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Pericle (Atene 495 ca. - 429 a.C.), uomo di stato ateniese, tra le figure più eminenti di tutta la Grecia antica. Figlio di Santippo – politico della generazione precedente – e imparentato per parte materna con la nobile famiglia degli Alcmeonidi, si affacciò alla vita politica ateniese come accusatore di Cimone (461 a.C.) e subito dopo partecipò, insieme con Efialte, a un’iniziativa politica mirante a sminuire i poteri del tribunale aristocratico dell’areopago. Divenne dunque il leader della fazione politica di orientamento democratico, e – di fatto – l’uomo più influente di Atene per circa un trentennio, soprattutto dopo che – nel 443 a.C. – ottenne l’ostracismo per Tucidide figlio di Melesia, il capo del partito aristocratico.
Per quanto concerne la politica interna, Pericle governò Atene sfruttando la sua grande popolarità, ricoprendo numerose volte la carica di stratega (dal 443 al 430 lo fu addirittura ininterrottamente) e formulando in prima persona proposte di legge nella bulé e nell’ecclesìa, divenute ormai, proprio per opera dello stesso Pericle, gli organi-chiave della democrazia ateniese; l’introduzione del gettone di presenza per i cittadini che partecipassero alle loro sedute – come pure a quelle dei tribunali popolari – fu infatti un modo per aprire queste istituzioni anche agli esponenti delle classi più basse, delle quali Pericle tanto si proclamò difensore quanto fu anche abile manipolatore. Promosse le arti e le lettere e fu personalmente amico del filosofo Anassagora, dello storico Erodoto, del tragediografo Sofocle, dello scultore Fidia; dell’impegno profuso nelle opere pubbliche la testimonianza più alta è l’erezione del Partenone, sull’acropoli della città.
In politica estera egli rafforzò il peso di Atene nell’ambito della lega delio-attica, che – come ricorda lo storico Tucidide – da alleanza di greci in funzione antipersiana divenne un vero e proprio “impero” ateniese: gli alleati vennero infatti pesantemente vessati da un punto di vista fiscale (anche per finanziare le imponenti opere pubbliche di Atene) e in tutte le poleis vennero imposti regimi democratici simili a quello ateniese. Inoltre con la pace di Callia, del 449 a.C., Pericle sancì una temporanea tregua con la Persia, cui fece seguire – tre anni dopo – un trattato di non belligeranza con Sparta, polis che tradizionalmente contendeva ad Atene il primato sulla grecità. Cercò di colmare il divario che si era creato tra Atene e altre città stato nella colonizzazione, promuovendo la deduzione di cleruchie, colonie militari ateniesi site in punti strategicamente rilevanti, e – soprattutto – fondando l’importantissima colonia di Turi, in Magna Grecia (443 a.C.). La politica imperialista e espansionistica di Pericle fu una delle cause della guerra del Peloponneso (431 a.C.), tra Atene e Sparta. Pericle, però, vi partecipò solo in modo marginale; intorno al 430 a.C. subì infatti un infamante processo per peculato, e poco dopo – nel 429 a.C. – morì di peste, malattia che aveva colpito violentemente l’Attica decimandone la popolazione. A prescindere dal giudizio storico-politico sulla sua persona (alcuni lo considerarono sincero democratico, altri un ambizioso demagogo), tanto rilievo ebbe in ogni tempo la sua figura che l’età aurea della Grecia classica è da sempre denominata “l’età di Pericle”.
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