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Cuba

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Cuba: bandiera e innoCuba: bandiera e inno
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7.8

Il crollo del comunismo

In seguito al processo di distensione avviatosi agli inizi degli anni Settanta tra Stati Uniti e Unione Sovietica, Cuba iniziò a emergere dall’isolamento. Nel luglio del 1975, con l’approvazione di una clausola di “libertà d’azione”, l’OSA creò le condizioni per la rimozione delle sanzioni imposte al paese nel 1964. Anche le relazioni con gli Stati Uniti migliorarono, ma subirono un nuovo deterioramento dopo l’intervento delle truppe cubane in Angola (1976) e soprattutto in seguito alla cosiddetta “crisi di Mariel” (o “questione dei profughi”) scoppiata tra i due paesi nel 1980. Nell’aprile di quell’anno, incoraggiati dalle organizzazioni anticastriste, migliaia di cubani, tra cui molti pregiudicati, occuparono l’ambasciata peruviana dell’Avana chiedendo di lasciare il paese. La decisione di Castro di togliere le restrizioni all’espatrio consentì nei mesi seguenti a circa 125.000 persone di partire dal porto di Mariel alla volta della Florida, sollevando le proteste dell’amministrazione statunitense. In seguito a una lunga trattativa, i due paesi firmarono nel 1984 un accordo che fissava un tetto massimo annuale al flusso migratorio (stabilito in 20.000 persone) e la riconsegna alle autorità cubane di circa 5000 persone ritenute “indesiderabili” dagli Stati Uniti; l’accordo rimase tuttavia sostanzialmente inapplicato.

Nel 1989, temendo di perdere l’unico alleato e di ritrovarsi isolato contro l’ingombrante vicino nordamericano, Castro si pronunciò contro le riforme sostenute nell’URSS da Michail Gorbaciov. Il crollo del sistema comunista all’inizio degli anni Novanta privò infatti Cuba, già stremata dall’embargo statunitense, di importanti risorse economiche e dell’aiuto militare dell’URSS. Nel novembre 1992 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione rivolta a porre fine all’embargo; a partire dall’anno seguente, l’Unione Europea concesse aiuti a Cuba nella prospettiva di cambiamenti politici ed economici, in parte già avviati.

Nel 1994 ad agitare le relazioni tra Cuba e Stati Uniti fu la cosiddetta “crisi dei balseros”. Spinti dalle difficoltà economiche, circa 30.000 cubani abbandonarono infatti l’isola con mezzi di fortuna (soprattutto con zattere, “balsas”) per raggiungere le coste della Florida. Tra settembre e maggio 1995 i due paesi sottoscrissero altri accordi in materia di emigrazione, in base ai quali venne abolito lo status privilegiato offerto da Washington ai profughi cubani, disponendone altresì l’immediato rimpatrio.

Nel 1996 le relazioni tra USA e Cuba peggiorarono ulteriormente per l’approvazione da parte del presidente Bill Clinton della legge Helms-Burton, che rafforzava l’embargo e minacciava di ritorsioni le imprese internazionali che avessero intrattenuto rapporti commerciali con l’isola. La legge sollevò un coro di proteste e molti paesi ricorsero all’Organizzazione mondiale per il commercio.

7.9

L’anomalia cubana

Negli anni Novanta, le gravi difficoltà in cui versava il paese indussero Castro a introdurre ulteriori elementi di liberalizzazione economica per attrarre investimenti esteri. Cuba conobbe nel contempo una ripresa delle attività anticastriste; nel 1996 un giovane imprenditore italiano perse la vita all’Avana in un attentato terroristico attribuito a uno dei gruppi più radicali della diaspora cubana di Miami.

Nel 1997 il ritorno a Cuba delle spoglie di “Che” Guevara diede luogo a numerose cerimonie in tutto il paese, ma fu soprattutto la visita di papa Giovanni Paolo II, nel 1998, a rappresentare una grande vittoria diplomatica per Fidel Castro. Accogliendo uno dei principali artefici del crollo del sistema comunista e il suo appello a concedere maggiori libertà religiose e civili alla popolazione cubana, Castro aprì una breccia nell’isolamento al quale il suo regime pareva ormai definitivamente condannato. Nel corso dell’anno Cuba estese e migliorò infatti le sue relazioni internazionali, soprattutto con i paesi latinoamericani ed europei.

