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Croce Antico simbolo presente in molte culture ma associato in modo particolare alla religione cristiana.
Sebbene gli elementi costitutivi della croce siano due semplici linee che si intersecano perpendicolarmente, esistono molte variazioni. La croce a tau (dalla lettera greca t), ad esempio, ha la forma di una T; la croce decussata o di sant'Andrea ha la foggia di una X; nella croce latina la parte inferiore del braccio verticale è più lunga di quella superiore e del braccio orizzontale; la croce greca possiede invece due bracci che si intersecano dividendosi esattamente a metà. La croce russa è dotata di due bracci orizzontali posti sull'elemento verticale sopra una piccola barra obliqua. La croce di Lorena presenta due bracci orizzontali di lunghezze diverse e la croce papale addirittura tre. La croce di Malta è composta da quattro triangoli isosceli perpendicolari con i vertici riuniti al centro. La croce ansata ha la forma di una croce a tau con un semicerchio sopra l'elemento orizzontale. Simile alla croce latina è la croce celtica, con l'aggiunta di un cerchio intorno all'intersezione. La svastica (detta anche croce uncinata) consiste infine di quattro bracci uguali con la parte terminale piegata ad angolo retto.
Il motivo della croce è molto frequente nelle culture antiche, presso le quali ebbe una funzione sia decorativa sia simbolica. Nel mondo egizio, ad esempio, la croce a tau rappresentava la vita o, combinata con il cerchio, l'eternità; la svastica era originariamente un simbolo solare di buon auspicio, che venne poi interpretato come emblema di rassegnazione dai buddhisti, come il segno dell'ultimo profeta dai giainisti, come raffigurazione della notte, della magia e della forza distruttiva della dea Kali dagli indù e, infine, fu impiegata come simbolo nazista durante la seconda guerra mondiale. Presso i popoli mediterranei e soprattutto presso i romani una croce di legno veniva usata come strumento di tortura e punizione per i criminali. Per i cristiani la croce divenne così il simbolo della crocifissione di Gesù ma anche della sua resurrezione e della promessa di vita eterna a tutti i fedeli. Tale croce prese il nome di 'monogrammatica' perché recava le due lettere greche c (chi) e r (rho), iniziali della parola ΧΡΙΣΤΟΣ (Christos), e divenne un elemento molto frequente nell'arte paleocristiana e bizantina.
Da sempre la croce riveste un ruolo importante nell'arte e nella liturgia cristiane. I fedeli tuttora si segnano con la croce per ricordare le sofferenze di Gesù e riceverne la benedizione. In epoca paleocristiana le croci divennero elementi tipici delle processioni e apparvero sugli altari delle chiese, sulle porte delle case e delle città, e lungo le strade. Il clero e i laici indossavano piccole croci come segno di devozione, simbolo di autorità ecclesiastica (croce pettorale), reliquiario, portafortuna o ornamento. Molte chiese medievali sono costruite su una pianta a croce greca o latina, simbolo del corpo di Cristo. Le croci rappresentate in epoca paleocristiana non mostravano il corpo di Gesù, sia per la questione dell'iconoclastia, sia perché la croce vuota simbolizzava la resurrezione, piuttosto che la morte di Cristo. Prima del VII secolo si diffuse la consuetudine di rappresentare l'intera figura di Cristo trionfante accanto al crocifisso. In seguito crebbe il numero delle raffigurazioni più realistiche, con Gesù morto oppure ferito e sofferente, inchiodato alla croce e incoronato di spine. In epoca medievale e rinascimentale il tema della crocifissione venne riproposto nelle grandi croci tridimensionali delle chiese o mediante pitture e sculture. Solo la liturgia protestante non luterana, ancora legata agli antichi principi, preferisce tuttora ricorrere alla croce vuota.
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