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Prokof’ev, Sergej Sergeevič

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Sergej Sergeevič Prokof’evSergej Sergeevič Prokof’ev

Prokof’ev, Sergej Sergeevič (Sontsovka, Ucraina 1891 - Mosca 1953), compositore e pianista russo. Studiò con Reinhold Gliere e Nikolaj Rimskij-Korsakov. Dal 1918 al 1933 visse all’estero, compiendo tournée pianistiche nelle quali eseguì, tra l’altro, cinque concerti per pianoforte di sua creazione e le prime cinque delle sue nove sonate. Tornò in patria nel 1934.

Le prime composizioni di Prokof’ev, come il Primo concerto per pianoforte (1911) e la Suite scita per orchestra (1914), gli procurarono la reputazione di musicista iconoclasta. Negli anni vissuti all’estero compose per Sergej Diaghilev i balletti Chout (Il buffone, 1921) e Le pas d’acier (Il passo d’acciaio, 1927), apoteosi dell’industrializzazione allora in corso in URSS. Di questo periodo sono anche le opere L’amore delle tre melarance (1921) e L’angelo di fuoco (1919, rappresentata postuma nel 1955). Su tutte spicca però la Sinfonia classica (1917), che contribuì a fissare i canoni dello stile neoclassico che interessò una buona parte della musica del Novecento: si tratta di un lavoro conciso che adotta armonie e ritmi moderni nell’ambito della forma tradizionale settecentesca.

Le relazioni di Prokof’ev con il potere socialista si deteriorarono nel corso degli anni ed egli dovette ripetutamente subire le pressioni del dogma artistico sovietico del realismo socialista. A partire dal 1943 si vide vietare la pubblicazione di alcune opere. A questo periodo risalgono la celeberrima Pierino e il lupo (1936), per voce recitante e orchestra; il balletto Romeo e Giulietta (1936, rappresentato nel 1940); l’opera Guerra e pace (1946, nuova versione 1952); la Quinta sinfonia (1945) e, per il cinema, la suite Il tenente Kije (1933) e la cantata Aleksandr Nevskij (1938, per il film di Sergej Ejzenštejn).

Nel 1948 fu colpito da violente censure per il suo “eccessivo formalismo” e per l’uso di armonie poco gradevoli. Promise di adottare uno stile più lirico, ma la sua opera La storia di un vero uomo (1948) fu nuovamente censurata. Riguadagnò il favore delle autorità con la Settima sinfonia (1952). Morì a Mosca lo stesso giorno della morte di Stalin (5 marzo 1953), mentre iniziavano le prove del suo balletto La favola del fiore di pietra (1950), rappresentato postumo nel 1954.

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