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Introduzione; La tradizione latina; Caratteristiche della letteratura latina; L’età arcaica; Da Livio Andronico a Plauto; L’età di Cesare e di Augusto; L’età giulio-claudia (14-69 d.C.); L’età dei Flavi e di Traiano (69-117 d.C.); L’età degli Antonini (II secolo d.C.); Il basso impero (III-V secolo d.C.); Letteratura latina cristiana; Letteratura latina medievale; Letteratura latina del Rinascimento
L’attività più specificamente letteraria cominciò con un gruppo di scrittori che difendevano il cristianesimo dalle accuse pagane (vedi Apologetica), polemizzavano con gli eretici e sviluppavano temi di carattere disciplinare e organizzativo. Tra questi scrittori si segnala Tertulliano per l’ampiezza dell’opera, per la forza polemica che la percorre e per la creatività linguistica che vi si dispiega. Accanto a lui stanno altri tre scrittori (Minucio Felice, Cipriano, Novaziano) che documentarono i conflitti religiosi tra Roma e Cartagine oltre che il ruolo svolto da Roma nell’elaborazione del latino cristiano. Mentre nella seconda metà del III secolo la Chiesa sviluppò la sua organizzazione, continuarono le persecuzioni e insieme la produzione letteraria degli apologisti, con toni di contrapposizione radicale alla cultura pagana (Arnobio), ma anche con tentativi di mediazione (Lattanzio). E mentre ci si avviava alla tolleranza del cristianesimo con l’editto di Milano (313), comparve una riscrittura del Vangelo secondo Matteo in quattro canti di esametri virgiliani e venne prodotto il primo lavoro di esegesi biblica in latino per mano del vescovo di Pettau in Pannonia.
Nonostante il nuovo clima di tolleranza, il cristianesimo non era ancora culturalmente forte nell’area a lingua latina dell’impero. Fu il confronto teologico con l’eresia ariana – importante anche per i riflessi sull’ordine pubblico – a produrre una serie di testi che si configurano come un importante sistema dottrinale. A Ilario di Poitiers si deve il trattato De Trinitate, la più importante summa teologica antiariana, oltre che commenti al Vangelo di Matteo e ai Salmi e i più antichi inni in latino fino a oggi conservati. A lui spetta anche il merito di aver introdotto in Occidente lo spiritualismo platonico di Origene, mentre Mario Vittorino (polemista nei confronti di ariani e manichei) recuperò la tradizione platonica attraverso Plotino e Porfirio. La figura dominante della cultura ecclesiastica del IV secolo fu il vescovo di Milano, sant’Ambrogio, autore di numerosi commenti all’Antico Testamento, di trattati dogmatici e morali, di inni e di un interessante epistolario. Il cristianesimo elaborò anche, con Paolo Orosio, una storia del mondo dalla creazione al 417, e con Prudenzio (nato in Spagna) offrì un vero talento poetico in lingua latina: la sua Psychomachia (Battaglia per l’anima) inaugurò una nuova tradizione poetica che comportava l’impiego dell’allegoria. La prosa cristiana è dominata dalle figure di due padri della Chiesa, san Gerolamo e sant’Agostino. L’opera maggiore di san Gerolamo, la traduzione della Bibbia nota col nome di Vulgata, divenne il testo biblico canonico in latino ed ebbe enorme influenza sulla prosa successiva. Sant’Agostino fu la mente speculativa più alta: innestò nel pensiero cristiano la forma della tradizione classica e gettò le basi della filosofia occidentale moderna, sottoponendo all’esame dell’intelletto i problemi dell’anima ed elaborando ulteriormente il linguaggio dell’interiorità specie nelle Confessioni. In questo periodo furono prodotte anche opere che, pur non avendo un orientamento specificamente cristiano, esercitarono un notevole influsso sul pensiero cristiano successivo. Di Marziano Capella (prima metà del V secolo) è la curiosa opera allegorica, mista di versi e prosa, nota col titolo di De nuptiis Mercurii et Philologiae (Le nozze di Mercurio con la Filologia), che fornì alla cultura europea cristiana uno strumento per organizzare in forma enciclopedica quella parte della cultura secolare che riteneva importante. Nel corso del V secolo l’attività letteraria più viva fu, in area gallica, il dibattito teologico tra Agostino e Pelagio sul problema del rapporto tra grazia e libertà.
