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Oro Elemento metallico di simbolo Au (latino aurum) e numero atomico 79, appartenente alla famiglia degli elementi di transizione della tavola periodica.
L’oro puro ha colore giallo brillante ed è il più duttile e malleabile dei metalli: può essere ridotto in lastre dello spessore di 0,0001 mm e tirato in fili lunghi e molto sottili (29 g d’oro possono essere trasformati in un filo lungo 100 km). Ha durezza compresa tra 2,5 e 3, ed è quindi uno dei metalli più teneri; è un ottimo conduttore di calore e di elettricità. Finemente suddiviso l’oro è una polvere nera, che in sospensione colloidale conferisce alla soluzione un colore variabile tra il rosso rubino e il porpora. Dal punto di vista chimico è un metallo poco reattivo: non viene attaccato dall’aria, dall’umidità e dal calore, ma si scioglie in soluzioni contenenti cloruri, bromuri e alcuni ioduri, in miscele ossidanti, in cianuri alcalini e in acqua regia, una miscela di acido cloridrico e nitrico. I suoi più importanti composti sono i cloruri e i cianuri. Fonde a 1064 °C, bolle a 2808 °C, ha densità relativa 19,3 e peso atomico 196,9665.
Pur essendo piuttosto raro in natura, l’oro si trova omogeneamente distribuito sulla crosta terrestre, in genere nelle rocce quarzifere e nei depositi alluvionali, allo stato nativo o in lega con l’argento. Insieme al tellurio e all’argento è un costituente di alcuni minerali, come la calaverite e la silvanite. È presente col mercurio nell’amalgama d’oro, e in piccole quantità nella pirite; in tracce, si ritrova anche nella galena. È inoltre contenuto nell’acqua marina in concentrazioni comprese tra 5 e 250 parti su 1000 in peso d’acqua. Complessivamente la quantità d’oro nelle acque dei mari è valutabile attorno ai 9 miliardi di tonnellate, tuttavia i costi delle operazioni di recupero sono estremamente elevati.
L’oro era conosciuto e apprezzato fin dai tempi antichi, non solo per la bellezza e per la resistenza alla corrosione, ma anche per la facilità di estrazione e lavorazione rispetto a qualunque altro metallo. Fin dall’antichità è stato usato come moneta e in gioielleria: dapprima allo stato nativo, poi in lega con altri metalli, che gli conferiscono la durezza necessaria (vedi Lavorazione dei metalli); il contenuto in oro di una lega viene espresso in carati. Per la doratura e per le iscrizioni, l’oro viene usato in forma di lamine sottilissime (foglie); la porpora di Cassio, una soluzione colloidale d’oro finemente diviso e idrossido di stagno, formata per reazione del cloruro d’oro con il cloruro di stagno, è invece utilizzata per colorare il vetro. L’acido tetracloroaurico trova impiego in fotografia, mentre il dicianoaurato di potassio è utilizzato per la doratura elettrolitica. L’oro è usato anche in odontoiatria, mentre i suoi radioisotopi sono impiegati nelle ricerche biologiche e nella diagnosi dei tumori (vedi Marcatore isotopico).
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