddoppiò la produzione di tessuti e filati di lana e cotone. Sono presenti inoltre zuccherifici, cementifici, fabbriche di laterizi e scarpe, ubicati soprattutto nel distretto di Kabul ma oggi in gran parte distrutti o dismessi; rilevante fu in passato l’esportazione dei tappeti, il prodotto principale dell’artigianato locale.
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