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La distribuzione della popolazione in Europa non è mai stata stabile per lunghi periodi e ha subito mutamenti dovuti sia allo scarto fra tasso di natalità e tasso di mortalità, sia alle migrazioni. Negli anni Ottanta del Novecento l'Europa aveva la più elevata densità di popolazione rispetto a tutte le altre parti del mondo. La zona più popolosa era rappresentata da una fascia che iniziava dall'Inghilterra e proseguiva attraverso i Paesi Bassi, la Germania, la Cecoslovacchia, la Polonia per giungere infine alla parte europea dell'URSS. Anche l'Italia settentrionale presentava un'alta densità di popolazione. Gli sviluppi demografici hanno conosciuto in Europa andamenti diversi attraverso i secoli, a causa di fattori negativi (guerre, epidemie, carestie ecc.), o positivi (crescita dell'economia, periodi di pace ecc.). Una sensibile crescita della popolazione si ebbe, ad esempio, verso il Mille, quando iniziò un periodo di prosperità economica legata agli sviluppi dell'urbanesimo. Nel XIV secolo la peste provocò gravi decimazioni, ma già nel secolo successivo si ebbe una sensibile ripresa. Sul finire del XVIII secolo la popolazione europea, grazie al diffondersi dell'economia industriale, cominciò a crescere fortemente e l'Europa giunse a contare, nei primi decenni dell'Ottocento, oltre 150 milioni di abitanti. Essi raddoppiarono nel corso del secolo successivo, nonostante le grandi migrazioni che portarono nelle terre d'oltremare ben 55 milioni di persone. Nel corso del XX secolo si è passati dalla forte crescita dei primi cinquant'anni all'attuale rallentamento. Il tasso medio annuo di crescita demografica tra il 1980 e il 1987 fu solo dello 0,3%; nello stesso periodo la popolazione dell'Asia cresceva dell’1,8% annuo e quella dell'America settentrionale dello 0,9%. Nel 2005 il tasso di crescita è leggermente negativo: -0,01%. Notevoli diversità nel tasso di crescita si registrano tuttavia nei diversi paesi europei, dovute al modo di vita e al diverso grado di benessere. Ad esempio, nel 2007 l'Albania aveva un tasso annuo di crescita demografica dello 0,53%, il Regno Unito dello 0,28%, la Spagna dello 0,12% e l’Italia dello 0,01%. Il rallentato tasso di crescita demografica è dovuto soprattutto alla bassa natalità; gli europei godono infatti di una speranza media di vita alla nascita alquanto elevata: 74,7 anni (2005), contro i 68,6 anni dell'India e i 50,4 anni dei paesi africani. Le migrazioni, volontarie o meno, hanno rappresentato una costante nella vita europea. Nel XX secolo due movimenti migratori hanno avuto importanti effetti sulla distribuzione della popolazione in Europa: la migrazione da una nazione all'altra di persone in cerca di lavoro e quella dalle zone rurali alle aree urbane. Lavoratori italiani, iugoslavi, greci, spagnoli e portoghesi (insieme a quelli provenienti dalla Turchia, dall'Algeria e da altri paesi extraeuropei) si trasferirono – perlopiù temporaneamente – in Germania, Francia, Belgio, Svizzera, Regno Unito e in altri paesi in cerca di occupazione. Per lo stesso motivo molti europei si spostarono, all'interno dei confini nazionali, dalle campagne alle città. Dal 1950 al 1975 la popolazione dell'Europa occidentale è diventata urbana per il 70-80%; quella dell'Europa orientale e dell'Europa meridionale per il 60%. Nel 1998 il dato medio europeo era del 74%. La condizione urbana ha dominato attraverso i secoli la vita dell'Europa, ne ha permeato l'economia, l'arte, la cultura. La città è sempre stata il centro di elaborazione dell'intera civiltà europea, il perno della sua organizzazione territoriale. Gli sviluppi maggiori dell'urbanesimo si sono avuti con la rivoluzione industriale, quando la città fu presa d'assalto dalle popolazioni delle campagne, impoverite dalla pressione demografica. Alla sua crescita corrispose però un abbassamento delle qualità che avevano segnato artisticamente e culturalmente la città storica, benché molte città europee abbiano conservato spesso intatto il loro volto tradizionale (è il caso di Venezia, Firenze, Amsterdam, Bruges, Praga, Cordova, Siviglia ecc.). Nella maggior parte dei paesi europei la capitale nazionale è la città più estesa e maggiormente popolata, oltre che la più importante storicamente. Le capitali europee hanno un'enorme importanza sotto il profilo economico e culturale, e presentano un notevole interesse storico-artistico; tra le principali si ricordano Atene, Berlino, Budapest, Lisbona, Londra, Madrid, Mosca, Parigi, Praga, Roma, Stoccolma e Vienna. Gli sviluppi dell'urbanesimo sono stati imponenti soprattutto con l'imporsi della rivoluzione industriale nel XIX secolo. Il fenomeno ebbe le sue prime importanti manifestazioni in Gran Bretagna, poi anche in Germania, in Francia e, parzialmente, in Italia, sebbene l'organizzazione territoriale nei diversi stati abbia dato luogo a forme diverse di sviluppo urbano: così in Francia esso si concentrò su Parigi e le regioni settentrionali, in Germania nei distretti minerari e nella valle del Reno, in Italia nella pianura pedemontana alpina. Oggi in Europa si può riconoscere una megalopoli, un'unica grande direttrice di città legate da fitte relazioni, che si estende dall'Inghilterra meridionale ai Paesi Bassi, alla valle del Reno sino alla Pianura Padana, con 30-40 milioni di abitanti.
