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Messa (musica) Composizione musicale costruita attorno a un testo liturgico della messa. Alcune parti della messa variano ogni giorno nel corso dell’anno liturgico (è questo il proprium missae, il “proprio”), mentre altre restano invariate (ordinarium missae, l’“ordinario”); inoltre, alcune di queste parti vengono recitate, mentre altre sono cantate. Gregorio I, durante il suo pontificato (590-604), raccolse molti canti monofonici usati nella liturgia.
Nel canto gregoriano le melodie del proprio sono particolarmente importanti, specialmente l’Introito, il Graduale, l’Alleluia, il Tratto, l’Offertorio e l’Eucaristia. Già nelle prime forme polifoniche, tra il 900 e il 1250, era prassi comune mettere in musica il proprio. La melodia del canto era usata come cantus firmus, al quale venivano aggiunte nuove parti vocali. Una prima importante raccolta di Graduali e Alleluia polifonici è il Magnus Liber Organi (1175 ca.), scritto a Parigi da Léonin (attivo nel tardo XII secolo) e ampliato dal suo successore Pérotin (attivo verso il 1200). Attorno al 1250, la composizione di canti polifonici per il proprio diminuì drasticamente.
Il primo esempio di ordinario completamente musicato – ordinario composto da Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei – si ha con la Messe de Tournai (1300 ca.). Un altro ciclo completo risalente alla metà del XIV secolo fu composto da Guillaume de Machaut, la cui messa polifonica è la prima giunta sino a noi completa di tutte le sue parti e interamente scritta da un unico autore. Tra il XV e il XVII secolo il termine “messa” iniziò a definire l’intero ordinario posto in musica. In quei secoli la messa divenne il principale genere della cultura musicale. Importanti compositori come Guillaume Dufay, Josquin Desprez e Giovanni Pierluigi da Palestrina contribuirono ad ampliare il repertorio. Dopo il 1600 la messa perse la sua centralità musicale, ma guadagnò in forze vocali e strumentali, diventando in seguito uno dei pilastri del repertorio della musica corale. Una pietra miliare del barocco (1600 ca. - 1750 ca.) fu la Messa in si minore di Johann Sebastian Bach (composta fra il 1724 e il 1749), opera monumentale nello stile della cantata, ma troppo lunga per il servizio religioso ordinario e destinata alle grandi occasioni liturgiche. Nel periodo classico (1750 ca. - 1820 ca.) scrissero messe di grande valore Franz Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart. Ludwig van Beethoven considerava la propria Missa solemnis (1823) come una delle composizioni meglio riuscite. Il genere fu continuato nell’Ottocento da Franz Schubert, Franz Liszt, Charles Gounod e soprattutto Anton Bruckner. Tra i principali compositori di messe nel corso del XX secolo si ricordano Francis Poulenc, Igor Stravinskij, Leóš Janáček e Ralph Vaughan Williams; in questo secolo sono inoltre state composte Messe in linguaggi musicali popolari e regionali, come la Missa Luba di padre Guido Haazen, frutto della cultura musicale congolese.
La messa per la commemorazione dei defunti omette il Gloria e il Credo e aggiunge una sequenza o inno, il Dies Irae, proveniente da un componimento anonimo in latino medievale. Tra i grandi compositori di messe da requiem si ricordano Johannes Ockeghem (XV secolo), Mozart (1791), Giuseppe Verdi (1874), Hector Berlioz (1837) e Gabriel Fauré (1887). Il Requiem tedesco (1868) di Johannes Brahms mette in musica un testo biblico e non liturgico. Tra i requiem non basati sulla liturgia cattolica si ricordano inoltre i Requiem Canticles di Igor Stravinskij.
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