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Il romanico tedesco si sviluppò a partire dallo stile ottoniano. Particolarmente importante fu la tradizione carolingia e ottoniana del Westwerk, il corpo occidentale della chiesa, affiancato da due alte torri scalari, dalle quali l’imperatore accedeva a un loggiato interno sopraelevato per assistere alle funzioni. Si affermò dunque la tipologia della facciata chiusa fra due torri gemelle, che prefigura quella poi largamente diffusa nelle cattedrali gotiche: si veda ad esempio la prima cattedrale protoromanica di Strasburgo (fondata nel 1015). Le grandi cattedrali renane ebbero inizialmente tetti a capriate di legno, in seguito sostituite da volte in muratura: le cattedrali di Spira (fondata nel 1030 e terminata nel 1125 ca.) e di Magonza (ricostruita fra il XII e il XIII secolo) sono coperte entrambe da volte a crociera. Molti edifici religiosi di questa regione, caratterizzati da una straordinaria elevazione, presentano absidi alle due estremità, varie piccole torri a sezione circolare o ottagonale, che si raggruppano intorno ai transetti, e altre più grandi ai lati della facciata e in corrispondenza delle crociere. Così sono la Cattedrale di Colonia (XIII secolo) e quelle contemporanee di Treviri, Worms, Laach, Reichenau, Quedlinburg e Hildesheim. Vedi anche Arte tedesca.
Gli esempi di architettura inglese preromanica giunti fino ai nostri giorni sono molto rari, anche perché prima del X secolo si costruiva solitamente in legno; gli edifici in pietra dei secoli X e XI sono di piccole dimensioni e di forma relativamente semplice, come la torre annessa alla chiesa di Ognissanti (inizio dell’XI secolo) di Earls Barton, nella contea di Northampton. Con l’arrivo di Guglielmo il Conquistatore nel 1066, allo stile sassone subentrò il romanico normanno. Tra il 1120 e il 1200 furono eretti molti edifici monumentali, tra cui le cattedrali di Ely, Durham, Lincoln, Winchester e Gloucester, e le vaste chiese abbaziali di Fountains Abbey nello Yorkshire e di Malmesbury nel Wiltshire. La navata centrale era coperta da un tetto ligneo a vista, poi sostituito da volte a crociera costolonata in pietra, come nella Cattedrale di Durham; quelle laterali avevano invece volte a crociera. Altre caratteristiche dello stile normanno inglese sono le mura e i pilastri massicci, gli ambienti lunghi e stretti, le absidi rettangolari, i doppi transetti e i portali a sguanci profondi, decorati con modanature a motivi geometrici.
L’architettura spagnola preromanica è rappresentata da alcune chiese risalenti al IX secolo. Una miscela di influenze paleocristiane e bizantine caratterizza le chiese di San Tirso e San Julian di Oviedo e di Santa María e San Miguel nel Naranco, che datano all’800-850 ca. Simili ascendenze, insieme a elementi derivati dall’architettura moresca, si riconoscono anche in edifici più tardi. Nell’XI secolo molte forme architettoniche romaniche, sviluppatesi nel Sud della Francia, furono adottate nelle chiese spagnole sorte lungo la strada del pellegrinaggio per Santiago de Compostela, dove nel IX secolo erano stati rinvenuti i resti dell’apostolo san Giacomo. La navata centrale era generalmente coperta a botte, mentre quelle laterali erano a crociera. Tra gli esempi più tipici vi sono la collegiata di Sant’Isidoro a León (XI secolo), la Cattedrale Vecchia di Salamanca (iniziata intorno al 1140), e soprattutto la Cattedrale di Santiago de Compostela, tra i più grandiosi edifici del romanico spagnolo, il cui aspetto originario risulta oggi modificato dalle numerose rielaborazioni successive.