Gli sforzi diplomatici di Castro furono in parte vanificati dallo scontro in atto, all’interno dello stesso regime cubano, tra un gruppo riformista e uno più ostinato nel proseguire l’esperimento socialista senza apportarvi sostanziali modifiche. La decisione del governo di introdurre nuove leggi a “protezione dell’indipendenza nazionale e dell’economia” si tradusse infatti in un irrigidimento nei confronti del dissenso interno. Agli inizi del 1999 la condanna di quattro intellettuali dissidenti, rei di aver criticato pubblicamente il partito al potere, sollevò le proteste di molti paesi che minacciarono di rivedere le proprie relazioni con Cuba.

Tra la fine del 1999 e gli inizi del 2000 L’Avana ospitò due importanti vertici: quello ibero-americano (che vide la partecipazione del re di Spagna Juan Carlos), e quello del Gruppo dei 77 (che raccoglie più di cento paesi in via di sviluppo). Fidel Castro colse le due occasioni per richiamare l’attenzione dei paesi sviluppati sui problemi del Terzo Mondo, raccogliendo ampi consensi.

Nella prima metà del 2000, la drammatica vicenda di Elian Gonzales, un bambino cubano di sei anni, fornì a Cuba e Stati Uniti un’ulteriore occasione di contrasto ma allo stesso tempo di distensione. Sopravvissuto al naufragio in cui, nel novembre 1999, avevano trovato la morte, nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti, la madre e il patrigno, Elian fu trattenuto da un parente a Miami, che ne impedì il ricongiungimento con il padre naturale, cittadino cubano. La vicenda, che scatenò negli Stati Uniti un’aggressiva campagna anticastrista degli esuli cubani e a Cuba un’intensa mobilitazione nazionalista, si concluse con una sentenza della Corte Suprema statunitense che, riconoscendo le ragioni del padre di Elian, consentì il rimpatrio del bambino a Cuba. Il regime cubano inviò a sua volta al governo di Washington un segnale di distensione, liberando in maggio due dei quattro dissidenti arrestati nel 1999, ma i rapporti tra i due paesi si fecero nuovamente burrascosi nel 2001, quando la Corte federale di Miami condannò all’ergastolo cinque cittadini cubani con l’accusa di cospirazione contro gli Stati Uniti. Secondo le autorità cubane, i cinque si erano invece infiltrati nelle file delle organizzazioni anticastriste di Miami per prevenire attentati terroristici contro Cuba.

Nell’ottobre 2001 la Russia chiuse la sua ultima base militare sull’isola e nello stesso anno Castro nominò suo fratello Raúl come successore. Nel 2002, in seguito a un voto del Congresso statunitense, ripresero dopo quarant’anni le esportazioni di alimentari verso Cuba, che si interruppero tuttavia l’anno seguente. Il dichiarato appoggio ai dissidenti cubani da parte del presidente George W. Bush provocò inoltre una nuova e più cruenta repressione interna. Nella primavera 2003 i tre autori del dirottamento di un traghetto nella baia dell’Avana vennero condannati a morte e giustiziati, causando la protesta e la sospensione delle relazioni diplomatiche da parte dell’Unione Europea, ripristinate poi nel 2005.

7.10

Sviluppi recenti

Cuba approfondisce le sue relazioni commerciali con diversi paesi dell’America latina e soprattutto con il Venezuela, il cui presidente Hugo Chávez affianca Castro nel suo annoso contrasto con gli Stati Uniti.

Nel luglio 2006 Castro viene ricoverato in una clinica dell’Avana e sottoposto a un delicato intervento chirurgico. I suoi poteri sono affidati temporaneamente al fratello Raúl.

Nel febbraio 2008 Fidel Castro annuncia ufficialmente il suo ritiro; gli succede alla guida del paese il fratello Raúl.

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