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Introduzione; La tradizione latina; Caratteristiche della letteratura latina; L’età arcaica; Da Livio Andronico a Plauto; L’età di Cesare e di Augusto; L’età giulio-claudia (14-69 d.C.); L’età dei Flavi e di Traiano (69-117 d.C.); L’età degli Antonini (II secolo d.C.); Il basso impero (III-V secolo d.C.); Letteratura latina cristiana; Letteratura latina medievale; Letteratura latina del Rinascimento
Numerose sono anche le opere teatrali giunte a noi. Perlopiù anonime, sono centrate sul dramma liturgico, coltivato soprattutto nei conventi e legato al servizio divino. Tali testi ebbero ampia circolazione fino a tutto il Cinquecento, e da essi discese direttamente il dramma moderno. A Rosvita, monaca a Gandersheim, si devono sei drammi in prosa rimata sulla lotta tra lo spirito e la carne. Dopo il 1000 la funzione culturale delle abbazie era ancora vigorosa. Alla metà nel nuovo secolo rinacque l’abbazia di Montecassino e in quel tempo si collocano il più antico romanzo cavalleresco del Medioevo, l’anonimo Roudlieb, e i Carmina Cantabrigensia, che anticiparono la poesia goliardica. Questa, anonima, era opera dei cosiddetti “goliardi” o “chierici (intellettuali) vaganti” e celebrava i temi del vino e dell’amore carnale, mentre il clero e la tradizionale poesia devozionale venivano trattati con toni satirici. Questi testi sono conservati in vari manoscritti, il più noto dei quali presenta una serie di componimenti, i Carmina Burana, raccolti in un manoscritto bavarese del XIII secolo. La nascita della lirica trobadorica, contemporanea ai canti amorosi, perduti, di Abelardo, non soffocò quella latina, anzi il loro interscambio comportò un reciproco rafforzamento. Ancora più fecondo fu l’incontro culturale col mondo arabo: traduzione del Corano, migliore conoscenza di Aristotele attraverso traduzioni arabe, conciliazioni tra Aristotele e Tolomeo ecc.
A Parigi nel XII secolo si affermarono la teologia e la speculazione mistica con Ugo e Riccardo di San Vittore, e con Pietro Lombardo prese avvio la tradizione della summa (compendio sistematico di “sentenze” – sintetiche formulazioni di un certo pensiero o una certa teoria – che comprendeva anche i commenti del compilatore). A Parigi insegnava il già ricordato Abelardo: a parte le opere filosofiche e teologiche, sono per noi di grande interesse la breve autobiografia Historia calamitatum mearum (Storia delle mie sventure) e il carteggio scambiato con Eloisa. Nel XII secolo si sviluppò anche un nuovo gusto fantastico per influsso dei racconti orientali. Inoltre riprese la narrativa animalesca, con intenzioni allegorico-morali (Ysengrinus, 1148, di Nivardo di Gand, l’antecedente del Roman de Renart); si sviluppò la trattatistica amorosa di tipo cortese (De amore, 1185 ca., di Andrea Cappellano). Iniziarono a circolare le artes poeticae, con le quali si applicò l’ars dictandi (la retorica applicata alla scrittura delle lettere), nata a Montecassino e poi passata alla prosa giuridica e quindi alla letteratura. Occorre poi considerare la cultura delle università, soprattutto francesi e italiane. Al rinnovamento francescano (secolo XIII) e alla sua spiritualità è legata la lirica religiosa: Dies irae di Tommaso da Celano e Stabat mater di Jacopone da Todi. Importante è in Italia la produzione letteraria nel XIII secolo, anche per lo sviluppo del mondo comunale. Si ricorda l’opera didascalica di Bonvesin de la Riva (morto intorno al 1313); le cronache, tra cui quella di Salimbene da Parma; le raccolte di brevi racconti in forma di exempla (narrazioni esemplari per il loro valore morale) e di miracula; e la Legenda aurea, serie di vite di santi del domenicano e vescovo di Genova Jacopo da Varazze (1230-1298). Tuttavia la forma culturale più importante è quella del dibattito filosofico attraverso summae, commentarii e quaestiones (digressioni e dibattiti su un certo tema condotti dal maestro nelle università durante la lettura di un testo di studio). E anche quando lo sviluppo dei volgari avrebbe cominciato a soppiantare l’uso del latino, tutta la letteratura di carattere teorico-scientifico avrebbe continuato a essere scritta in lingua latina, come attestano i trattati De vulgari eloquentia e Monarchia di Dante. L’ultimo grande testo in lingua latina del Medioevo fu l’Imitazione di Cristo, attribuita al monaco tedesco Tommaso da Kempis: la sua diffusione in Europa fu seconda solo ai Vangeli.
