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Perù

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Perù: bandiera e  innoPerù: bandiera e  inno
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Storia

Le tracce di insediamenti umani in Perù risalgono a migliaia di anni or sono, ma di questi primitivi stanziamenti, testimoniati da poche rovine, si conosce assai poco. Intorno al 1250 a.C. gruppi di chavín, nazca, tiahuanaco e chimú migrarono dal nord verso la regione. Verso l’anno 1000 d.C. i chimú edificarono la città di Chanchán, i cui ruderi sono tuttora conservati.

Gli inca, stanziati inizialmente in una regione semiarida della sierra meridionale, tra il 1100 e il 1300 si spostarono verso nord, nella fertile valle di Cuzco, e da lì estesero il loro dominio alle regioni confinanti.

7.1

Il dominio spagnolo

Nel 1532 il soldato e avventuriero spagnolo Francisco Pizarro sbarcò in Perù e riuscì, con la forza delle armi, a sottomettere l’impero inca. Nel 1535 Pizarro fondò la capitale peruviana di Ciudad de los Reyes (“Città dei re”, l’odierna Lima), ma qualche anno dopo morì assassinato nel corso delle lotte per il potere che divisero i conquistatori.

Nel 1542, un editto imperiale spagnolo promulgò le cosiddette Leyes nuevas (“Leggi nuove”), destinate a porre fine alla trasmissione ereditaria dell’encomienda (il territorio concesso dalla Corona spagnola ai conquistadores o ai coloni); nello stesso anno la Spagna costituì il Vicereame del Perù, che comprendeva tutto il Sud America spagnolo e Panamá, a eccezione del Venezuela e del Brasile.

Nel 1544 il tentativo del viceré spagnolo di far rispettare le Leyes Nuevas provocò la rivolta degli encomenderos (vedi Encomienda), rivolta che fu sedata dalle forze spagnole nel 1548; ciononostante la nuova legislazione non riuscì mai a essere applicata. Nel 1569 giunse in Perù l’amministratore coloniale spagnolo, Francisco de Toledo; il sistema politico-amministrativo da lui imposto, che prevedeva la figura del cacique (un capo indigeno che aveva il compito di fare da tramite tra governo centrale e indios e di raccogliere i loro tributi), durò per quasi due secoli. Già nei primi decenni della conquista la popolazione degli indios fu falcidiata dalle violenze, dalle malattie portate dai colonizzatori e dalle condizioni di schiavitù alle quali fu costretta.

7.2

Le lotte per l’indipendenza

Nel 1780 José Gabriel Condorcanqui – che adottò il nome di un antenato, l’inca Túpac Amaru – alla testa di una forza composta da 60.000 indios, si ribellò alla dominazione spagnola; nonostante qualche successo iniziale, nel 1781 gli indios vennero definitivamente sconfitti e Condorcanqui fu giustiziato assieme ad altri compagni.

Una nuova rivolta degli indios fu soffocata nel sangue nel 1814, quando un forte movimento di indipendenza dalla Spagna si stava diffondendo in tutta l’America meridionale. Tuttavia, a questo movimento non presero parte le classi dirigenti peruviane, interessate più a riformare il sistema coloniale per conservare l’egemonia che ad affrancarsi dalla madrepatria. Quindi, in Perù, non fu un movimento nazionale a conquistare l’indipendenza, bensì gli eserciti dei libertadores. Furono infatti le forze di José de San Martín a sbarcare presso il porto di Pisco e a raggiungere Lima, ormai abbandonata dagli spagnoli, per proclamare l'indipendenza del Perù il 28 luglio 1821. La lotta contro la corona fu proseguita poi da Simón Bolívar che, nel 1824 con la battaglia di Junín e quella di Ayacucho, sconfisse definitivamente gli spagnoli.

7.3

Indipendenza e instabilità

I primi anni dell’indipendenza peruviana furono caratterizzati da un caotico susseguirsi di governi. A Bolívar, impegnato nella creazione della Grande Colombia, succedettero al potere i suoi ufficiali, tra i quali Andrés de Santa Cruz, che governò tra il 1826 e il 1827 in qualità di presidente del Consiglio dello stato peruviano, e Agustín Gamarra, che rimase al potere fino al 1833. Nel 1836 il generale Santa Cruz, diventato presidente della Bolivia, approfittò dell’incertezza politica peruviana per agevolare la salita al potere del suo alleato Luis José de Obergoso e concludere nel 1837 l’unione tra Bolivia e Perù nella cosiddetta Confederazione peruviano-boliviana, di cui si proclamò presidente. L’indipendenza del Perù venne ristabilita grazie all’intervento militare di Cile e Argentina nel 1839.

L’instabilità politica perdurò tuttavia fino al 1845, quando il potere fu assunto da Ramón Castilla, che si rivelò governante abile e avveduto; durante i due suoi mandati (1845-1851 e 1855-1862), oltre a promulgare una Costituzione liberale (1860) egli avviò alcune importanti riforme, abolì la tratta degli schiavi, avviò la costruzione delle prime ferrovie e lo sfruttamento dei ricchi depositi di guano.

Nel 1864 il guano fu al centro di uno scontro con la Spagna, che aveva occupato le isole Chincha che ne erano assai ricche. Lo scontro si risolse a favore del Perù nel 1866 grazie all’intervento della Bolivia, dell’Equador e del Cile. Lo sfruttamento dei giacimenti di guano, di cui si avvantaggiarono soprattutto le potenti oligarchie locali legate alle imprese britanniche, consentì nel contempo una prima modernizzazione del paese.

In seguito alla guerra del Pacifico (1879-1883), in cui venne duramente sconfitto dalle forze cilene e perse le ricche regioni meridionali, il paese si trovò a dover fronteggiare una gravissima crisi economica che favorì l’ascesa di una serie di regimi militari – appoggiati dall’oligarchia dominante – che si succedettero per circa 25 anni (nel periodo cosiddetto della “repubblica aristocratica”) stabilizzando tuttavia la vita economica e politica del paese.

7.4

La fondazione dell’APRA

Nel 1919 Augusto Leguía y Salcedo, che era già stato presidente dal 1908 al 1912, si insediò con l’appoggio dei militari alla guida del paese, instaurando una dittatura. Nel corso del suo secondo mandato Leguía firmò il trattato con il Cile per sanare la disputa su Tacna e Arica (1928), che affliggeva il paese dalla guerra del Pacifico e che assegnò Tacna al Perù e Arica al Cile. Mutò profondamente in quegli anni il quadro economico del paese, in cui diventò centrale lo sfruttamento del petrolio controllato dalle imprese statunitensi.

Nel 1924 alcuni intellettuali in esilio, tra cui Víctor Raúl Haya de la Torre, fondarono l’Alleanza popolare rivoluzionaria americana (APRA), un movimento nazionalista e populista. L’APRA – che chiedeva la nazionalizzazione delle risorse e una riforma agraria che favorisse la popolazione indigena – pur essendo stata bandita nel 1932 divenne uno dei movimenti politici più influenti del paese.

Nel corso degli anni Trenta il Perù fu soggetto all’alternarsi di dittature militari e colpi di stato fino a quando, nel 1939, divenne presidente il banchiere Manuel Prado y Ugarteche, che risolse la crisi di confine con l’Ecuador.

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