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Polmone

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4.1

Fibrosi polmonare

La fibrosi o cicatrizzazione polmonare è caratterizzata da un progressivo processo di necrosi (morte) degli alveoli polmonari e dalla cicatrizzazione del tessuto polmonare; può essere causata dall’esposizione a sostanze come la polvere di carbone (pneumoconiosi dei minatori), l’asbesto (asbestosi) e la silice cristallina (silicosi); in tal senso, rientra nel gruppo delle malattie professionali e ambientali.

4.2

Insufficienza respiratoria

Difetti di scambio dei gas respiratori a livello degli alveoli polmonari determinano una insufficiente ossigenazione del sangue e, quindi, un minore apporto di ossigeno a tutto l’organismo. Questo fenomeno prende il nome di insufficienza respiratoria e può essere determinato da alterazioni del tessuto polmonare, causate da cancro, da enfisema o da tumori di altri organi che comprimono meccanicamente il polmone, come avviene nel caso del mesotelioma della pleura; oppure, da fenomeni patologici che alterano il ritmo della ventilazione, determinando respirazione anomala (dispnea) o interrotta (apnea).

5

Cancro o carcinoma polmonare

Il cancro del polmone è la forma di tumore maligno che causa il maggiore tasso di mortalità nell’emisfero occidentale. In Italia si registrano ogni anno 90.000 decessi su un totale di 150.000 morti per cancro. Il motivo principale è che i sintomi si manifestano piuttosto tardivamente, quando il tumore è già a uno stadio avanzato, e la terapia dunque non è sufficientemente tempestiva; malgrado trattamenti adeguati possano prolungare la sopravvivenza, questa rimane comunque inferiore a quella che si ottiene trattando altri tipi di tumore, come quello della prostata o del seno.

Il primo responsabile del carcinoma polmonare è il tabagismo, i cui danni dipendono dall’età in cui si inizia a fumare, dal numero di sigarette, dalla profondità dell’inalazione del fumo. Le sostanze cancerogene che si formano con la combustione del tabacco possono alterare le cellule polmonari, innescandone la trasformazione neoplastica. Il cancro può essere correlato anche all’esposizione al radon, all’amianto, a gas inquinanti atmosferici e a gravi malattie polmonari come la tubercolosi. In base alle caratteristiche morfologiche delle cellule tumorali, si distingue il carcinoma a piccole cellule, il tipo più comune, caratterizzato da una progressione più lenta; e il carcinoma non a piccole cellule, di sviluppo più rapido e con maggiore capacità di colonizzare altri organi (metastasi). I primi sintomi, che come si è detto sono tardivi, comprendono dolore costante al torace, tosse, difficoltà respiratoria, dimagrimento, presenza di sangue nell’espettorato, polmoniti ricorrenti, stanchezza.

La diagnosi richiede una biopsia del tessuto polmonare; il prelievo può essere eseguito con broncoscopia, toracentesi (prelievo di fluido dalla cavità pleurica), e talvolta per via chirurgica (toracotomia). Per ricercare possibili metastasi in altre parti del corpo, si effettuano scintigrafia, tomografia computerizzata o risonanza magnetica. La terapia può richiedere un intervento chirurgico di asportazione della parte colpita o, eventualmente, dell’intero polmone; inoltre, somministrazione di radiazioni (radioterapia) o di farmaci (chemioterapia); in alcuni casi si procede sottoponendo a radiazioni il cervello allo scopo di prevenire la formazione di cellule cancerose in questa sede (irradiazione intracranica profilattica). In via di sperimentazione è anche la terapia fotodinamica.

5.1

Speranze per nuove cure

Una ricerca condotta in Germania nel luglio del 2002 sembra dimostrare che, tra i fumatori, sarebbero più esposti al rischio di cancro del polmone coloro che possiedono una versione difettosa del gene che controlla la sintesi della proteina B del surfattante, composto necessario alla funzione respiratoria. Potrebbe forse essere messo a punto uno screening genetico tra i fumatori per verificare i portatori della mutazione che predispone al carcinoma.

Nel novembre 2002 è stata avviata presso l’Istituto dei tumori di Milano la sperimentazione di una terapia genica su un gene detto Fhit, posto sul cromosoma 3, che, se alterato, favorisce la proliferazione del cancro. Coordinatore dello studio è il genetista italiano Carlo Croce, direttore del Kimmel Cancer Center di Philadelphia.

In via di sperimentazione è anche un vaccino che potrebbe favorire la risposta immunitaria dei pazienti nei confronti della malattia, ritardandone la progressione. Secondo i dati pubblicati dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston nel febbraio 2003, il preparato finora ha superato la fase 1 del trial clinico, cioè si è dimostrato non tossico e tollerato in un ristretto campione di individui affetti da carcinoma non a piccole cellule.

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