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    Il calcio (ingl. Association football o, più familiarmente, football) è un gioco sportivo nel quale si fronteggiano due squadre composte ciascuna da undici giocatori.

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Calcio (sport)

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Calcio: medagliere olimpicoCalcio: medagliere olimpico
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Cenni storici

Possibili antenati del calcio possono essere considerati numerosi giochi che in epoche diverse hanno goduto di grande successo, come l’episciro, l’urania, la feninda, l’aporraxis dell’età ellenica e il romano harpastum, o come, in periodo rinascimentale, il ben noto calcio fiorentino, che si praticava già all’inizio del XV secolo sulle piazze di Firenze tra squadre di 25 giocatori. La popolarità di questi giochi è testimoniata dai numerosi trattati che gli furono dedicati nel Cinquecento, tra cui il Trattato del gioco della palla di Antonio Scaino e il Discorso supra il gioco del calcio fiorentino di Giovanni de’ Bardi.

In realtà questi giochi erano molto diversi dal moderno calcio. In effetti, numerose caratteristiche del calcio fiorentino potrebbero indurre a pensare piuttosto al rugby che al calcio, che in modalità già abbastanza simili all’attuale cominciò a essere praticato solo all’inizio del Settecento in Inghilterra. A quell’epoca iniziò infatti a diffondersi il dribbling game, un’attività ludica con la palla che si praticava dal XVII secolo e che, un secolo dopo, si era ampiamente propagata fra i giovani del college.

Verso il 1850 il football, pur non avendo ancora questo nome, era già configurato in modo assai simile a quello dei nostri giorni. Le partite duravano sessanta minuti, l’altezza tra i pali sotto cui doveva passare la palla era stabilita in 2 m, gli arbitri venivano designati a vigilare sull’osservanza delle regole, concordate volta per volta in precedenza. Vigeva pure la norma del fuorigioco, consistente nel divieto per l’attaccante di giocare la palla se fra lui e la porta non si frapponevano avversari.

Nel 1855 si costituì la prima società calcistica del mondo, lo Sheffield Club. Nel 1860 la porta veniva costruita ancora senza rete (pure la traversa venne adottata solo in seguito), restando stabilite le misure in 7 metri di lunghezza per 2,50 di altezza; e prendeva spicco la figura del portiere, che a partire dal 1871 ottenne l’autorizzazione a toccare la palla con le mani. Ancora in Inghilterra, a Londra, il 26 ottobre 1863 venne fondata la Football Association: questa è la data che viene convenzionalmente indicata come data di nascita del calcio moderno.

Del resto, la disparità delle regole nei vari centri aveva suscitato troppi dissensi perché non si avvertisse l’esigenza di un univoco accordo. Tredici delegati in rappresentanza di undici società inglesi si riunirono a Londra, per affrontare il problema dell’unificazione. Le tendenze in lotta erano sostanzialmente due; quella che voleva conservare l’uso indiscriminato dei piedi e delle mani nel trattamento della palla, nonché il tenore violento delle competizioni medievali; e quella che, al contrario, intendeva escludere sia l’uso delle mani sia la tendenza allo scontro violento. I fautori della prima tendenza, capeggiati dal rappresentante dell’Università di Rugby, nel Warwickshire, avrebbero dato vita alla Rugby Union; i secondi si consociarono nella Football Association.

Tre anni dopo la Football Association fece disputare la prima partita ufficiale; nove anni dopo il Kennington Oval di Londra fu teatro del primo incontro internazionale della storia, quello tra Inghilterra e Scozia. Poco meno di tremila persone assistettero al memorabile avvenimento e l’incasso ammontò a 106 sterline e 1 scellino. Nel 1885 i giocatori inglesi vennero inquadrati su base professionistica, riconoscendosi loro un modesto compenso accanto al guadagno derivante da una normale occupazione. Tale inquadramento non riuscì gradito a tutti gli appassionati britannici, tanto che nel 1907 fu fondata una lega dilettantistica, la Amateur Football Association, che ebbe vita travagliata e polemica.

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Organizzazioni e competizioni

Nel 1904 fu fondata a Parigi la FIFA, l’organismo che tuttora regola il calcio in tutto il mondo e la cui attività è sotto il controllo del CIO. In Italia l’attività calcistica è regolata dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), che organizza i campionati nazionali delle varie categorie e si occupa della gestione delle selezioni nazionali. Alla FIGC, organo del CONI, fanno capo la Lega nazionale professionisti (Serie A e B), la Lega nazionale professionisti Serie C e la Lega nazionale dilettanti.

Le massime competizioni internazionali sono, per le squadre nazionali, il Campionato del Mondo, i vari campionati continentali (il Campionato europeo, la Coppa America, la Coppa d’Africa, la Coppa asiatica) e le Olimpiadi. Le squadre italiane sono tra le più famose nel mondo e hanno vinto diverse volte, nella storia del calcio, i più importanti trofei internazionali, come la Coppa dei Campioni d’Europa, la Coppa delle Coppe, la Coppa UEFA e la Coppa Intercontinentale, che sono invece competizioni annuali. La nazionale italiana ha vinto tre Campionati mondiali, nel 1934, 1938 e 1982, un Campionato europeo nel 1968 e tre medaglie olimpiche (il bronzo nel 1928 ad Amsterdam, l’oro nel 1936 a Berlino e nuovamente il bronzo nel 2004 ad Atene).

