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Sebbene gran parte dell'Europa fosse in origine ricoperta da foreste, la vegetazione è stata estesamente modificata dagli insediamenti umani e dai diboscamenti per far posto alle attività agricole. Solamente sui monti situati più a nord e, parzialmente, nella Russia europea centrosettentrionale, il manto forestale è stato relativamente poco impoverito dalle attività umane. Una notevole opera di riforestazione è stata intrapresa a partire da epoche recenti, a cui si aggiunge oggi la ripresa del bosco sui terreni via via abbandonati dall'agricoltura. La più ampia area di vegetazione in Europa è una fascia forestale che attraversa la metà centrale del territorio, dall'Atlantico agli Urali. Vi predomina un bosco ricco di latifoglie (querce, olmi, aceri ecc.) inframmezzate da pini e abeti, che via via è sostituito, verso nord e verso est, da una foresta di conifere e betulle che assume le caratteristiche proprie della taiga, la foresta delle superfici continentali temperate fredde. Più a nord, lungo le regioni costiere artiche come nelle pendici più alte dei monti, succede la tundra, che consiste perlopiù di licheni, muschi, arbusti e fiori selvatici. Gran parte della grande pianura europea è ricoperta di praterie, aree di piante erbacee relativamente alte, mentre l'Ucraina è caratterizzata dalla steppa, superficie piatta e relativamente secca di erbe stentate. I territori bagnati dal Mediterraneo sono ricoperti da formazioni forestali, come la macchia, più o meno degradata dall'azione antropica, dove dominano i sempreverdi e le essenze aromatiche; il clima semitropicale, caldo e soleggiato, consente lo sviluppo di legnose che danno produzioni ricercate: oltre alla vite, l’olivo, gli agrumi, il fico, l’albicocco ecc.
Un tempo in Europa viveva in gran numero un'ampia varietà di animali, tra cui il cervo, l’alce, il bisonte, il cinghiale, il lupo e l’orso. Avendo però l'uomo occupato e trasformato l'ambiente naturale in gran parte dell’Europa, molte specie hanno finito con l'estinguersi o con il ridurre enormemente il loro numero (vedi Estinzione). Oggi è possibile trovare allo stato selvatico il cervo, l’alce, il lupo e l’orso in numero consistente solamente nella Scandinavia settentrionale, in Russia e nella penisola balcanica; altrove essi vivono soprattutto nelle riserve. La renna viene allevata dai lapponi dell'estremo Nord. Il camoscio e lo stambecco vivono ancora sulle più alte cime dei Pirenei e delle Alpi. Diffusi sono numerosi animali di piccole dimensioni, quali la donnola, il furetto, la lepre, il riccio, il lemming, la volpe e lo scoiattolo. Fra il grande numero di uccelli autoctoni europei si annoverano rapaci, come l’aquila e il falco, passeriformi in gran quantità, come il fringuello, l’usignolo e il passero, rapaci notturni come il gufo. Si ritiene che la cicogna porti fortuna alla casa su cui nidifica, in particolare nei Paesi Bassi, mentre il cigno, l’oca e l’anatra popolano fiumi e laghi. Il salmone è diffuso in Gran Bretagna, in Irlanda e in Germania; nelle acque marine litoranee si trova un'ampia varietà di pesci fra i quali, importanti sotto il profilo economico, il merluzzo, lo sgombro, l’aringa e il tonno. Lo storione, dal quale si ricava il caviale, popola le acque del Mar Nero e del Caspio.
