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Introduzione; L’arte del califfato di Cordova e dei regni di taifas; Arte almoravide, almohade e nazarí; Le arti applicate
Arte moresca Arte nata e sviluppatasi in Spagna nel periodo della dominazione musulmana, instaurata dai popoli arabi provenienti dall’Africa settentrionale, designati in spagnolo con il termine moros (da cui il nome). Declinazione stilistica dell’arte islamica, trovò espressione in particolare nell’architettura, nella decorazione architettonica e nelle arti applicate, distinguendosi per forme e creazioni originali, nello stesso tempo in cui si faceva importante tramite della diffusione dell’arte orientale nel mondo europeo.
L’arte moresca si affermò nel califfato di Cordova, tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del XI. Attecchita in un contesto culturalmente e artisticamente stratificato, accolse e rielaborò motivi e tipologie dell’architettura romana e visigota, ad esempio nell’uso dell’arco a ferro di cavallo e della volta a crociera costolata. L’edificio più rappresentativo di questa tradizione artistica è la moschea di Cordova, il cui nucleo originario fu fatto innalzare da Abd ar-Rahman I a partire dal 785, sul sito di un’antica chiesa visigota. La grandiosità del complesso attuale si deve tuttavia a successivi interventi di ampliamento e ristrutturazione, compiuti per ordine dell’emiro omayyade Abd ar-Rahman II (dall’833), del successore Abd ar-Rahman III (che ricostruì il minareto) e di Al-Hakam II, che nel 961 aggiunse otto navate alle undici originarie, sormontate da archi polilobati incrociati. Al centro della sala di preghiera, infine, nel 1523 fu costruita, per celebrare la Reconquista, una cattedrale cristiana, i cui resti sono ancora visibili. Oggi, l’interno della moschea si presenta scandito in diciannove navate perpendicolari al muro di fondo, o qibla, deliminate da colonne di fusto liscio senza basamento che reggono un doppio ordine di archi: a tutto sesto rialzato quello superiore, a ferro di cavallo quello inferiore. L’antecendente di questa struttura è forse da ricercarsi nell’acquedotto romano di Los Milagros a Mérida. Caratteristici sono i capitelli compositi, l’alternanza di conci in mattone rosso e bianco negli archi, la ricchezza della decorazione vegetale ed epigrafica che incornicia il mihrab. Sul lato opposto alla qibla sorge il minareto e il delizioso Patio de los Naranjos (cortile delle abluzioni). Altri esempi dello stile moresco risalenti allo stesso periodo sono offerti dalla moschea di Toledo, trasformata in chiesa (Cristo de la Luz) nel XII secolo, per la quale si fece uso del mattone di Cordova; e il palazzo di Medinat al-Zahara, costruito nel 936 da Abd ar-Rahman III per la sua favorita Zahara. Quest’ultimo rappresenta il prototipo della città-palazzo, poi sviluppato nell’Alhambra di Granada. Nel 1031 l'ultimo califfo omayyade fu detronizzato e il califfato di Cordova si frammentò in vari piccoli stati retti da diverse dinastie musulmane, i cosiddetti reyes de taifas. Gli architetti si sentirono spinti a emulare il passato splendore di Cordova, nonostante fossero costretti a utilizzare materiali meno costosi, come il gesso. Esiti raffinati furono raggiunti ad esempio nella Aljafería di Saragozza, ricca di una sorprendente varietà di archi e impreziosita da decorazioni fastose. Notevoli per bellezza e raffinatezza sono pure i numerosi bagni arabi che sorsero allora in vari centri della penisola iberica.
A partire dall’XI secolo, con l’affermarsi delle dinastie berbere degli Almoravidi prima, e degli Almohadi poi, l’arte moresca conobbe in Andalusia nuovo impulso. Nell’architettura almoravide si consolidò il netto predominio della decorazione sull’articolazione strutturale: un ruolo di primo piano continuarono a ricoprire colonne e pilastri, per i quali si utilizzò sovente lo stesso mattone impiegato nei muri, e l’arco, presente in infinte variazioni (polilobato, mistilineo). Le volte, sovente a crociera, si arricchirono di stucchi, ceramiche smaltate, arabeschi e intrecci di ogni tipo. Risale a questo periodo il mihrab della moschea di Almería. La successiva dominazione almohade durò dal 1154 al 1212, quando nella la battaglia di Las Navas di Tolosa i cristiani sconfissero definitivamente la dinastia berbera. L’arte moresca conobbe un periodo di grande sviluppo, con innovazioni sia negli stili architettonici, sia nella decorazione. Volte ed archi si moltiplicarono, mentre nella moschea si affermò la pianta a forma di T. Vennero costruite anche numerose opere di tipo difensivo come torri e alcazabas (fortezze). L’apogeo dell’arte moresca si ebbe con la dinastia dei Nasridi, che regnò dal 1231 al 1492 su tutta la regione di Granada. Lo stile architettonico di questo periodo, detto in Spagna nazarí, fu alquanto eclettico, incentrato su una profusa decorazione, nonostante la povertà dei materiali impiegati. Tratto tipico è il capitello diviso in due parti, quella inferiore a leggere modanature e quella superiore ricca di intrecci fitomorfici. Gli archi, rastremati o rialzati, si appoggiano su colonne a fusto cilindrico; le loro imposte sono spesso fittamente ricoperte di eleganti iscrizioni epigrafiche. Le cupole si arricchiscono di muqarnas, tipiche nicchie poligonali ad alveolo, con parti aggettanti verso il basso, quasi a formare reti di prismi e stalattiti. Ceramiche smaltate, stucchi policromi, inserti in legno intagliato o bronzo, vetrate colorate contribuiscono all’effetto prezioso ed estremamente raffinato degli interni. Edificio emblematico dell’arte nazarí è l’Alhambra di Granada, complesso residenziale fortificato chiuso da una cerchia di mura. Il nucleo originario è l’Alcázar costruito da Muhammad ibn al-Ahmar, il fondatore della dinastia dei Nasridi, che innalzò anche la torre della Vela e quella del Homenaje (Giuramento). Il palazzo che si è conservato fino a oggi fu edificato in parte da Yusuf I (1333-1354), che curò in special modo la realizzazione della sala del trono e del cortile degli Arrayanes, e in parte da Muhammad V (1354-1391), più interessato all’ampliamento dell’ala residenziale. Spiccano per magnificenza i bagni, forse tra i più belli di tutta la Spagna, e il cortile dei Leoni, da cui si accede alle sale degli Abencerrajes, dei Dos Hermanas e dei Reyes. I cortili e i giardini – quello del Partal, che è il più vicino al palazzo, e quello del Generalife, detto anche orto superiore – riassumono perfettamente il concetto del giardino islamico, con fontane, portici, vegetazione rigogliosa quanto ordinata.
Nelle arti applicate, lo stile moresco trovò espressione in raffinate opere in seta, nella ceramica (nella quale si affermò l’uso dell’invetriatura e del lustro d’oro), negli avori, nei lavori a intaglio e in cuoio, che palesano una marcata impronta orientale. Molto sviluppate furono anche le tecniche di lavorazione dei metalli, che produssero preziose lampade, decorazioni a filigrana, gioielli, talvolta incrostati di gemme preziose e smalti policromi. Vedi anche Arte spagnola.
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