Gli europei parlano una grande varietà di lingue. I principali domini linguistici sono quello slavo, che comprende russo, ucraino, bielorusso, ceco, slovacco, bulgaro, polacco, macedone e serbocroato; quello germanico, che abbraccia inglese, tedesco, olandese, danese, norvegese, svedese e islandese; quello delle lingue romanze, che include italiano, francese, spagnolo, portoghese e romeno. Queste lingue hanno una comune origine indoeuropea. Fra le altre lingue indoeuropee si annoverano greco, albanese e celtico (nelle sue diverse parlate quali il gaelico, il gallese e il bretone). Oltre a coloro che parlano lingue di comune origine indoeuropea, in Europa vi sono gruppi che usano lingue ugrofinniche – finlandese, magiaro, lappone ed estone – e altri gruppi ancora che si esprimono in basco e in turco.
La maggioranza degli europei è di religione cristiana. Il cattolicesimo è la confessione che conta il maggior numero di fedeli, diffusi in Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda, Belgio, Germania meridionale e Polonia. Un altro gruppo numeroso è composto dai protestanti, concentrati nei paesi dell'Europa settentrionale e centrale: Gran Bretagna, Germania centro-settentrionale, Paesi Bassi e nazioni scandinave. Un terzo gruppo importante è costituito dai fedeli della Chiesa ortodossa, presenti soprattutto in Russia, Grecia, Bulgaria, Romania e nelle repubbliche ex Iugoslave, fatta eccezione per la cattolica Slovenia. Comunità ebraiche, inoltre, si trovano in quasi tutti i paesi europei (la più numerosa è in Russia), mentre il 70% degli albanesi e larghe frazioni degli altri stati balcanici (Macedonia e Bosnia-Erzegovina, soprattutto) sono musulmani.
L'Europa ha una millenaria tradizione di eccellenza in tutte le arti: letteratura, pittura, scultura, architettura, musica e danza. Tra il XIX e il XX secolo Parigi, Roma, Londra, Madrid e Mosca conquistarono una fama particolare quali centri culturali, ma anche molte altre città hanno patrocinato le attività di importanti musei, gruppi musicali e teatrali, e altre istituzioni culturali. Gran parte dei paesi europei ha fortemente sviluppato, nella seconda metà del Novecento, i mezzi di comunicazione di massa. In tutti gli stati sono in funzione eccellenti sistemi educativi e il tasso di alfabetizzazione nella maggioranza dei paesi è elevato. Antiche ed eccellenti università hanno sede in Europa, basti pensare a quelle di Bologna, Padova e Pavia, di Cambridge e Oxford, di Parigi, di Salamanca, Coimbra, Heidelberg, Gottinga, Lovanio, Uppsala e Mosca.
L'Europa ha detenuto a lungo il primato nel campo delle attività economiche. Sin dal Medioevo furono attivi i commerci a livello continentale e al successo economico dei ceti mercantili urbani si devono molte delle iniziative che imposero il capitalismo nell'Europa centrosettentrionale sin dal XVII-XVIII secolo. Allo sviluppo eccezionale dell'economia europea contribuirono i commerci con i paesi d'oltreoceano e poi la loro sottomissione coloniale, che assicurò la fonte di approvvigionamento delle materie prime e lo sbocco dei prodotti al sistema industriale metropolitano. Nel corso del secolo XIX, quale luogo di origine della rivoluzione industriale, l'Europa acquisì una superiorità tecnologica sul resto del mondo che ne fece l'incontrastata dominatrice sul piano produttivo e commerciale. La rivoluzione industriale, che aveva preso avvio in Inghilterra nel XVIII secolo, diffondendosi poi in tutto il mondo, rese possibile una grande trasformazione nei modi di produrre ricorrendo a macchine complesse e dando luogo a un prodigioso aumento della produzione agricola, nonché a nuove forme di organizzazione economica e a nuovi modi di vita. A partire dalla metà del secolo XX un grande impulso alla crescita è venuto dalla formazione di organizzazioni sovranazionali quali l'Unione Europea, l'Associazione europea di libero scambio (EFTA), e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
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