Le piccole sculture in avorio, bronzo e oro realizzate durante l’epoca preromanica si rifanno a modelli bizantini e paleocristiani. Altri elementi dei vari stili locali derivano dall’arte dei paesi mediorientali, conosciuta attraverso i manoscritti, gli avori, i gioielli, le ceramiche e i tessuti che da essi provenivano. Molto importanti, soprattutto a nord delle Alpi, furono anche i motivi mutuati dalla tradizione dei popoli nomadi (i cosiddetti barbari), come le figure grottesche, gli animali e i disegni geometrici a intreccio. Tra i capolavori di questo periodo ricordiamo gli avori intagliati del IX secolo, molti dei quali realizzati nel monastero svizzero di San Gallo (firmati dal monaco Tutilo) e a Reims in Francia. Sculture monumentali indipendenti dalla decorazione architettonica furono molto rare nell’arte romanica. La scultura era infatti considerata una necessaria integrazione dell’insieme architettonico, con funzione sia decorativa sia strutturale. Opere molto significative si trovano a Hildesheim, in Germania, tra cui le splendide porte in bronzo della cattedrale, i fonti battesimali e le lastre sepolcrali (tutti pezzi risalenti all’XI secolo). Notevoli porte in bronzo furono eseguite anche in Italia meridionale (XI secolo) e settentrionale (XII secolo): di pregevole fattura quelle per la chiesa di San Zeno a Verona. Agli inizi dell’XI secolo, la scuola mosana, sorta nel bacino della Mosa, in Belgio, e nella Francia del Nord, produsse un vasto numero di splendide sculture bronzee, tra cui il grande fonte battesimale (1107-1112) di Saint-Barthélemy a Liegi, opera di Renier de Huy. Le decorazioni scolpite in pietra divennero comuni in tutta Europa nel corso del XII secolo. Nelle chiese romaniche della Provenza, della Borgogna e dell’Aquitania le sculture iniziarono a ricoprire gran parte della facciata delle chiese; alcune furono inoltre poste alla sommità di pilastri, a sottolineare lo slancio verticale dei sostegni. Le sculture delle cattedrali di Tolosa, Autun e Poitiers anticipano per stile e ideazione i capolavori gotici di Chartres e Amiens. Interessanti rilievi compaiono anche in Italia, soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali: tra i più pregevoli si citano quelli delle facciate delle cattedrali di Modena, Ferrara, Verona e Parma. Tra gli scultori che operarono in Italia in epoca romanica si segnalano soprattutto Wiligelmo e Benedetto Antelami. A Wiligelmo, attivo a Modena dal 1099 al 1110 ca., sono attribuiti i quattro rilievi con le Storie della Genesi e altre sculture sulla facciata del Duomo di Modena. Notevoli sono le affinità stilistiche con gli artisti che operavano nel chiostro di Moissac e nella chiesa di Saint-Sernin in Francia, come si vede nell’attenzione al rapporto tra il fondo e le figure e nell’accentuazione realistica e drammatica delle scene. Sempre per il Duomo di Modena operò, nella prima metà del XII secolo, il Maestro delle Metope, i cui altorilievi (oggi custoditi nel Museo lapidario del Duomo) erano originariamente collocati sui contrafforti esterni della navata. Capolavoro di Benedetto Antelami è sicuramente la Deposizione (1178), frammento dell’antico pontile del Duomo di Parma, in cui la scultura romanica in Italia raggiunge la maturità: il realismo delle figure non esclude inoltre una lieve stilizzazione delle forme già anticipatrice del gotico.
La pittura ad affresco conobbe una grande fioritura durante il periodo carolingio. Tra gli esempi più antichi e rari dell’epoca preromanica vi sono gli affreschi della chiesa abbaziale di San Giorgio di Oberzel, a Reichenau; quelli della cappella di San Silvestro a Goldbach, sulla riva tedesca del lago di Costanza; e quelli della chiesa di Sant’Andrea, vicino all’antica città di Fulda, a nord-est di Francoforte. È possibile comunque immaginare quale fosse lo stile degli affreschi romanici perduti osservando le miniature dei manoscritti del tempo, che si ispirano nelle parti figurative a modelli bizantini e paleocristiani, e per le fasce decorative e le cornici a motivi intrecciati di origine irlandese o a figure di animali di origine tedesca. Tra gli affreschi superstiti, alcuni decorano a motivi astratti elementi architettonici (colonne, pilastri angolari, modanature), altri ricoprono superfici più estese raffigurando scene tratte dalla Bibbia e dalla vita dei santi: evidente è l’influsso della tradizione bizantina nelle composizioni prive di profondità spaziale e nelle figure stilizzate, concepite più in funzione simbolica che realistica. Al di fuori della Germania, testimonianze della pittura ad affresco sono piuttosto rare: si possono ricordare gli affreschi delle chiese di Saint-Jean a Poitiers e quelli di Saint-Savin-sur-Gartempe nella regione del Poitou, risalenti all’XI e XII secolo. I mosaici che decorano le chiese romaniche, ancor più degli affreschi, hanno un carattere marcatamente bizantino: in Italia, splendidi per ricchezza cromatica e per complessità del progetto iconografico sono quelli della basilica di San Marco a Venezia e delle cattedrali di Cefalù e Monreale, in Sicilia.
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