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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Cuba comprende 14 province e una municipalità speciale, amministrata dal governo centrale.
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 17 anni di età. Le forze armate contano circa 49.000 effettivi (2004).
Nel corso del suo primo viaggio, il 28 ottobre 1492, Cristoforo Colombo approdò sull’isola che, in onore della figlia di Ferdinando V e di Isabella I di Spagna, chiamò Juana (primo di una serie di nomi, tra cui Fernandina, in seguito attribuiti all’isola). Il nome attuale deriva dall’originario nome indigeno di Cubanascnan, che deriva probabilmente a sua volta da cubagua, “paese dell’oro”.
Quando vi giunsero gli europei, l’isola era abitata dai ciboney, una tribù pacifica appartenente al gruppo degli arawak. La colonizzazione spagnola ebbe inizio nel 1511, quando vi sbarcarono i soldati agli ordini di Diego Velázquez; questi, nominato governatore, fondò Baracoa e in seguito altri centri, tra cui Santiago di Cuba (1514) e l’Avana (1515). La durezza della dominazione spagnola causò nell’arco di pochi anni lo sterminio degli indigeni e già nel 1526 venne avviata l’importazione di schiavi africani per il lavoro nelle miniere e nelle piantagioni di tabacco e di canna da zucchero. Cuba diventò uno scalo di rifornimento per le spedizioni spagnole verso il Messico e la Florida e poi un importante nodo commerciale tra le colonie e la metropoli. Malgrado le frequenti incursioni dei bucanieri e i contrasti tra la Spagna e le altre potenze europee per il controllo delle rotte commerciali, l’isola conobbe un periodo di prosperità per tutto il XVI e il XVII secolo. Dopo la guerra dei Sette anni (1756-1763), durante la quale gli inglesi occuparono per più di un anno L’Avana, il governo spagnolo favorì un ulteriore sviluppo dell’agricoltura e dei commerci, che beneficiarono della creazione di nuovi porti. Tra il 1774 e il 1817 il paese conobbe un forte incremento demografico e i prodotti agricoli cubani si affermarono massicciamente sui mercati europei anche grazie all’instabilità in cui piombò in quegli anni Hispaniola, soprattutto dopo la rivolta anticolonialista ad Haiti. Agli inizi del XIX secolo, con l’inizio delle lotte d’indipendenza delle colonie spagnole latinoamericane, anche a Cuba andò crescendo il fermento nazionalista. Nel 1812 la Spagna concesse a Cuba alcune libertà politiche e nel 1818 rimosse ogni limite ai suoi commerci. Tuttavia i contrasti tra colonia e metropoli andarono crescendo e nel 1820 la Spagna ripristinò il suo pieno controllo su Cuba, sospendendone i rappresentanti nel Parlamento spagnolo e abolendo la libertà di stampa. Nel 1837 Madrid conferì poteri dittatoriali al governatore di Cuba. Ne seguì un periodo di rivolte e cospirazioni nazionaliste, puntualmente represse nel sangue. Il movimento indipendentista conobbe tuttavia un forte sviluppo e nell’ottobre 1868 un gruppo di patrioti, tra cui Carlos Manuel de Céspedes, proclamò il manifesto dell’indipendenza del paese (“Grito de Yara”) e la guerra contro gli spagnoli. Lo scontro durò dieci anni, concludendosi nel febbraio 1878 con il patto di El Zanjón,, con il quale i nazionalisti rinunciavano alle loro aspirazioni d’indipendenza in cambio di una sostanziale autonomia e dell’abolizione della schiavitù. Di fatto, tranne l’abolizione della schiavitù, sancita nel 1886, le riforme promesse rimasero inapplicate, alimentando il malcontento dei cubani.
Nel 1892 alcuni esuli, tra cui lo scrittore José Martí, fondarono negli Stati Uniti il Partito rivoluzionario cubano, rilanciando la lotta per l’indipendenza. Nel febbraio 1895, Martí, Máximo Gómez y Báez, Antonio Maceo e altri costituirono un governo rivoluzionario guidato da Salvador Cisneros y Betancourt, insorgendo contro le autorità spagnole. La Spagna inviò sull’isola rinforzi e scatenò una brutale repressione che non fermò tuttavia gli insorti, sostenuti dagli Stati Uniti. Questi entrarono direttamente nel conflitto dopo il misterioso affondamento (di cui venne data la colpa alla Spagna) della nave da guerra Maine, all’ancora nel porto dell’Avana, che causò l’inizio della guerra ispano-americana. Con il trattato di Parigi, che nel dicembre 1898 mise fine al conflitto, la Spagna perse la sua ultima colonia in America. Cuba fu governata militarmente dagli Stati Uniti fino al maggio 1902, quando venne istituita formalmente la Repubblica cubana con l’elezione a presidente di Tomás Estrada Palma. Gli Stati Uniti stabilirono tuttavia sul paese un forte controllo e la stessa Costituzione cubana, approvata nel 1901, fu sottoposta a revisione da parte del Congresso statunitense con l’Emendamento Platt, che stabiliva la tutela militare e politica sul paese. Le proteste contro le ingerenze statunitensi culminarono nel 1906 nella rivolta di José Miguel Gómez, che causò l’intervento degli Stati Uniti e un nuovo periodo di occupazione militare durato fino al 1909. Ulteriori interventi militari statunitensi ebbero luogo nel 1912 (per soffocare una rivolta della popolazione nera contro le discriminazioni), nel 1917 e nel 1920. Intanto le compagnie statunitensi investirono massicciamente nell’economia cubana, stabilendo il loro controllo sulla gran parte delle risorse del paese e soprattutto sulla redditizia industria dello zucchero.
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