L'Europa dispone di una notevole varietà di risorse minerarie. Grandi quantità di carbone si trovano in diverse località della Gran Bretagna; anche la Ruhr, in Germania, e l'Ucraina hanno estesi bacini carboniferi (Donbass), e importanti giacimenti di carbone sono situati in Polonia, Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia, Francia e Spagna. Le fonti principali di minerali di ferro sono le miniere di Kiruna nella Svezia settentrionale, della Lorena in Francia e dell'Ucraina. In alcune regioni europee si producono anche piccole quantità di petrolio e gas naturale, ma le due regioni petrolifere più importanti sono il Mare del Nord (i diritti di sfruttamento appartengono a Regno Unito, Olanda, Germania e Norvegia), e le ex repubbliche sovietiche, soprattutto la Russia. In Europa esistono anche molti altri giacimenti di minerali diversi: rame, piombo, stagno, bauxite, manganese, nichel, oro, argento, potassa, argilla, gesso, dolomite e salgemma.
L'uomo comparve in Europa già nel Paleolitico; ma sull'origine degli uomini che hanno portato al popolamento attuale non si sa molto, anche se si può supporre che i primi gruppi umani siano giunti da Oriente in ondate successive, sia dall'Asia Minore attraverso i Balcani sia dall'Asia centrale, percorrendo le praterie a nord del Mar Nero. Non sono mancate immigrazioni dall'Africa, attraverso Gibilterra e l'Italia. Importanti furono però soprattutto le ondate di popolazioni indoeuropee originarie delle pianure interne dell'Asia, da cui derivano i principali gruppi etnici dell'Europa, nei quali si sono inseriti più piccoli gruppi come quelli ugrofinnici (da cui discendono magiari e finlandesi). Numerosi reperti archeologici sembrano comunque confermare che l'Europa fosse abitata da una popolazione relativamente numerosa già a partire dal 4000 a.C., quando il Neolitico fioriva nella penisola balcanica e nella penisola italiana (nel contempo però le civiltà urbane in Egitto e in Medio Oriente erano già affermate). Barriere naturali quali foreste, monti e paludi contribuirono a mantenere divise le popolazioni in gruppi che rimasero a lungo quasi del tutto separati. Successivamente le migrazioni determinarono via via il mescolarsi delle diverse popolazioni.
La popolazione dell'Europa è composta da numerosi gruppi etnici. Le nazioni in cui è suddivisa sono in generale formate da un gruppo dominante che ha occupato un territorio nel quale ha imposto la sua cultura, come i tedeschi in Germania, i francesi in Francia ecc. Diversi paesi, in particolare nell'Europa sudorientale, presentano nutrite minoranze e in quasi ogni paese vivono gruppi più piccoli (ad esempio i baschi in Spagna e i lapponi in Scandinavia) che rappresentano i residui di antichi popolamenti. Da un punto di vista etnico-linguistico si possono riconoscere alcuni grandi raggruppamenti corrispondenti alle seguenti aree: quella germanica, quella neolatina e quella dei popoli slavi che si sono spinti verso ovest, affacciandosi al Mediterraneo. Esistono poi gruppi minoritari, inseritisi nel tessuto socio-economico europeo come gli ebrei, oppure nomadi, come i rom, spesso osteggiati, ma che non hanno mai perduto la loro identità. Occorre poi aggiungere l'apporto immigratorio più recente, rappresentato da un numero cospicuo di turchi, africani, arabi, asiatici ecc., attratti in Europa occidentale dalle occasioni di lavoro offerte dalla sua sviluppata economia, spesso solo come lavoratori temporanei. Il crollo del comunismo tra il 1989 e il 1991 portò allo smembramento dell'URSS in quindici repubbliche indipendenti, ognuna delle quali, anche a ovest degli Urali, riconosce una propria identità, anche se le sue popolazioni derivano da un unico ceppo slavo, come ad esempio in Russia i russi bianchi e gli ucraini. Nel 1991 i croati, gli sloveni e i macedoni, che costituivano la maggioranza della popolazione nelle rispettive repubbliche federate della ex Iugoslavia, optarono tutti per la separazione dalla federazione e divennero nazioni indipendenti. La Bosnia-Erzegovina, con un insieme etnicamente molto più complesso, fu invece teatro di un sanguinoso conflitto dopo la dichiarazione dell'indipendenza dalla Iugoslavia nel 1992.
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