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Migrazione

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Emigrazione italianaEmigrazione italiana
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1

Introduzione

Migrazione Spostamento, temporaneo o permanente, di individui o di gruppi da un luogo a un altro, sia all'interno dello stesso paese – ad esempio dalla città alla campagna, come è avvenuto nel passaggio dal sistema agricolo a quello industriale – sia verso un paese straniero.

A seconda se considerate dal luogo di partenza o dal luogo di arrivo le migrazioni si possono distinguere in immigrazioni, emigrazioni e rientri (che quindi indicano generalmente l'arrivo, la partenza e il ritorno). Per quanto riguarda invece la durata, le migrazioni si distinguono in stagionali, temporanee e definitive.

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Cause ed effetti del fenomeno migratorio

Non è facile stabilire le cause delle migrazioni; che si tratti dello spostamento di un individuo o di un gruppo, la decisione di lasciare un luogo per raggiungerne un altro presenta sempre più di un motivo.

Le cause possono essere di origine naturale o sociale (e tra queste, economiche, politiche, militari, religiose ecc.). I cambiamenti climatici, le eruzioni vulcaniche, le inondazioni, le carestie, i bradisismi e i maremoti sono esempi di fattori naturali. Fra le cause sociali invece si possono annoverare la ricerca di un miglioramento della condizione economica, la scarsità di cibo (dovuta alla crescita demografica oppure ad altri motivi), le invasioni militari e le guerre, la ricerca della libertà religiosa e politica.

Per quanto riguarda i flussi migratori attuali, oltre a una, preponderante, motivazione economica, sempre più spesso si manifesta l'emergere di un'altra, ancor più drammatica, causa, relativa a conflitti politici, religiosi, etnici, che spesso sfociano in guerre.

I fenomeni migratori possono produrre molteplici effetti: a volte la migrazione dei popoli autoctoni; oppure la guerra tra le popolazioni autoctone e i nuovi arrivati; oppure ancora l'assimilazione attraverso le unioni e i matrimoni; infine trasformazioni culturali e linguistiche. Gli antropologi e gli archeologi hanno a lungo indagato i percorsi migratori preistorici, studiando le trasformazioni fisiche e culturali delle diverse popolazioni. Gli effetti delle migrazioni, ad esempio, sono particolarmente visibili nell'America settentrionale, centrale e meridionale, dove popoli con origini diverse si sono mescolati fra loro.

Ancora più importanti sono gli effetti prodotti sulla cultura e sull'organizzazione sociale: ad esempio, la diffusione di lingue e alfabeti e di innovazioni tecniche (nella metallurgia, nell'agricoltura ecc.) sono spesso dovute ai processi migratori.

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I percorsi migratori

La scelta dei percorsi migratori fu solitamente condizionata sia dalla tendenza a ricercare luoghi affini a quelli abbandonati, sia dalla presenza di barriere e vincoli ambientali, come fiumi, deserti, catene montuose e condizioni climatiche dei territori da attraversare. La steppa e la tundra artica, che si estendono dall'Europa centrale all'oceano Pacifico, costituirono il territorio ideale per le migrazioni nell'asse est-ovest. Furono invece molto rare le migrazioni dai tropici alle aree temperate e viceversa. Il deserto del Sahara ostacolò la migrazione verso l'Africa centrale; analogamente il sistema montuoso dell'Himalaya impedì le migrazioni verso il subcontinente indiano. La penisola del Sinai invece, collegata a est con la penisola arabica, fu un luogo naturale di collegamento tra il continente africano e quello asiatico.

In epoca moderna, con lo sviluppo delle esplorazioni geografiche e della navigazione, le barriere naturali influirono sempre di meno e si verificarono grandi migrazioni transoceaniche, come quelle che investirono il continente americano e l'Australia tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.

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Un problema attuale

Nel corso del XX secolo il flusso migratorio non si è praticamente mai arrestato, né si arresterà a breve termine. Il continuo spostamento di individui singoli, di famiglie, di intere comunità ha motivazioni molto complesse, che sono inerenti sia alla necessità di 'fuga' (dovuta ad esempio a siccità, carestie, disoccupazione, mancanza di libertà religiose e politiche, oppure, molto più spesso, all'esplosione di guerre e conflitti di vario tipo), sia all''attrazione' che alcuni paesi (e culture) esercitano sulle popolazioni di altri paesi, grazie anche alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa.

A partire dal secondo dopoguerra il processo di ricostruzione e il successivo sviluppo industriale determinarono lo spostamento di decine di milioni di persone, dai paesi del Sud dell'Europa (Italia, Grecia, Spagna, Iugoslavia), dal Maghreb, dalla Turchia verso le nazioni del Centro e del Nord europeo (soprattutto Germania, Belgio, Svizzera, Francia). Sebbene queste ondate migratorie sollevassero forti problemi sociali, di rado determinarono scontri tra le popolazioni autoctone e quelle immigrate, alle quali anzi vennero offerte discrete possibilità di integrazione.

Il panorama è notevolmente cambiato negli ultimi decenni, da quando cioè in molti paesi del mondo la situazione economica, politica e sociale è peggiorata fino a raggiungere livelli raramente verificatisi in precedenza nella storia. Oggi il fenomeno dell'emigrazione riguarda soprattutto paesi che o sono strangolati da un elevatissimo debito estero, o sono interessati da conflitti armati che rendono praticamente impossibile l'organizzazione della vita economica e sociale. Ai vari focolai di tensione mai spenti, dal crollo dell'Unione Sovietica e dalla conseguente rottura dell'equilibrio internazionale (che si reggeva sulla contrapposizione tra il blocco occidentale e quello comunista), si sono aggiunti i numerosi conflitti esplosi in ogni angolo del globo, che provocano enormi spostamenti di popolazione, prima dalle campagne alle città e poi verso i paesi più ricchi e stabili, in cerca sia di un rifugio sia di opportunità di lavoro. La condizione più caratteristica di questo nuovo fenomeno migratorio è oggi quella dei profughi, calcolati in decine di milioni e in costante aumento, la cui sorte dipende da un improbabile ripristino di condizioni politiche e sociali tollerabili e da un ancora lontano avvio di un processo di redistribuzione delle risorse.

Vedi anche Urbanizzazione; Terzo Mondo; Colonialismo; Imperialismo.

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