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Introduzione; La tradizione latina; Caratteristiche della letteratura latina; L’età arcaica; Da Livio Andronico a Plauto; L’età di Cesare e di Augusto; L’età giulio-claudia (14-69 d.C.); L’età dei Flavi e di Traiano (69-117 d.C.); L’età degli Antonini (II secolo d.C.); Il basso impero (III-V secolo d.C.); Letteratura latina cristiana; Letteratura latina medievale; Letteratura latina del Rinascimento
Il secolo si aprì nell’ordine politico e militare di Traiano e Adriano e si chiuse con l’anarchia militare che precedette i Severi. Il linguaggio letterario manifesta il declino della spiritualità romana in corso. Se nell’età di Cesare e di Cicerone il centro ideale della pagina letteraria era il periodo dalla complessa architettura (segno di ordine razionale e di fiducia in quell’ordine), e se nell’età di Seneca, col suo gusto anticlassico, era il periodo breve e sentenzioso, punto di riferimento della pagina divenne ora la parola, il cui culto retorico ed erudito esprimeva la disintegrazione della spiritualità. Sarebbe stato il cristianesimo, con la sua forza trascinante, a ridare vitalità alla cultura latina.
Il II secolo manifesta in più casi un gusto arcaizzante: ama le parole antiche, ma il richiamo al passato è spesso una rinuncia all’azione e l’irrazionalismo si accompagna al recupero un po’ rigido della parola di un tempo. L’imperatore Marco Aurelio esprime non tanto il vecchio ideale della ragione al potere quanto l’abito mentale di un mistico: suggestivi, al riguardo, sono i suoi Ricordi. Comparve in questo periodo la figura dell’intellettuale itinerante, a metà tra il maestro di retorica e il mago. Tale è il romanziere Apuleio, autore delle Metamorfosi o L’asino d’oro (titolo, il secondo, invalso nelle traduzioni), affascinante narrazione romanzesca e fantastica (vi è contenuta anche la celebre novella di Amore e Psiche). L’amore per la parola, specie se rara e antica, si affianca al gusto erudito e antiquario, fonte per noi di notizie preziose. Tali sono le Noctes Atticae (Le notti attiche) di Aulo Gellio. Un giocoliere della parola è invece il retore Frontone. Amore per la grazia e la musicalità della parola, non senza leziosità sentimentale, manifestano i cosiddetti “poeti novelli”, alla cui sensibilità si accosta l’anonimo autore del Pervigilium Veneris (Vigilia della festa di Venere).
Il II secolo si chiuse con i Severi e con il ritorno al principato dinastico, sempre più orientaleggiante. La prolungata anarchia del III secolo si risolse con Diocleziano, che conferì all’impero una nuova organizzazione di tipo burocratico e militare. E mentre nell’impero dilagavano la cultura e la spiritualità cristiana, la cultura pagana, in posizione di debolezza, fu rappresentata dall’opera del poeta cartaginese Nemesiano, oltre che da una consistente produzione di scritti grammaticali, eruditi, giuridici e tecnici, in versi e in prosa. Prese ora consistenza una forma letteraria attestata per la prima volta, in ambito latino, agli inizi del III secolo, quella dei centoni. Il IV e il V secolo, l’età del basso impero, videro il formarsi di un nuovo ceto dominante, costituito dagli alti gradi della burocrazia. La parte occidentale dell’impero romano manifestava un processo irreversibile di decadenza, tanto che nel 330 la capitale passò a Bisanzio. Alla morte di Teodosio (395) l’impero romano perse la sua unità, mentre la letteratura pagana, in una realtà policentrica e nel contesto dell’ormai dominante spiritualità cristiana, andava estenuandosi.
Il tentativo di far risorgere la cultura pagana per iniziativa di Giuliano l’Apostata rimase un caso isolato, anche se Roma continuava a essere l’emblema della romanità. A farsi cantore della sua grandezza fu un poeta nato ad Alessandria d’Egitto e di madrelingua greca, Claudiano (morto all’inizio del V secolo), che visse a Roma solo per pochi mesi prima di stabilirsi alla corte di Milano: egli fu il più grande poeta latino e il più fecondo panegirista del basso impero. E la grande storiografia di Tacito fu continuata non da un rappresentante del senato, bensì da un ufficiale di carriera nato ad Antiochia, Ammiano Marcellino, anch’egli di madrelingua greca. L’opera di Svetonio venne ripresa nel IV secolo da una raccolta di biografie di imperatori, indicate col titolo complessivo di Historia Augusta. Quanto alla poesia occorre ricordare almeno Ausonio, il maggiore rappresentante della cultura gallica. L’ultimo gruppo di intellettuali che appartengono a un’aristocrazia romana rimasta fedele alla propria tradizione culturale e ideale viene descritto nei Saturnali di Macrobio, opera che costituisce una sorta di compendio della cultura antica.
La letteratura latina cristiana si sviluppò solo a partire dalla fine del II secolo e prese avvio con le prime traduzioni della Bibbia, precedenti a quella fondamentale – la Vulgata – di san Gerolamo. L’area più attiva fu l’Africa settentrionale al tempo delle persecuzioni di fine II e III secolo. Comparvero allora gli “Atti” dei martiri o “passioni”, dal valore prevalentemente documentario.
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