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Introduzione; Origini delle ostilità; Strategie politiche e principali episodi della Guerra Fredda; Ultime fasi e fine della Guerra Fredda
Estensione e portata della Guerra Fredda crebbero peraltro nello stesso 1949 a seguito dell'esplosione della prima bomba atomica sovietica (che, ponendo fine al monopolio atomico statunitense, diede il via a una continua corsa al riarmo) e del successo in Cina della rivoluzione comunista guidata da Mao Zedong: l'immediata alleanza di quest'ultimo con Stalin fece rientrare anche l'Estremo Oriente nella scena dello scontro bipolare. Proprio in quest'area si verificò infatti la crisi più pericolosa del conflitto, quando il regime comunista della Corea del Nord invase la Corea del Sud nell'estate del 1950, dando inizio alla guerra di Corea. Sotto gli auspici delle Nazioni Unite, ma con l'effettiva leadership statunitense, una forza d'intervento internazionale frenò l'avanzata nordcoreana ristabilendo il precedente status quo nella penisola a prezzo di un sanguinoso conflitto protrattosi per tre anni. Alla morte di Stalin nel 1953 seguì un periodo di rallentamento della tensione, durante il quale il quadro generale sembrò stabilizzarsi; nel 1955, mentre la Germania federale entrava a far parte della NATO e le nazioni del Blocco orientale opponevano a quest'ultima il patto di Varsavia, si formava un terzo blocco, quello dei paesi non allineati (per la maggior parte appartenenti al cosiddetto Terzo Mondo), deciso a non accettare che lo scontro tra USA e URSS condizionasse tutto il pianeta.
Una nuova fase di tensione riprese sul finire degli anni Cinquanta a causa della costruzione, da parte di entrambi gli schieramenti, di missili balistici atomici intercontinentali: il muro di Berlino, eretto nel 1961, divenne il simbolo della Guerra Fredda. Nel 1962 sembrò essere imminente una guerra nucleare, quando l'URSS installò a Cuba, sua alleata, alcuni missili in grado di raggiungere il territorio statunitense; di fronte al blocco navale dell'isola ordinato dal presidente Kennedy, Mosca smantellò le basi missilistiche sull'isola (vedi Crisi cubana dei missili).
L'esito della crisi cubana dimostrò la possibilità di passare da uno scontro frontale, teso all'eliminazione dell'avversario, a una 'coesistenza competitiva' tra le due superpotenze, le quali d'altra parte stavano assistendo a un progressivo ridimensionamento della rispettiva egemonia: Mosca dovette subire la rottura dell'alleanza con la Cina di Mao e affrontare la rivolta della Cecoslovacchia (vedi Primavera di Praga), chiaro segno del malessere presente oltrecortina; dal canto loro gli Stati Uniti conobbero una pesante sconfitta nella guerra del Vietnam. Con l'avvento degli anni Settanta veniva così inaugurata la politica della distensione, con i colloqui SALT (Negoziati per la limitazione degli armamenti strategici) intesi sia a rallentare l'ormai costosissima corsa al riarmo, introducendo forme di controllo degli armamenti, sia ad arginare il pericolo di guerre nel Terzo Mondo.
Il processo di distensione subì un brusco colpo d'arresto con l'invasione sovietica dell'Afghanistan nel 1979 (vedi Guerra dell'Afghanistan) e l'imposizione della legge marziale in Polonia nel 1981 per stroncare i moti di protesta guidati dal movimento democratico di Solidarność; il governo statunitense decise dapprima di non ratificare il trattato SALT II, quindi, sotto la presidenza di Ronald Reagan, di rilanciare drasticamente la competizione nucleare, dando seguito al costosissimo progetto dello scudo di difesa spaziale, nonché di incrementare il sostegno ai movimenti di resistenza ai regimi comunisti in America latina, Asia e Africa. Nel 1985 Michail Gorbaciov, esponente di punta di una nuova generazione di leader politici, giunse al potere in Unione Sovietica; lanciando le parole d'ordine glasnost e perestrojka, il presidente si accinse a riformare radicalmente il sistema sovietico per porre fine alla lunga contesa con l'Occidente, i cui costi erano divenuti per Mosca ormai insostenibili. Conseguenza diretta di ciò fu il crollo delle tensioni tra Est e Ovest (sancito dalla sottoscrizione di nuovi accordi sul disarmo nucleare e convenzionale), e all'interno del Blocco Orientale il ridimensionamento dell'egemonia sovietica. La caduta del muro di Berlino nel novembre del 1989 e il successivo sfaldarsi dell'intero blocco comunista, la riunificazione delle due Germanie nel 1990, il collasso e la disgregazione dell'URSS nel 1991 furono le principali tappe che posero fine alla Guerra Fredda. Sembrarono maturati i tempi per l'instaurarsi di un nuovo 'ordine mondiale', ma questa prospettiva venne immediatamente smentita dal sopraggiungere di crisi come la guerra del Golfo o il conflitto in Iugoslavia, che hanno allungato molte ombre sulla futura fisionomia del quadro internazionale.
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