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Struttura articolo
Introduzione; Crisi che precedettero la guerra (1905-1913); Dichiarazioni di guerra; 1914-1915: dalla guerra-lampo alla guerra di trincea; 1916: la guerra di posizione; 1917: l’entrata in guerra degli Stati Uniti e il ritiro russo; 1918: la fine del conflitto; La guerra sul mare; La guerra aerea; I trattati di pace; Bilancio della guerra
La posizione di Wilson riguardo alla guerra mutò decisamente nel gennaio del 1917, quando la Germania annunciò che, a partire dal successivo 1° febbraio, sarebbe ricorsa alla guerra sottomarina indiscriminata contro le imbarcazioni in arrivo in Gran Bretagna o in partenza da essa, contando in questo modo di poterne piegare la resistenza entro sei mesi. Gli Stati Uniti avevano già ammonito in precedenza che questo genere d’azione violava palesemente i diritti delle nazioni neutrali, così che il 3 febbraio il presidente americano decise di sospendere le relazioni diplomatiche con la Germania, seguito da diverse nazioni dell’America latina. Il 6 aprile gli Stati Uniti entrarono in guerra.
Nel 1917 gli Alleati scatenarono due offensive su vasta scala per rompere le linee tedesche sul fronte occidentale. Il primo tentativo ebbe luogo tra il 9 aprile e il 21 maggio nei pressi di Arras, nella Francia settentrionale. I tedeschi si ritirarono dalla linea sull’Aisne attestandosi sulla cosiddetta “linea Hindenburg”, dove le forze alleate concentrarono l’attacco, durante il quale si susseguirono la terza battaglia di Arras e cruenti scontri sull’Aisne e nella regione della Champagne. L’offensiva si concluse con limitate conquiste da parte dei francesi, ma con un costo in vite umane talmente elevato da provocare un ammutinamento nelle file dell’esercito francese e la sostituzione del loro comandante, il generale Nivelle, con il generale Henri Pétain. La seconda offensiva fu sferrata in giugno, quando il corpo di spedizione inglese al comando del maresciallo Douglas Haig attaccò le postazioni tedesche nelle Fiandre: la battaglia di Messines e la terza battaglia di Ypres non produssero tuttavia esiti sostanziali per gli Alleati.
Dopo la dichiarazione di guerra alla Germania, il governo degli Stati Uniti organizzò rapidamente una forza di spedizione in Europa al comando del generale John Pershing. Entro la fine di maggio del 1917, 175.000 soldati americani erano già dislocati in Francia; sarebbero ammontati a quasi due milioni verso la fine della guerra.
Sempre nel 1917 i tedeschi dovettero riconoscere fallito il tentativo di spingere la Gran Bretagna alla resa mediante il blocco sottomarino delle isole. Inoltre, già dagli inizi del 1918 gli Alleati (grazie soprattutto al contributo degli Stati Uniti) producevano nuove navi, più di quante i tedeschi riuscissero a distruggerne.
Lo scoppio, nel marzo 1917, dell’insurrezione popolare contro il governo imperiale portò all’abdicazione dello zar Nicola II. Appena insediato, il governo provvisorio si impegnò a proseguire la guerra, ma la successiva Rivoluzione bolscevica (6-7 novembre, 24-25 ottobre secondo il calendario giuliano) avrebbe portato al ritiro della Russia dalla guerra. Sul fronte militare, le forze russe al comando del generale Aleksej Brusilov avanzarono sul fronte della Galizia, perdendo successivamente gran parte del territorio conquistato; la controffensiva tedesca ebbe come risultato la conquista di Riga, difesa dal generale russo Lavr Kornilov, di gran parte della Lettonia e di alcune isole russe nel mar Baltico. Il 20 novembre il nuovo governo offrì alla Germania la sospensione delle ostilità: l’armistizio, che determinò la fine dei combattimenti sul fronte orientale, fu firmato dai rappresentanti di Russia, Austria e Germania il 15 dicembre del 1917.
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