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Lingue semitiche Sottofamiglia delle lingue afro-asiatiche nella quale sono classificati idiomi parlati in un’area che dalla Siria giunge fino all’Etiopia a sud, e che si estende verso sud-est attraverso l’Iraq e la Penisola arabica. Alcune “isole linguistiche” semitiche sono attestate anche in Iran. Le lingue semitiche che vantano il maggior numero di locutori sono: l’arabo (con oltre 200 milioni di parlanti), l’idioma che si è diffuso maggiormente al di fuori dell’ambito originale, costituito dalla Penisola arabica; l’amarico; l’ebraico; il tigrino.
I linguisti ipotizzano l’esistenza di una lingua protosemitica sviluppatasi in Africa, dalla quale sarebbero derivate tutte le lingue semitiche. Queste vengono classificate in due grandi gruppi: orientale e occidentale, sebbene la suddivisione sia ancora oggetto di dispute. Il gruppo orientale, estinto, è rappresentato dall’accadico, che costituisce la più antica lingua semitica con attestazioni scritte e con la più antica letteratura. L’accadico era parlato in Mesopotamia fra il 3000 a.C. e il 600-400 a.C. e fu usato come lingua letteraria fino al I secolo d.C. Affine all’accadico era l’eblaita, parlato nel III millennio a.C. a Ebla; di questa lingua ci sono rimaste, come testimonianze scritte, tavolette d’argilla con iscrizioni in caratteri cuneiformi. Il gruppo occidentale è a sua volta suddiviso in due rami: settentrionale e meridionale. Al gruppo settentrionale appartengono lingue antiche come l’amorreo, l’ugaritico, le lingue cananee (il moabito, il fenicio, il punico, l’ebraico) e la lingua aramaica (che a sua volta comprende il siriaco, o aramaico cristiano). Nel gruppo meridionale sono invece classificati l’arabo e i dialetti sudarabici (parlati oggi in alcune zone meridionali della Penisola arabica e nell’antichità da popoli come i sabei), il maltese, (una derivazione dell’arabo, parlato nell’arcipelago di Malta da circa 350.000 persone e che, a causa della sua localizzazione, mostra di aver subito forti influenze da parte dell’italiano e del dialetto siciliano) e le lingue etiopi (l’amarico, il tigrino e il ge’ez, che sopravvive solo come lingua letteraria e liturgica).
Nelle lingue semitiche, le parole traggono origine da una radice formata da tre consonanti, che reca il significato di base. Alla radice viene aggiunto uno schema di vocali (o di vocali e consonanti) che indica variazioni nel significato di base o che determina la flessione (per indicare il tempo del verbo e il numero; vedi Morfologia). Ad esempio, in arabo la radice ktb ha a che fare con il concetto di “scrittura”, e lo schema vocalico -a-i- implica “uno che fa qualcosa”; pertanto, katib significa “uno che scrive”, quindi anche “scrittore”. Altri derivati della stessa radice sono, ad esempio, kitab, “libro”; maktub, “lettera”; e kataba, “egli scrisse”. La stretta parentela fra le lingue semitiche è documentata dalla persistenza delle stesse radici da una lingua all’altra (slm, ad esempio, significa “pace” in accadico, ebraico, aramaico, arabo e altre lingue). Nelle lingue semitiche le consonanti ricadono in tre categorie fonetiche: sonore, sorde ed enfatiche; un esempio è la serie che viene traslitterata g, k e q dall’arabo e dall’ebraico (la q viene pronunciata enfaticamente con l’utilizzo della parte posteriore della gola).
Con l’eccezione delle due forme di scrittura usate dagli antichi cananei e dell’alfabeto latino per il maltese, le lingue semitiche hanno conosciuto storicamente tre tipi di scrittura. L’assiro-babilonese era scritto in caratteri cuneiformi. Il semitico occidentale settentrionale utilizzava una scrittura alfabetica, la cui più antica attestazione è l’incisione moabitica del IX secolo a.C. scoperta nel 1868 e ora conservata al Museo del Louvre a Parigi. La terza scrittura, quella del semitico occidentale meridionale, potrebbe essere una variante di quella del semitico occidentale settentrionale; costituita da sole consonanti, fu portata in Etiopia nel I millennio a.C. e diede origine alle scritture sillabiche usate per le moderne lingue etiopiche. Dalla variante aramaica del semitico occidentale settentrionale si svilupparono i moderni alfabeti arabo ed ebraico: entrambi sono costituiti da sole consonanti; sembra che i segni speciali per la rappresentazione delle vocali siano entrati in uso intorno all’VIII secolo d.C. Dal semitico occidentale settentrionale ebbe origine l’alfabeto greco.
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