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Introduzione; Il materialismo atomistico antico; Materialismo e meccanicismo; Il materialismo storico e dialettico
Materialismo Dottrina filosofica secondo cui l'intera realtà è risolvibile in materia o deriva dalla materia. Secondo questa tesi, la materia è la realtà ultima, mentre la coscienza e in generale la realtà psichica sarebbero solamente manifestazioni di movimenti corporei, ad esempio trasformazioni chimico-fisiologiche a livello del sistema nervoso. Il materialismo è pertanto il contrario dello spiritualismo e dell'idealismo, che sostengono la supremazia dello spirito e considerano la materia come un aspetto o un'oggettivazione dello stesso. Il materialismo estremo o assoluto costituisce una forma di monismo di tipo metafisico, configurandosi come una risposta alla questione della natura dell'essere. Generalmente i filosofi materialisti hanno professato l'ateismo, oppure hanno offerto una concezione della divinità che contrasta con le tradizionali visioni religiose. Sul piano morale, seppure con vistose eccezioni, i filosofi materialisti si sono fatti spesso interpreti di dottrine edonistiche, che fanno del piacere la guida della condotta.
Il materialismo filosofico ha origini antiche e ha conosciuto nel corso della storia varie formulazioni. Il primo filosofo materialista può essere identificato in Democrito, propugnatore dell'atomismo. Secondo questa concezione tutte le cose, compresa l'anima, consistono di aggregati di atomi, cioè di sostanze corporee indivisibili dotate di un'estensione minima, le quali si muovono nello spazio infinito. La formazione di questi aggregati avverrebbe per cause puramente meccaniche, senza che vi prendano parte cause di tipo finale, che corrispondono cioè a uno scopo o a un progetto consapevole di qualche intelligenza divina, sicché si può parlare di un orientamento deterministico del materialismo democriteo. Anche la dottrina di Epicuro si sarebbe rifatta a questa concezione, escludendo qualsiasi intervento divino nel mondo. L'universo, così come lo intendono Epicuro e il suo maggiore seguace, il poeta Lucrezio, è infinito ed è costituito solamente di atomi e di vuoto. Il nostro mondo è solo uno degli infiniti mondi che si formano e si dissolvono nello spazio infinito. Rispetto però al determinismo di Democrito, Epicuro ipotizza un principio di casualità nel movimento degli atomi, per il quale essi possono deviare dalla loro traiettoria originaria.
Nell'età moderna il materialismo atomistico, che era stato osteggiato in tutto il Medioevo cristiano, trovò nuove basi metodologiche e scientifiche nella visione meccanicistica della natura. Nel Seicento il filosofo inglese Thomas Hobbes pervenne a una forma di monismo materialistico, sostenendo che tutto ciò che esiste è riconducibile a corpi e può essere inteso in termini di materia e di movimento. Non solo la percezione sensoriale è spiegabile come modificazione indotta dall'oggetto corporeo sui nostri organi di senso, ma anche i fenomeni di tipo psichico, che altri filosofi ritenevano di natura spirituale e attribuivano all'anima, sono interpretabili come effetti di particolari movimenti dell'organismo. Questo modello materialistico e meccanicistico di spiegazione non riguarda solamente lo studio dei corpi naturali, ma viene applicato anche a quel corpo artificiale che è la società, composta da una molteplicità di 'atomi', ovvero di individui. Queste suggestioni teoriche sono riprese nel Settecento da alcuni pensatori illuministi, che fecero del materialismo un'arma teorica da contrapporre all'egemonia culturale della Chiesa e della tradizione religiosa. Furono filosofi materialisti Diderot, Holbach, Helvétius, che a diversi livelli si impegnarono in tentativi di spiegazione materialistica della natura vivente e delle stesse funzioni psichiche. Il medico La Mettrie teorizzò, dal canto suo, una concezione dell'uomo come macchina, per la quale anche le attività che sembrano funzioni dell'anima (dalle sensazioni al pensiero) possono essere spiegate come modificazioni della materia. Queste idee trovarono un certo seguito anche nell'Ottocento, in particolare da parte di filosofi positivisti tedeschi, come Jacob Moleschott (1822-1893), Karl Vogt (1817-1895) ed Ernst Haeckel (1834-1919), i quali fondarono le loro dottrine materialistiche sulla generalizzazione di risultati di indagini biologiche e su ipotesi evoluzionistiche.
Nell'Ottocento fece la sua apparizione soprattutto il materialismo storico di Karl Marx, il quale originariamente non si proponeva una spiegazione di tutta la realtà in termini di materia e di movimento, bensì un'interpretazione dello sviluppo storico a partire dalle trasformazioni delle strutture economiche. Secondo questa concezione le varie forme della coscienza degli uomini (come la morale, la religione, le sovrastrutture ideologiche in generale) sarebbero dipendenti dal processo della loro vita materiale, vale a dire dalle forze produttive, dai rapporti di produzione e dalle forme di divisione del lavoro attraverso cui essi soddisfano i loro bisogni primari. Nondimeno, sia Friedrich Engels sia Lenin estesero la dialettica, che Marx riprendeva dal pensiero di Hegel e impiegava come metodo di analisi della società capitalistica, a un'interpretazione complessiva di tutta la realtà, facendone la legge di sviluppo tanto della natura quanto della storia. Sebbene il materialismo dialettico abbia goduto di ampia fortuna in Unione Sovietica e negli altri paesi comunisti, oggi esso appare una prospettiva filosofica marginale, mentre il materialismo storico mantiene un certo rilievo in sede storiografica come criterio di interpretazione del peso dei fattori economici nella storia.
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