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Canto (musica) Espressione prodotta dalla voce umana mediante emissione di suoni modulati. Il canto può avere un accompagnamento musicale o essere dotato di parole, così come può esserne sprovvisto. Si distingue dal normale tono del parlato in quanto vengono attivate delle diverse modalità di utilizzo dell’intensità, del timbro e della durata dei suoni della voce. Presente in tutte le culture e civiltà, questo fenomeno è indissociabile non solo dalla storia della musica, ma anche dalla storia dell’umanità.
Durante l’espirazione, il flusso di aria in uscita dai polmoni raggiunge le corde vocali poste nella laringe facendole vibrare. Il suono che ne risulta viene amplificato dalle cavità del torace, del collo e del capo, venendo articolato (in vocali e consonanti) dalle labbra, dai denti, dalla lingua e dal palato del cantante, non diversamente da quel che accade per il linguaggio. Questo meccanismo rende possibile il canto e ogni altra forma di emissione sonora.
Nell'educazione vocale colta occidentale, il cantante apprende come controllare il respiro, regolare il grado di rilassamento e di tensione del corpo ed emettere il suono articolato sulla base di uno stile codificato nel corso dei secoli. Prassi che derivano da culture primitive o da tradizioni popolari testimoniano un gran numero di tecniche vocali che fanno un diverso uso dell’apparato fonatorio. Nella musica popolare italiana è diffuso il gusto per il timbro nasale o gutturale totalmente estraneo all’impostazione operistica (come nel caso del tenores). Ogni cultura adotta particolari modalità di espressioni vocali, spesso molto diverse tra loro. Si pensi ai canti dei monaci tibetani, alle diplofonie (emissione contemporanea di due note) dei cantanti di Tuva in Siberia, agli jodler dei pigmei, ai richiami fioriti dei muezzin islamici, al canto dell’opera classica cinese, al blues afro-americano.
Il canto è una delle espressioni umane più antiche, nata contemporaneamente all’affermarsi delle prime civiltà. È ipotizzabile che abbia accompagnato per millenni un gran numero di attività umane, legate al ciclo della vita: nascita, corteggiamento, matrimonio, lavoro, raccolto, guerra, funerale ecc. Raffigurazioni iconografiche testimoniano la diffusione del canto presso le civiltà egizia, assira, babilonese e fenicia. Le prime documentazioni scritte riguardano però la civiltà greca e romana, anche se sono ricostruibili solamente le modalità di canto che vennero adottate a partire dal Medioevo. In questo periodo il canto trovò una sua più ampia diffusione attraverso la divulgazione religiosa cristiana, islamica ed ebraica. Nella musica liturgica medievale europea venivano utilizzate unicamente voci maschili e la finalità del canto era incentrata sulla comprensione, da parte dei fedeli, delle parole del testo sacro (vedi musica sacra). Altra espressione canora, in questo caso profana, tipica del Medioevo è rappresentata dalla modalità utilizzata dai trovieri e trovatori, che consisteva in una vera e propria commistione tra canto religioso, popolare e pagano. Tra Medioevo e Rinascimento, con l’affermazione della polifonia, ci fu una serie di codificazioni, più o meno imposte dal gusto, dalle mode e dai dogmi religiosi, che portarono all’utilizzo di una serie di norme e alla diffusione di prassi esecutive universalmente accettate. Una delle codifiche più importanti fu quella delle voci utilizzate. Vennero così definiti i ruoli dei registri basso, tenore, alto e soprano, a cui si aggiunsero in seguito mezzosoprano, baritono e tutta una serie di sottocategorie (ad esempio nel melodramma soprano/contralto/tenore drammatico, basso buffo ecc.). Poiché le donne erano escluse dall’esecuzione canora, le parti più alte erano affidate ai bambini e agli adulti che cantavano in falsetto (sopranisti), oppure ai castrati. Il canto a più voci, genericamente inteso come composizione per due o più voci senza accompagnamento, fu una forma canora cinquecentesca tipicamente inglese (part-song) per voci sole. William Byrd e John Dowland composero entrambi brani di questo tipo. Oggi, in pratica, il part-song rispecchia una tradizione molto sentita nei paesi di lingua anglosassone, dove sono diffuse le società amatoriali specializzate nell'esecuzione di musica corale profana; il loro repertorio comprende generalmente opere di autori classici e romantici. Con il melodramma sei e settecentesco si ebbero notevoli evoluzioni stilistiche oltre che formali, come nel caso del recitativo e dell’aria. Lo stile del belcanto, che dominò la scena occidentale tra metà Seicento e metà Ottocento, nacque in Italia e caratterizzò la maggior parte della produzione vocale colta europea. La tecnica si basava sull’attenta regolazione dell'intensità dell'emissione vocale attraverso la respirazione e sulla consapevolezza dei diversi registri della voce. Inscindibile dall'opera (che si sviluppò a partire dal 1600), lo stile emergente era usato anche nella musica sacra. Il madrigale e altri generi vocali profani, che fiorirono in quel periodo, richiedevano voci femminili per eseguire linee melodiche espressive, ornate e spesso virtuosistiche. Nell'Ottocento, le accresciute dimensioni dei teatri e l'affermarsi di nuove finalità estetiche basate su effetti drammatici, contribuirono all’abbandono delle tecniche belcantistiche a favore di uno stile maggiormente declamatorio. Si dovette così ampliare l’intensità della voce per bilanciare il volume di orchestre numericamente sempre più grandi. Particolare importanza ebbe inoltre, all’interno della storia del canto occidentale moderno, l’evoluzione del Lied.
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