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Introduzione; Le origini; Aree geografiche e culturali; America settentrionale; Mesoamerica; America meridionale; La società indiana; Gli indiani d’America dopo l’arrivo degli europei
Indiani d’America Nome con il quale vengono comunemente definite le popolazioni indigene dell’America settentrionale, della Mesoamerica (Messico e America centrale) e dell’America meridionale. L’appellativo di “indiani” fu loro attribuito da Cristoforo Colombo, erroneamente convinto di essere approdato nelle Indie asiatiche, in una corrispondenza del 1493. Gli indiani d’America sono detti anche amerindi o amerindiani (abbreviazioni di American Indians), oppure nativi americani. È utilizzata anche la forma spagnola indios. Si calcola che prima della colonizzazione europea le popolazioni indigene del continente americano ammontassero a circa 90 milioni di individui, la gran parte dei quali abitava nel Messico e nella regione delle Ande. Tuttavia, non tutti gli studiosi concordano con questa stima, e alcuni ipotizzano cifre ben inferiori.
È ipotesi quasi unanime che gli indiani d’America discendano da popolazioni asiatiche giunte in Alaska dalla Siberia nordorientale nel periodo glaciale: gruppi piuttosto numerosi avrebbero attraversato lo stretto di Bering, allora coperto di ghiacci, in successive ondate migratorie. Alcuni studiosi fanno risalire le prime migrazioni a 30.000 anni fa, sulla base di studi comparati tra i diversi linguaggi e di analisi delle caratteristiche genetiche; prove più dirette, basate su ritrovamenti archeologici, si riferiscono tuttavia a epoche posteriori, in particolare al 22.000 a.C. per il Canada, al 21.000 a.C. per il Messico e al 18.000 a.C. per il Perù. Si ritiene che il Sud del continente americano sia stato raggiunto nel 10.000 a.C.
I primi abitanti del continente presentavano pertanto alcune caratteristiche fisiche comuni, che si differenziarono nel tempo a seconda delle diverse aree climatiche e delle abitudini alimentari. Spostandosi alla ricerca di cibo, queste popolazioni di pescatori e cacciatori nomadi diedero progressivamente vita a una pluralità di gruppi etnici, con culture, tradizioni, tecniche e lingue a volte anche molto diverse tra loro. Tuttavia, nell’ambito di definite aree geografiche, la civiltà indiana si sviluppò secondo sistemi economici, politici e culturali comuni.
I primi insediamenti umani nell’area comprendente l’Arizona, il New Mexico, il Colorado meridionale e il Messico settentrionale risalgono al 9500 a.C. Dapprima cacciatori del mammut e poi del bisonte, gli abitanti dell’area sudoccidentale impararono a cacciare il cervo e la piccola selvaggina, dedicandosi anche alla raccolta di piante selvatiche; per macinare i semi utilizzavano strumenti di pietra. Verso il 7000 a.C., con la fine delle grandi glaciazioni e l’instaurarsi di un clima più mite e asciutto, queste popolazioni iniziarono a praticare un’agricoltura arcaica. Intorno al 3000 a.C. cominciarono a coltivare il mais, già conosciuto in Messico. Verso il 300 a.C. alcune popolazioni messicane, dedite alla coltivazione del mais, di fagioli e cucurbitacee in terreni irrigati, emigrarono nell’Arizona meridionale: si trattava degli hohokam, gli antenati degli odierni pima e papago. Il commercio con gli hohokam ebbe nei secoli importanti effetti sulle popolazioni che vivevano più a nord: determinante fu probabilmente il loro ruolo nello sviluppo della civiltà anasazi (verso il 700 d.C.), da cui discendono gli attuali pueblo. Nel XV secolo d.C. arrivò nell’area un popolo di cacciatori nomadi provenienti da nord. Da questo popolo, che apprese l’agricoltura dai pueblo e l’allevamento di pecore e cavalli dagli spagnoli, discendono gli attuali navajo e molti gruppi apache. L’estremità occidentale della regione è abitata da gruppi etnici meno numerosi, fra cui gli havasupai, insediati a sud del Grand Canyon, e i mohave, stanziati lungo le sponde del fiume Colorado.
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