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Fujimori, Alberto

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Alberto FujimoriAlberto Fujimori

Fujimori, Alberto (Lima 1938), uomo politico peruviano, presidente del Perù (1990-2000). Figlio di immigrati giapponesi, dopo aver studiato ingegneria agraria negli Stati Uniti divenne docente presso la facoltà di agraria dell'Università di Lima e quindi rettore della stessa facoltà. Senza aver avuto alcuna precedente esperienza politica, si presentò alle elezioni presidenziali peruviane del 1990 per contrastare, su posizioni populiste, la candidatura del romanziere Mario Vargas Llosa, sostenuto dalle élite ricche del paese, imponendosi a sorpresa soprattutto grazie ai voti ottenuti dagli indios e dai meticci, oltre che dalle fasce più povere della popolazione. Forte del 60% dei suffragi ottenuti, avviò una politica di radicale ristrutturazione economica che gli valse il sostegno e gli aiuti del Fondo monetario internazionale, concentrandosi inoltre sulla repressione della guerriglia del movimento terroristico d’ispirazione maoista Sendero Luminoso.

Nell'aprile del 1992 con un colpo di stato incruento sciolse il Congresso, impose la censura sulla stampa e sospese parte delle garanzie costituzionali. Nel settembre successivo incrementò la sua popolarità grazie alla cattura del leader di Sendero Luminoso, Abimael Guzman Reynoso. Contando sulla maggioranza assoluta dei seggi del nuovo Congresso, eletto alla fine del 1992, impose una nuova Costituzione che rafforzava i poteri presidenziali, aprendosi la strada per la rielezione, avvenuta nell'aprile del 1995, con il triplo dei voti rispetto al suo avversario Javier Pérez de Cuellar, ex segretario generale delle Nazioni Unite.

Forte del controllo dell’intero Parlamento, del sostegno dell’esercito e di un abnorme apparato poliziesco (il Servizio di informazione nazionale) controllato dal suo braccio destro Vladimiro Montesinos, Fujimori accentuò i tratti autoritari del suo governo, sollevando molte proteste internazionali. Nel 1997, nell’intento di perpetuare il suo potere, Fujimori innescò un aspro conflitto con la Corte costituzionale, costringendola a una distorta interpretazione della Costituzione da lui stesso imposta nel 1992 sul rinnovo del mandato presidenziale.

Ripresentatosi con tutto il peso dell’apparato statale e poliziesco alle elezioni presidenziali del 2000, si dichiarò vincitore al termine di una prova elettorale irregolare, respinta dalle opposizioni e dalla comunità internazionale. Accusato di aver usato il suo potere per truccare le elezioni e per corrompere membri dell’opposizione, vide in poche settimane crollare il suo regime e riparò in Giappone, dove nel 2003 venne raggiunto da un mandato di cattura internazionale.

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