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Partito nazista Partito politico tedesco fondato a Monaco il 5 gennaio del 1919 con la denominazione di Partito tedesco dei lavoratori (Deutsche Arbeiterpartei), ribattezzato il 24 febbraio del 1920 Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP, Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei). Adolf Hitler vi aderì nel settembre del 1919 e fu inizialmente responsabile della propaganda; il 29 luglio del 1921 fu eletto capo del partito con pieni poteri: si affermava così il Führerprinzip.
Il programma in 25 punti redatto da Anton Drexler (che aveva fondato il partito insieme a Karl Harrer) si caratterizzò per i suoi tratti fortemente antiliberali, anticapitalistici, imperialistici e antisemiti. A partire dal 1920 venne adottata la croce uncinata come simbolo del partito, e suo organo ufficiale fu il “Völkische Beobachter”, di cui fu caporedattore dal 1923 Alfred Rosenberg. Nel 1921 furono create le SA, utilizzate soprattutto per diffondere la strategia del terrore: proprio a causa dei suoi metodi terroristici il partito fu messo fuori legge nel 1922 in Prussia e in altri stati. Nel novembre del 1923 Hitler ritenne di poter sfruttare la confusa situazione politica della Baviera per un colpo di mano: il Putsch di Monaco tuttavia fallì. In seguito a questo episodio il partito, il suo organo di stampa e le SA furono messi al bando; l’NSDAP, che contava allora 55.000 membri, sopravvisse attraverso organizzazioni collaterali.
Dopo il fallimento del Putsch, Hitler abbandonò le strategie violente puntando alla conquista legale del potere. Dopo la sua rifondazione, nel 1925, il partito si riorganizzò su scala nazionale: i suoi membri passarono dalle 27.000 unità del 1925 alle 150.000 durante la crisi del 1929, alle 400.000 dell’anno seguente. In questa fase si rafforzò il Führerprinzip, sconfinando in quello che sarebbe stato un vero e proprio culto; già dal 1923, del resto, si era affermato il saluto Heil Hitler. Il partito mise a punto e sviluppò mezzi propagandistici assai efficaci e accrebbe il suo potere di attrazione su determinati strati della popolazione; violenza e aggressività diffamatoria furono ampiamente utilizzati come mezzi di lotta politica contro gli avversari. Con la crisi economica mondiale cominciò l’ascesa fulminea dell’NSDAP: alle elezioni politiche del 1928 il partito contava appena il 2,6% di voti, due anni dopo era arrivato al 18,3% – secondo maggior partito dopo il Partito socialdemocratico – e nel 1932, con 230 seggi, era il primo partito tedesco. Questo balzo in avanti era stato favorito anche da alleanze strategiche con altre forze politiche e sociali di stampo antidemocratico: a molti il partito di Hitler sembrava l’unica alternativa possibile alla Repubblica di Weimar. Nonostante la vittoria elettorale del 1932, Hitler rifiutò di entrare nel governo, esigendo per se stesso, come leader del partito più forte, quel cancellierato che il presidente Paul von Hindenburg non era ancora disposto a concedergli e che invece gli affidò, premuto dalle forze più conservatrici, nel gennaio del 1933. Immediatamente dopo l’incendio del Reichstag (23 febbraio 1933) fu sciolto il Partito comunista (KPD) e qualche mese più tardi fu messo fuori legge il Partito socialdemocratico (SPD). Tra il giugno e il luglio dello stesso anno si sciolsero anche gli altri partiti; nel luglio del 1933 l’NSDAP era rimasto l’unico partito legale in Germania. All’inizio del 1933 esso contava 1,5 milioni di iscritti, che sarebbero diventati 8,5 milioni alla fine del Terzo Reich. Le articolazioni del partito, come le SA, le SS e la Gioventù hitleriana (Hitlerjugend) erano parte del partito stesso e le associazioni contigue, sottoposte dal 1933 alla cosiddetta “sincronizzazione”, furono poste sotto il suo controllo: con ciò pressoché ogni settore della popolazione era organizzato, sorvegliato e indottrinato dall’NSDAP; dopo l’eliminazione delle SA, nel 1934, le SS divennero il principale strumento di repressione. L’NSDAP fu vietato dalle forze alleate nell’ottobre del 1945 e dichiarato organizzazione criminale con i processi di Norimberga. Vedi anche Nazionalsocialismo.
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