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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Nel 1722 una tribù afghana si impadronì della città persiana di Esfahan. Nel 1738 la città fu riconquistata dal governatore turco Nadir Shah, che ristabilì anche il controllo persiano su gran parte del territorio afghano. Alla morte di Nadir Shah, i capi degli afghani elessero alla carica di re Ahmad, capo della tribù degli abdali, che assumendo l’epiteto di Durr-i Durran (“perla delle perle”) fondò la dinastia dei Durrani. Ahmad Shah, considerato il padre dell’Afghanistan, estese quindi il suo dominio, impadronendosi per breve tempo anche del Belucistan, del Kashmir, della parte orientale dell’Iran e di una parte del Punjab. La dinastia dei Durrani, che trasferì la capitale del regno a Kabul, si estinse nel 1818. Nel 1826, Dost Muhammad, membro di una potente tribù afghana, impose il suo dominio sulla parte orientale del regno e nel 1835 si proclamò emiro.
La Gran Bretagna, interessata a impedire la caduta della regione, per la sua posizione strategica, sotto l’influenza di una potenza rivale, stipulò nel 1809 un trattato con l’Afghanistan. Il rifiuto dei britannici di sostenere le rivendicazioni afghane sul Punjab causò in seguito un deterioramento delle relazioni anglo-afghane e Dost Muhammad si rivolse alla Russia per controbilanciare la potenza britannica. Temendo la vicinanza della Russia alla frontiera indiana, nel 1838 la Gran Bretagna invase l’Afghanistan scatenando la prima guerra afghana (1838-1842). Le truppe britanniche incontrarono una scarsa resistenza e nel 1839 occuparono Kandahar e Kabul, ma nel 1841 una rivolta guidata dal figlio di Dost Muhammad reinsediò questi sul trono, costringendo i britannici ad abbandonare il paese. Solo nel 1855 Dost Muhammad concluse un accordo di pace con la Gran Bretagna.
Nato come “stato cuscinetto” nell’ambito delle lotte tra gli imperi britannico e russo per il dominio dell’Asia centromeridionale, l’Afghanistan non era – né sarebbe in seguito diventato – uno stato nazionale nel senso proprio del termine, ma piuttosto una federazione di tribù e di etnie spesso in contrasto tra loro. Dopo la morte di Dost Muhammad (1863) le lotte tra i suoi successori e tra i clan si intensificarono, aprendo un periodo di caos che durò più di un decennio. L’ascesa al potere di Shir Ali Khan, terzo figlio di Dost Muhammad, rianimò l’ostilità dei britannici, che nel 1878 invasero nuovamente l’Afghanistan; nel corso del conflitto che ne derivò, gli afghani subirono una serie di pesanti sconfitte militari e nel 1879 il sovrano afghano accettò il protettorato inglese e cedette il controllo del passo Khyber. Nel 1880 salì sul trono afghano Abd al-Rahman, nipote di Dost Muhammad.
Durante il suo regno, Abd al-Rahman ristabilì rapporti di buon vicinato con la Gran Bretagna, ratificando il trattato firmato dal suo predecessore nel 1879, e con la Russia. Abd al-Rahman si adoperò anche per attenuare i contrasti tra i clan, creò un esercito professionale e avviò la modernizzazione del paese. Nel 1901 gli successe Habib Hullah, che proseguì il suo operato, badando a conservare la neutralità del paese nel conflitto che opponeva la Russia all’impero britannico. Nel 1907 l’Afghanistan venne riconosciuto a livello internazionale e la sua integrità territoriale sancita da una convenzione stipulata tra russi e britannici. Nel 1919 la situazione del paese precipitò improvvisamente a causa di una violenta lotta per il potere sviluppatasi in seno alla famiglia reale, che condusse all’assassinio di Habib Ullah. La successiva lotta tra i due fratelli del sovrano vide prevalere Aman Allah che, deciso a sottrarsi all’influenza inglese, dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Lo scontro durò quattro mesi e vide prevalere le forze britanniche; tuttavia, il contestuale sviluppo della lotta indipendentista nel subcontinente indiano indusse la Gran Bretagna a firmare il trattato di Rawalpindi, con il quale Londra riconobbe l’indipendenza dell’Afghanistan.
Aman Allah fu il primo capo di stato a riconoscere lo stato sovietico nato dalla Rivoluzione d’ottobre. Suggestionato dalle riforme avviate in quegli anni in Iran e in Turchia, lanciò una campagna di modernizzazione che tuttavia incontrò l’ostilità dei conservatori e di molti clan; nel 1929 fu quindi costretto ad abdicare, lasciando il paese in preda a una violenta rivolta, alla quale seguirono quattro anni di disordini. Nel frattempo, sul trono afghano si susseguirono tre sovrani, l’ultimo dei quali, Zahir Shah, nel 1933 riuscì a prevalere sui ribelli. Il nuovo re riprese il programma di modernizzazione, tuttavia stemperandolo, e istituì stretti rapporti commerciali con la Germania, l’Italia e il Giappone. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Zahir Shah proclamò la neutralità del paese; nel 1941, su richiesta della Gran Bretagna e dell’Unione Sovietica, espulse però da Kabul più di 200 tedeschi e italiani. Gli Stati Uniti stabilirono relazioni con l’Afghanistan nel 1942. Nel novembre 1946 l’Afghanistan divenne membro delle Nazioni Unite.
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