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Risultati di Windows Live® Search Malevič, Kazimir Severinovič (Kiev 1878 - San Pietroburgo 1935), pittore russo, tra i pionieri dell’arte astratta, teorico e principale figura del suprematismo. I primi lavori rivelano la conoscenza del postimpressionismo (Cézanne in particolare) e del fauvismo, coniugata con l’interesse per il neoprimitivismo russo di cui erano interpreti in quegli anni Michail Larionov e Natalja Gončarova. È proprio nello sviluppo dei temi della vita contadina, ripresi anche dalla produzione simbolista del secolo precedente (Aleksej Venencianov), che si manifestò la progressiva apertura alle avanguardie francesi, in primo luogo a Fernand Léger, dal quale Malevič trasse la costruzione geometrizzante del corpo umano delle Mietitrici (1909 ca., Museo Russo, San Pietroburgo) e della Raccolta della segale (1912, Stedelijk Museum, Amsterdam). Nel clima di fermento e rinnovamento delle arti che animava in quegli anni il mondo culturale russo, Malevič espose con vari gruppi, tra cui “Fante di Quadri” e la “Coda dell’asino” di Larionov e Gončarova. Nel 1912 partecipò a Monaco alla mostra organizzata da Vasilij Kandinskij con gli altri fondatori di Der Blaue Reiter. Le sperimentazioni cubiste che ne seguirono (Testa di giovane contadina, 1912-13) lo avvicinarono alle contemporanee esperienze dei futuristi italiani, di cui condivideva l’interesse per la scomposizione della forma e del colore e la resa plastica dell’oggetto (L’aviatore, 1914, Museo Russo, San Pietroburgo). Nel 1915 partecipò alla prima mostra futurista tenutasi a Mosca (vedi anche Futurismo russo). La ricerca stilistica di Malevič prendeva intanto con decisione una direzione propria, con l’elaborazione della poetica del suprematismo. Nel 1915 l’artista espose alla mostra “0, 10”, organizzata dal pittore Jean Pougny a San Pietroburgo, le sue prime tele astratte definite “suprematiste” (Composizione suprematista, 1914-1916, Stedelijk Museum, Amsterdam). Pubblicò inoltre il Manifesto del suprematismo, scritto con la collaborazione di Vladimir Majakovskij. Il “punto zero” della pittura suprematista, tesa a rappresentare la pura sensazione (e dunque la pura forma, il puro colore, svincolato da ogni appartenenza al mondo oggettivo), è rappresentato dal dipinto Quadrato nero su fondo bianco (1913, Museo Russo, San Pietroburgo). Dal 1913 al 1918 Malevič compì i tre “stadi” del suprematismo, impostando le sue composizioni su quadrati (ma in un secondo tempo anche quadrilateri irregolari, cerchi, croci, ellissi) dapprima neri, quindi colorati (Giallo, arancio, verde, 1916, Stedelijk Museum, Amsterdam), infine bianchi (Quadrato bianco su fondo bianco, 1918, Museum of Modern Art, New York). La Rivoluzione d’ottobre diede nuovo impulso alla sua attività, inducendolo ad applicare le sue teorie all’architettura: le sue strutture in gesso, che dovevano servire da modello per nuove tipologie costruttive, furono poi studiate con interesse dai membri del Bauhaus. Nel 1920 Malevič fondò a Vitebsk un gruppo di artisti suprematisti e da questo momento si dedicò quasi esclusivamente all’insegnamento, divenendo, tra l’altro, membro direttivo del Museo di cultura artistica di Pietroburgo, dedicato all’arte contemporanea. Dalla fine degli anni Venti, tuttavia, il progressivo controllo imposto da Stalin alla libera espressione artistica e il sospetto che il regime gettava sull’arte astratta determinò un brusco ripiegamento nella produzione di Malevič, che tornò all’arte figurativa, seppure secondo modalità nuove (risale a questo momento la cosiddetta seconda serie contadina, di cui fa parte Contadino nel campo, 1928-1932, Museo Russo, San Pietroburgo). La figura di Malevič, insieme a quella dell’olandese Piet Mondrian, occupa un ruolo centrale nel panorama dell’astrattismo europeo ed esercitò grande influenza sulle avanguardie artistiche degli anni Venti. La sua opera, a lungo occultata nei sotterranei dei musei di stato, venne in gran parte riscoperta dopo il 1957 grazie alle importanti ricerche della studiosa Camilla Gray.
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