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Traiano, Marco Ulpio (Italica, Betica 53 - Selinunte, Cilicia 117 d.C.), imperatore romano (98-117 d.C.). Generale prestigioso, guerreggiò con successo ai tempi di Tito, Domiziano e Nerva: particolarmente importanti le sue vittorie in Germania, dove nell’88 d.C. fu impegnato a sedare l’insurrezione di Saturnino, e dove nel 97 d.C. svolse una difficile quanto preziosa campagna di rafforzamento del limes renano. L’impresa gli valse l’adozione da parte di Nerva e la designazione al titolo imperiale nella successione. Quando Nerva morì (98 d.C.), Traiano era ancora impegnato sul limes renano, dal quale passò su quello danubiano: il suo prestigio era tale che il suo diritto alla successione non venne messo in discussione, anche se il suo arrivo a Roma avvenne solo un anno e mezzo dopo, nell’estate del 99 d.C.
Se il titolo di Optimus, epiteto solitamente proprio di Giove, gli venne ufficialmente tributato nel 114 d.C. dopo una serie straordinaria di vittorie militari, il valore di tale aggettivo, come emerge anche dal Panegirico di Plinio il Giovane, è legato soprattutto alla sua politica di equilibrio e moderazione, tanto rispettosa del senato quanto aperta a valorizzare anche le nuove forze sociali dell’impero; proprio per questo il suo regno è rimasto, per numerose generazioni successive, l’insuperato modello di “assolutismo illuminato”. In politica interna fu particolarmente attento alle istanze economico-sociali dei suoi sudditi, cercando di migliorarne la qualità della vita. Stimolò infatti lo sviluppo dell’agricoltura con mirati provvedimenti legislativi, che portarono anche senatori di origine provinciale – assai più dinamici della vecchia aristocrazia italica – ad acquistare e sfruttare adeguatamente terreni in Italia. Istituì inoltre un capillare sistema di assistenza statale verso le classi meno abbienti, garantendo sussidi per il mantenimento e l’istruzione dei giovani, ma anche contribuendo, con distribuzioni di generi alimentari cui spesso concorsero anche donazioni di ricchi privati cittadini, alla sussistenza delle persone più povere. Costruì grandiose opere pubbliche, fra cui nuove vie di comunicazione, canali e ponti, sia in Italia che nelle province. L’antica via Appia venne infatti consolidata (da cui il nome di via Traiana) e furono parzialmente bonificate le paludi pontine; lavori portuali importantissimi vennero realizzati a Ostia, Ancona e Centum Cellae (l'attuale Civitavecchia); ma è soprattutto Roma che, col foro di Traiano, i suoi mercati e l’imponente Basilica Ulpia, cambiò davvero il suo aspetto di capitale.
Con le conquiste traianee l’impero romano raggiunse l’apogeo della sua estensione territoriale. Traiano, infatti, approfittando anche della lunga durata del suo regno e dell’assenza di un’opposizione interna alla sua politica, fu artefice di un espansionismo imperialistico le cui dimensioni di crescita rievocano quello dell’età repubblicana. Tra le più famose imprese di Traiano si annoverano anzitutto le cosiddette guerre daciche, motivate sia dall’indubbia pressione dei daci sul confine danubiano, sia dalla ricchezza d’oro della regione. Il conflitto, lungo e sanguinoso, si protrasse in due fasi dal 101 al 106 d.C., e al suo termine la Dacia divenne provincia romana. La conquista fu celebrata a Roma con feste, giochi e spettacoli che si protrassero per quattro mesi, e per l'occasione venne eretta nel Foro la celebre Colonna Traiana. Non meno importanti furono le guerre che l’imperatore intraprese contro i parti, nemici storici dei romani in Oriente, tra il 106 e il 116 d.C., anche se la loro fase cruciale fu dopo il 113 d.C. L’esito principale di questo conflitto fu l’istituzione di due nuove province in Armenia e nella Mesopotamia del nord. Ma nonostante l’esercito romano arrivasse a prendere e a saccheggiare Ctesifonte, la capitale della Partia – il bottino di guerra comprese perfino il prezioso trono degli arsacidi – l’espansione verso Oriente venne ostacolata nel 116 dalle sollevazione di alcune popolazioni appena assoggettate. Particolarmente ardui da sedare furono i tumulti provocati dalle comunità ebraiche in varie parti dell’impero. L’apertura di questo nuovo fronte, obbligò Traiano, ormai vecchio, ad accontentarsi di incoronare re dei parti il fidato Partamaspate, rinunciando all’istituzione di un diretto dominio romano in Partia. Affaticato e ammalato, l’imperatore morì nel 117 d.C. in Cilicia, sulla strada del ritorno a Roma. La sua divinizzazione, a cui fece seguito qualche anno dopo quella della moglie Plotina, non tardò a essere solennemente proclamata. Alla sua morte l’impero romano poteva vantare una grande estensione territoriale e una salda organizzazione amministrativa. Gli successe al trono Publio Elio Adriano, suo lontano parente e fidato collaboratore, da lui adottato in età già avanzata. La moderna storiografia, pur senza negare i meriti e la grandezza della figura di Traiano, ha però rilevato come la politica di spesa da lui promossa (le opere pubbliche, le sovvenzioni, gli enormi costi delle sue lunghe guerre) avesse eccessivamente depauperato le finanze pubbliche, incidendo negativamente sull’economia delle generazioni successive.
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