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Tattica di gioco

Nei primi anni del calcio non si registrò l’esistenza di una tattica vera e propria. I ruoli e i compiti specifici dei giocatori erano definiti solo approssimativamente: si badava soprattutto al gioco d’attacco e si avevano scarsissimi riguardi per la copertura difensiva. La prima autentica tattica calcistica fu il metodo, introdotto all’inizio del secolo, ma diffusosi soprattutto a partire dal 1925 e tramontato alla vigilia della seconda guerra mondiale: il metodo prevedeva lo schieramento, davanti al portiere e ai limiti dell’area di rigore, dei due terzini, che contrastano le manovre di attacco avversarie controllando le mezzali. Il metodo ha il suo fulcro nel centromediano che assume funzioni di regista nelle azioni di difesa, di raccordo e di rilancio. I mediani in fase difensiva marcano le ali, in quella offensiva sono contrapposti alle mezzali.

Successivamente prevalse il sistema, di origine inglese, detto anche WM per la disposizione assunta in campo dai giocatori. Il sistema nacque all’insegna dell’attacco e della difesa a sette. I centrocampisti, infatti, devono essere tutti attaccanti e tutti difensori a seconda che la propria squadra sia o non sia in possesso della palla. Il marcamento a uomo è rigido. Tre sono i terzini: uno centrale e due laterali. Mediani e mezzali, a centrocampo, formano il cosiddetto quadrilatero. Le punte fisse sono tre.

Nei primi anni Cinquanta, con l’exploit dell’Ungheria di Puskas e Hidegkuti alle Olimpiadi del 1952, si diffuse lo schema a M. Tale schema fu suggerito dalla marcatura a uomo: esso si avvale di tre punte tornanti, cioè che arretrano, allo scopo di sguarnire lo schieramento difensivo avversario. Si giunse presto al catenaccio, tattica denigrata negli anni Ottanta ma tuttora in voga. In questo schieramento viene sottratto un uomo (di solito un mediano) al centrocampo e modificato il quadrilatero in un triangolo, perlopiù integrato con l’arretramento di un’ala o di un altro attaccante. La disposizione tattica di un libero alle spalle di tutti gli altri giocatori, pronto a intervenire in seconda battuta, può considerarsi un perfezionamento del catenaccio.

L’Olanda di Cruijff ai Mondiali del 1974 incantò le platee internazionali con l’impostazione del calcio totale, basata su una continua e articolatissima partecipazione di giocatori appartenenti a ruoli diversi alle varie manovre, sia offensive che difensive: un calcio cioè che richiede versatilità tecnico-tattica, un perfetto controllo di palla e un’accuratissima preparazione atletica. Dal calcio totale sono derivati gli schemi del gioco “a zona” (4-4-2 e 4-3-3). Il modulo tattico “a zona” prevede che ogni giocatore controlli una particolare zona del campo e non un determinato giocatore avversario, il che avviene invece nella marcatura “a uomo”, detta anche “all’italiana”.

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Calciatori celebri

In un’ideale storia del calcio mondiale sarebbero innumerevoli i nomi da citare. Ruolo per ruolo qui riproponiamo una panoramica di giocatori che hanno in qualche modo segnato un’epoca.

Il ruolo del portiere, proprio per la sua singolarità, è stato da sempre tra i più affascinanti e suscitatori di mitologie sportive. Lo spagnolo Ricardo Zamora, il cecoslovacco Frantisek Planicka e l’italiano Giampiero Combi furono tra i più grandi interpreti del ruolo del calcio d’anteguerra; il sovietico Lev Yashin, l’inglese Gordon Banks, il tedesco Sepp Maier e l’italiano Dino Zoff furono i migliori tra gli anni Sessanta e Settanta, mentre negli ultimi decenni hanno brillato l’inglese Peter Shilton, il tedesco Harald Schumacher, il camerunese Thomas N’Kono, il belga Jacques Preud’Homme, il danese Peter Schmeichel e l’italiano Angelo Peruzzi.

Il ruolo del difensore, votato a distruggere e a ostacolare il gioco avversario, è stato per lungo tempo incarnato da personaggi rudi e implacabili nel contrasto, agonisticamente determinati. Forse proprio per questo motivo il difensore che spicca per eleganza e qualità tecniche viene eletto nella rassegna dei grandi: da Franz Beckenbauer a Giacinto Facchetti, da Nilton Santos a Gaetano Scirea, da Bobby Moore a Ruud Krol, da Daniel Passarella a Franco Baresi e Paolo Maldini, questi ultimi capaci di dosare atletismo, tecnica e tempestiva “cattiveria”.

A centrocampo nasce il gioco e i centrocampisti, siano essi raffinati palleggiatori, sagaci organizzatori di gioco o inesauribili “motori”, sono da sempre protagonisti: Luis Suárez e Nils Liedholm, Frank Rijkaard e Lothar Matthäus, Didì e Valentino Mazzola, Paulo Roberto Falcao e Socrates, Florian Masopust e Johann Neeskens, Gunnar Gren e Gianni Rivera, Bobby Charlton e Juan Alberto Schiaffino, Giampiero Boniperti e Michel Platini.

Infine gli attaccanti: il mito del calcio è più facile che si appropri di chi è lo strumento della vittoria, di chi esulta per aver segnato il gol. Centravanti di sfondamento o di manovra, frombolieri spettacolari o rapinatori d’area, ali veloci e guizzanti o grandi colpitori di testa, gli attaccanti firmano i trionfi e scrivono il proprio nome negli albi d’oro e nella leggenda: Marco Van Basten e José Altafini, Eusebio e Ruud Gullit, Gerd Müller e Silvio Piola, Zico e Peppino Meazza, Ferenc Puskas e Gigi Riva, Garrincha e Sandro Mazzola, Ronaldo e Gunnar Nordahl, Karl-Heinz Rummenigge e Omar Sivori.

Nell’ideale Olimpo del calcio di tutti i tempi stanno, a parte, quattro grandi: Alfredo Di Stefano, Pelé, Johann Cruijff e Diego Armando Maradona.

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