Per circa un millennio a partire dal tempo delle invasioni barbariche nella parte occidentale dell’impero romano (comprendente anche l’Irlanda, la Germania, la Polonia, la Scandinavia), si sviluppò una cultura di matrice cristiana che utilizzava come lingua comune il latino nella sua variante medievale, detto anche mediolatino.
Nonostante la cesura culturale prodotta dalle invasioni barbariche, la continuità col passato è espressa da autori come Severino Boezio, che con il De consolatione philosophiae (La consolazione della filosofia) acquistò il ruolo di nuovo filosofo, come Cassiodoro, che delineò il sistema delle arti del trivio e del quadrivio (vedi Arti liberali), e come Isidoro di Siviglia, che con le Etymologiae offrì un’enciclopedia del sapere cristiano ai secoli seguenti. Alla rinascita culturale poco contribuirono l’Italia e l’Africa (già epicentri della letteratura latina cristiana) e molto invece l’Irlanda: uno dei suoi tanti missionari, Colombano, fondò l’abbazia di Bobbio, destinata a diventare uno dei centri di trascrizione dei testi classici. Tradizione romana e monachesimo irlandese dettero vita a una rinnovata cultura anglosassone. Tra i suoi rappresentanti spicca il dottore della Chiesa Beda, autore della Historia ecclesiastica gentis Anglorum (Storia ecclesiastica degli angli), conclusa nel 731. Dalla sua scuola uscì Alcuino, figura centrale della rinascita carolingia. Contributi alla rinascita culturale europea, e in particolare a quella carolingia, vennero anche da intellettuali profughi dalle regioni del Mediterraneo orientale e dalla Spagna in seguito all’espansione araba.
La rifondazione della cultura antica avvenne nel contesto di una nuova nozione di universalità, che si opponeva a quella araba. Nel IX secolo un cospicuo gruppo di intellettuali si raccolse alla corte di Carlo Magno: oltre al già citato Alcuino, si distinsero il colto arcivescovo di Magonza Rabano Mauro, autore forse dell’inno Veni creator Spiritus (Vieni Spirito creatore) e Paolo Diacono, autore dell’Historia Langobardorum (Storia dei longobardi). Si svilupparono la storiografia, con l’autorevole biografia di Carlo Magno dell’erudito franco Eginardo, il poema epico il Waltharius (saga germanica attribuita al monaco di San Gallo Ekkehard il Vecchio – IX-X secolo – e centrata sulla vita del re Walter di Aquitania), componimenti poetici di vario tipo, composizioni liriche e musicali come il Liber hymnorum (Libro di inni) di Notker I (840 ca. – 912) detto Balbulus (”balbuziente”), che introdusse in Germania delle sequenze musicali (ampliamenti dell’alleluja a conclusione degli inni religiosi) che costituiscono un modello per la lirica religiosa e laica dei secoli successivi. Quando coi successori di Carlo Magno decadde la monarchia, la cultura trovò i suoi centri, nei due secoli seguenti, nelle abbazie delle odierne Germania meridionale e Svizzera (Fulda, Reichenau, San Gallo). Nel X secolo si sviluppò il genere letterario dell’agiografia, cioè delle semileggendarie vite dei santi e dei loro miracoli, più vicino al gusto popolare. Il secolo vide anche il fiorire di poesie, perlopiù anonime, come la prosa ritmica del canto delle scolte modenesi, e di poemetti come l’Ecbasis captivi (Fuga del prigioniero, 940 ca.), opera di un monaco lorenese, che ha come protagonisti gli animali. Sempre riconducibile all’ambito monastico sono le narrazioni di viaggio alla ricerca del paradiso terrestre, come la Navigatio Sancti Brandani, che narra di un’allegorica esplorazione dell’Atlantico settentrionale guidata dal monaco irlandese Brandano.
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