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Gli Intolerable Acts ebbero l’effetto di assicurare al Massachusetts il sostegno di tutte le altre colonie. Su proposta dell’assemblea della Virginia, i rappresentanti di tutte le colonie, eccetto la Georgia, si riunirono a Philadelphia nel settembre del 1774 nel primo Congresso continentale per stabilire una linea d’azione comune. Non essendo ancora in discussione un progetto di indipendenza dalla Gran Bretagna, ma, piuttosto, la definizione dei diritti delle terre d’America e i corrispondenti limiti dell’autorità del Parlamento di Londra, in una Dichiarazione dei diritti i delegati ribadirono il rifiuto di pagare tasse stabilite da un’assemblea priva di rappresentanti delle colonie, decretando la cessazione di ogni commercio con la Gran Bretagna fino al ritiro degli Intolerable Acts.
Nel frattempo nel Massachusetts le milizie cittadine andavano organizzandosi sotto la direzione di un Comitato di salute pubblica clandestino. Nella notte del 18 aprile 1775 il governatore Gage inviò 700 uomini a requisire un deposito d’armi stabilito dai ribelli a Concord (nei pressi di Boston) ma, intercettate il mattino dopo a Lexington, le truppe inglesi non riuscirono a portare a buon fine la missione. Solo con grande difficoltà e a prezzo di gravi perdite esse fecero ritorno a Boston, riunendosi al grosso del corpo di spedizione e asserragliandosi nella città che fu posta sotto assedio dai ribelli. Questi sviluppi furono al centro del secondo Congresso continentale, riunitosi a Philadelphia il 10 maggio 1775. In tale occasione, fu autorizzata la costituzione di un esercito continentale di ventimila uomini, che venne successivamente posto sotto il comando di George Washington. Tuttavia, tra i delegati risultò ancora prevalente una volontà di riconciliazione con la Gran Bretagna, che fu espressa nell’adozione della cosiddetta “Petizione del ramoscello d’ulivo”, con la quale essi riaffermarono a re Giorgio III la lealtà degli americani, chiedendogli però di sconfessare l’operato dei suoi ministri. Intanto, ricevuti rinforzi via mare, il generale Gage aveva costretto le truppe americane a uno scontro campale a Bunker Hill, conseguendo una netta vittoria, pagata però a caro prezzo e che non servì a rompere l’assedio della città. Le notizie sulla battaglia e sulla petizione raggiunsero Londra contemporaneamente. Senza concedere nulla ai suoi sudditi d’oltreoceano, il 23 agosto Giorgio III ufficializzò l’apertura delle ostilità proclamando lo stato di ribellione nel New England. Qui, nella primavera del 1776, il comandante delle forze americane George Washington diede una svolta alle operazioni d’assedio a Boston schierando l’artiglieria pesante. Il nuovo responsabile della guarnigione inglese, il generale Howe, evacuò allora la città, imbarcandosi con 11.000 uomini e 1000 lealisti alla volta di Halifax, nella Nuova Scozia. Ottenute nuove truppe dalla madrepatria, alla fine di giugno del 1776 Howe approdò tuttavia sulle coste del New Jersey, a capo del più imponente corpo di spedizione mai inviato all’estero dalla Corona britannica. Contemporaneamente, le discussioni al Congresso continentale sfociavano nella Dichiarazione d’indipendenza (4 luglio 1776), con la quale le colonie si costituivano in stati liberi e indipendenti, impegnandosi a respingere l’invasione di quella che veniva ormai considerata una potenza straniera.
Washington tentò di bloccare sul nascere l’avanzata inglese concentrando i suoi uomini nelle isole di Long Island e Manhattan antistanti New York. In poche settimane si ritrovò tuttavia con il nemico alle porte della città e decise di riparare in Pennsylvania. Certo di aver ormai chiuso la partita sul piano militare, Howe rinunciò a inseguirlo, invadendo l’intero New Jersey. Nella notte di Natale, però, con un attacco a sorpresa Washington sgominò le truppe di stanza a Trenton; il 3 gennaio colpì di nuovo e riottenne il controllo della regione, mentre il grosso delle forze inglesi si asserragliava a New York.
Passato l’inverno, un’armata inglese al comando del generale Burgoyne mosse da Montreal (Canada) verso lo stato di New York, contando di ricongiungersi con gli uomini di Howe. Conquistato Fort Ticonderoga (6 luglio) e raggiunto l’alto corso dell’Hudson, in settembre subì però due gravi sconfitte nei pressi di Saratoga, che lo costrinsero a trattare la resa (17 ottobre). Ma nel frattempo, più a sud, Howe si era mosso all’attacco di Philadelphia. Il 26 settembre la città era caduta e il Congresso continentale si era rifugiato a Baltimora. Il re di Francia, rotti gli indugi, decise allora di riconoscere l’indipendenza delle colonie e siglare con la nuova nazione un trattato commerciale e un’alleanza militare. Una flotta guidata dal conte d’Estaing raggiunse così le coste americane nel maggio del 1778, impegnandosi poi in una serie di scontri navali con gli inglesi che si prolungò senza esiti decisivi fino a novembre. Nello stesso periodo, le forze americane riuscirono a contenere i tentativi nemici di assumere il controllo delle colonie nordorientali.
All’inizio del 1779 anche la Spagna dichiarò guerra alla Gran Bretagna, e l’anno successivo altrettanto fece l’Olanda. In territorio americano le operazioni proseguirono con alterne vicende fino all’assedio di Yorktown, dove si era arroccato il generale Cornwallis, vicecomandante delle forze inglesi. Nell’agosto del 1781 la flotta francese sbaragliò quella inglese, impedendo così ogni possibilità di collegamento via mare con l’armata di Cornwallis. Dopo una serie di inutili tentativi di forzare le linee nemiche, il 19 ottobre 1781 il comandante inglese si vide costretto alla resa. Yorktown segnò la fine delle ostilità, anche se i negoziati di pace si trascinarono fino al 3 settembre del 1783, quando la Gran Bretagna firmò il trattato di Parigi, con il quale riconobbe l’indipendenza delle ex colonie; i confini degli Stati Uniti d’America vennero stabiliti a ovest con il Mississippi, a nord con il Canada, a sud con la Florida.
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