L’ultima grande stagione della letteratura in lingua latina è quella dell’Umanesimo e del Rinascimento. All’origine della grande cultura del Rinascimento furono, a partire dalla fine del Trecento, la ricerca e lo studio appassionato dei testi antichi (latini e poi anche greci) che erano sopravvissuti, in genere grazie alla trasmissione monastica, attraverso i secoli del Medioevo. Tali testi vennero sentiti come modelli e guide fondamentali per il rinnovamento culturale in corso, sviluppatosi dalla civiltà comunale.
Pioniere della ricerca e dello studio appassionato dei testi antichi fu Petrarca, le cui opere (tutte in latino eccetto il Canzoniere e i Trionfi) sono orientate su grandi modelli antichi: su sant’Agostino il Secretum, su Cicerone il vasto epistolario e su Virgilio il poema in esametri Africa. Molto più ridotta è la produzione latina in versi e in prosa del Boccaccio, ma altrettanto forte è la sua passione per il mondo antico: suo è ad esempio il volgarizzamento della X Deca di Tito Livio. Tuttavia solo nel Quattrocento, e in particolare nei centri culturali coincidenti con le corti signorili (di cui il più importante fu quello di Firenze) si sviluppò una nuova letteratura rigorosamente stabilizzata sui modelli antichi. E si può dire che almeno fino al 1470 circa il latino tornò a essere la sola lingua della comunicazione intellettuale (con una produzione volgare ridotta per quantità e qualità). Sono da considerare umanisti-maestri Guarino Veronese e Vittorino da Feltre. Alcuni dei primi prosatori nuovi furono a vario titolo funzionari della Repubblica fiorentina: Coluccio Salutati, Leonardo Bruni, autore di opere storiche e di un epistolario di tipo ciceroniano, e Poggio Bracciolini, al quale si devono un affascinante epistolario e il Liber facetiarum (Libro delle facezie, 1452), che ebbe una grande diffusione nel corso del secolo. Figura centrale fu quella di Lorenzo Valla, per il quale la filologia non fu solo la scienza della ricostruzione dei codici antichi, bensì strumento di definizione critica di un nuovo modello culturale terreno. In ambito filosofico campeggiano le figure di Marsilio Ficino, che tentò la conciliazione tra pensiero platonico e cristianesimo e il superamento dell’aristotelismo e della scolastica medievale, e di Pico della Mirandola, noto per De hominis dignitate (La dignità dell’uomo). Accanto alla prosa fiorì una straordinaria produzione di versi. Il poeta più innovativo e versatile fu Giovanni Pontano, che seppe elaborare una lingua duttile sulla lezione di Virgilio e di Ovidio (De amore coniugali, De tumulis). L’altro grande poeta fu il Poliziano, i cui versi latini gareggiano per grazia con quelli, più noti, in lingua volgare. Altro filologo (studiò il testo del De rerum natura di Lucrezio) e originale poeta è Michele Marullo (1453-1500), che si segnala su tutti per la capacità di trattare il latino come lingua viva. Marco Gerolamo Vida (1485-1566) è noto per il De arte poetica, trattato in esametri che costituisce la prima importante esposizione della retorica cinquecentesca, e per il poema Christias, una vita di Cristo in stile virgiliano, opera modesta nonostante l’ambizione di realizzare un’epopea cristiana pari a quella pagana.
La tradizione di una letteratura moderna in lingua latina classica inaugurata in Italia venne sviluppata anche in Europa. Particolare importanza ha la vasta produzione dell’umanista olandese Erasmo da Rotterdam, autore tra l’altro del celebre Elogio della follia (1511), diretto soprattutto contro i teologi e i dignitari della Chiesa. Altrettanto celebre è Utopia (1516) del letterato e filosofo inglese Thomas More, opera visionaria che, delineando uno stato democratico in cui vige la tolleranza religiosa, segnava un superamento dei valori medievali e avrebbe esercitato un influsso decisivo sul pensiero politico occidentale.
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