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Ghetto

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Ghetto ebraico, VarsaviaGhetto ebraico, Varsavia

Ghetto Termine derivato probabilmente dal nome di una contrada veneziana (Gheto), sede di fonderie, utilizzata a partire dal 1516 per recludervi gli ebrei. Il termine si diffuse successivamente in tutta Europa per indicare la parte della città all'interno della quale i cittadini di origine ebraica dovevano obbligatoriamente risiedere. Se quartieri interamente ebraici esistevano già nell'antichità, i ghetti come sedi di residenza coatta si diffusero a causa dell’ostilità del cristianesimo nei confronti della religione ebraica. Nel IV Concilio lateranense del 1215 fu codificato il principio della separazione dei cristiani dagli ebrei, ai quali si cominciò a imporre l’adozione di un abbigliamento distintivo. I musulmani furono altrettanto ostili verso gli ebrei, considerandoli 'infedeli' alla legge coranica.

Il primo ghetto sancito legalmente fu quello di Roma, costituito nel 1555 sotto Paolo IV. Durante i tre secoli successivi, ghetti simili sorsero in tutta Europa (in Germania erano chiamati Judengasse). I ghetti erano circondati da alte mura e comunicavano con il resto della città attraverso porte che di notte venivano chiuse. All’interno dei ghetti gli ebrei godevano di autonomia politica, economica e religiosa, ma a causa della congestione delle abitazioni e del continuo rischio di venire espulsi, le condizioni di vita erano spesso estremamente precarie. In molti casi gli ebrei furono obbligati a portare segni distintivi per segnalare la propria presenza al di fuori dei ghetti.

Tra il XVIII e il XIX secolo i ghetti ebraici vennero aboliti prima in Francia (nel 1791, durante la rivoluzione) e poi negli altri paesi europei (l’ultimo fu quello di Roma, nel 1870). Nel XX secolo, il regime nazista tedesco impose la riapertura dei ghetti sia in Germania sia nei paesi occupati durante la seconda guerra mondiale, per discriminare gli ebrei e in seguito sottoporli a una violenta e scientifica politica di sterminio.

Attualmente il termine ghetto viene usato per indicare aree urbane, di solito degradate, nelle quali si concentrano le fasce più deboli ed emarginate della società e minoranze di vario tipo (vedi Bidonville).

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