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    Vangelo secondo Giovanni 1. 1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2 Egli era in principio presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui,

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Vangelo secondo Giovanni

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San Giovanni evangelistaSan Giovanni evangelista
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Introduzione

Vangelo secondo Giovanni Quarto libro del Nuovo Testamento. Dalla fine del II secolo la tradizione ecclesiastica sostiene che il testo evangelico fu scritto da Giovanni Evangelista poco prima di morire e pubblicato in seguito nel I secolo, probabilmente a Efeso. Sempre secondo la tradizione, è l’ultimo dei Vangeli, opinione condivisa da molti studiosi moderni; appare infatti nel canone del Nuovo Testamento dopo i tre Vangeli sinottici.

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L’autore

A partire dal XIX secolo, l’identità dell’autore ha dato vita ad accese controversie. Attualmente molti accolgono Giovanni Evangelista come autore, mentre altri studiosi avanzano ipotesi diverse: esse riguardano principalmente il fatto che il testo fu scritto dal “presbitero” menzionato nelle lettere 2 e 3 di Giovanni, ipotesi risalente a una tradizione che fa capo a Eusebio di Cesarea e san Gerolamo; che fu stilato da un discepolo di Giovanni Evangelista (e che quindi si basa in parte sui ricordi di Giovanni degli avvenimenti dei Vangeli); infine che fu scritto ad Alessandria da un ignoto cristiano nella prima metà del II secolo. Gli studiosi cosiddetti “liberali” (vedi Teologia liberale) fanno risalire Giovanni a un periodo collocabile tra l’ultimo decennio del I e l’inizio del II secolo.

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Struttura del Vangelo

Il Vangelo di Giovanni si divide in quattro sezioni. La prima (1:1-18) è un breve prologo sulla natura di Gesù Cristo, inteso come incarnazione del “Verbo” (1:1-2, 14), o Logos, termine che riecheggia la dottrina filosofica dello stoicismo e con il quale si intende il principio divino che governa l’universo; la dottrina cristiana del logos indica invece una concezione che illustra le modalità con cui l’agente divino si manifesta nella creazione, nella struttura armonica e nella finalità soteriologica del mondo. La seconda sezione (1:19-11:57 o, secondo alcuni studiosi, 1:19-12:50) è la testimonianza che Gesù è il vero Cristo, o Messia, cioè la manifestazione del logos incarnato. La testimonianza viene offerta in parte da Giovanni Battista e dai primi discepoli, ma soprattutto dai miracoli o “segni” (20:30) dati da Gesù che “manifesta la sua gloria” (2:11).

Secondo alcuni studiosi la terza sezione comincia con gli ultimi viaggi di Cristo a Betania e Gerusalemme, che segnano la fine della sua missione pubblica (cap. 12) e comprende la passione e resurrezione di Gesù (capp. 12-20). Altri considerano argomento principale di questa sezione il ritorno del Figlio incarnato al Padre e ritengono che la terza sezione si protragga dal capitolo 13, che comincia dopo la missione pubblica di Gesù, al capitolo 20. In ogni caso la terza sezione comprende il racconto dell’Ultima Cena, l’ultimo discorso e preghiera di Cristo e ampie digressioni narrative riguardanti il tradimento, l’arresto, il processo, la crocifissione e la sepoltura di Gesù, la testimonianza personale del sepolcro vuoto e le apparizioni del Cristo risorto a Maria Maddalena, ai discepoli e all’incredulo Tommaso. La quarta sezione (cap. 21) è un’appendice o poscritto in cui il Cristo risorto appare una terza volta ai discepoli, ordina a Pietro “pasci i miei agnelli” e “le mie pecorelle”, predice la morte di Pietro e parla di un discepolo da lui amato, che potrebbe essere l’autore del Vangelo (21:24).

L’autore di Giovanni scrisse in un’epoca in cui nella Chiesa delle origini andavano diffondendosi credenze e culti misterici e lo gnosticismo, congiuntamente alle più antiche dottrine cristiane. Sembra che Giovanni intendesse il suo Vangelo come una reinterpretazione teologica della persona e della missione di Gesù, cercando di avvicinare il suo messaggio alle tendenze filosofiche a lui coeve, in una forma che fosse maggiormente comprensibile ai cristiani e ai gentili ellenizzati piuttosto che ai suoi contemporanei, anche se alcuni studiosi hanno rilevato evidenze della conoscenza da parte dell’autore della lingua e dei costumi della Palestina. Lo scopo principale dell’autore sembrava essere quello di attaccare un insegnamento dello gnosticismo docetista, secondo il quale Cristo era un essere divino che apparve in forma umana, ma era incapace di percepire la morte o di morire. Lo scopo del Vangelo è rivelato in 20:30-31.

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Giovanni e i Sinottici

Da tempo si è riconosciuto che il Vangelo di Giovanni è differente rispetto ai Vangeli Sinottici. Tra le differenze più rilevanti spicca l’assenza in Giovanni di qualsiasi riferimento a questioni biografiche o storiche come la nascita e la fanciullezza di Gesù, le tentazioni, la trasfigurazione, l’istituzione dell’Eucaristia e l’agonia nell’orto di Getsèmani, e la menzione solo in Giovanni della trasformazione dell’acqua in vino a Cana, la resurrezione di Lazzaro, la lavanda dei piedi dei discepoli durante l’Ultima Cena (13:1-20), il battesimo impartito da Gesù e dai discepoli (3:22-36; 4:1-2), Nicodemo (3:1-21), la samaritana (4:7-26) e l’episodio, che originariamente non compariva nel Vangelo, della donna colta in adulterio (7:53-8:11). Tra Giovanni e i Sinottici si riscontrano inoltre importanti differenze cronologiche: in Giovanni la missione pubblica di Cristo è molto più lunga, l’Ultima Cena avviene prima della Pasqua ebraica e Cristo viene crocifisso prima che tale festa cominci.

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